Questo non è un museo: è un flipper. «Il gioco di una pallina che rimbalza da un oggetto a un altro, la spinge verso un altro per 500 volte, fino a entrare in buca. Ogni visitatore gioca il suo personale gioco di attenzione». Siamo al Triennale Design Museum che presenta la terza interpretazione del design italiano e Alessandro Mendini, curatore di questedizione, ci fa girare come palline in un flipper, rimbalziamo ignari tra oggetti familiari come i Gormiti e la bottiglietta del Campari, tintinniamo stupiti per il corpetto di Madonna o gli strumenti musicali di Giacomo Balla, precipitiamo a picco nella scatola di Tommaso. È bello perdersi tra gli oggetti, vagare senza un evidente perché, trasportati dal flusso degli 800 oggetti di Mendini e dallallestimento discreto di Pierre Charpin. «Nella prima interpretazione abbiamo accostato lo sguardo barocco di Peter Greenaway con quello eclettico di Italo Rota», ci spiega Silvana Annicchiarico, direttrice del museo, «nella seconda interpretazione abbiamo fatto dialogare la classicità, il rigore, e la chiarezza razionalista di Antonio Citterio con la scientificità e la didatticità di Andrea Branzi. Ora mettiamo in cortocircuito il minimalismo poetico e concettuale di Charpin con il puntiglioso e sorprendente enciclopedismo di Mendini e con la sua passione per tutte le forme della cultura materiale».
«Quali cose siamo?» è il titolo di questa nuova mise en scène che, a differenza delle precedenti («Che cosa è il design italiano?» e «Serie Fuori Serie») ci riporta alla «quotidianità» del design, intesa come aggregazione spontanea e casuale degli oggetti che ci circondano. Tutto ha inizio nel momento in cui Mendini posa lo sguardo sulle cose che ha intorno: una lampada, della carta, un violino, un vaso, un calorifero, una statuina, e così via, oggetti utili e inutili, belli e brutti, intelligenti o banali, lussuosi e umili ma, come dice lui: «messi e visti e usati in parallelo, essi costituiscono il micro-sistema di una vita e se mi sposto di dieci metri cè un altro sistema ancora, e poi altri mille in tutte le direzioni. Sistemi miei e degli altri, di tutti noi». In un tempo di spettacolarizzazione forzata degli artefatti, il candore comunicativo di questi oggetti lascia trapelare unidea di cambiamento che arriva anonimo, in silenzio. Lo dimostra la possibilità di scegliersi dei percorsi individuali, come quello tra arte e design (con i lavori di Giorgio Morandi, Alberto Savinio, Felice Casorati e la bella reinterpretazione di Giampaolo Bertozzi e Stefano Dalmonte Casoni dellEclisse di Vico Magistretti e dellUniversale di Joe Colombo) o sul cibo (le Marille, pasta di Giorgetto Giugiaro per Barilla, il vino di Sandro Chia, i barattoli della Cirio, la polenta – vera – servita sul tagliere di Stefano Giovannoni). Nella fluidità dei sistemi mendiniani non poteva mancare un percorso dedicato ai bambini (E.T. lextraterrestre, i peluche della Trudy, bambole, modellini di treni, macchine e navi, ma anche un grande leone-robot progettato da Leonardo, gli originali strumenti musicali ideati da Giacomo Balla o ancora il divano Montanara di Gaetano Pesce) e un altro dedicato alla moda (gli abiti delle sorelle Caponi per Carla Fracci e Philippe Starck, quello di Totò disegnato dalla sartoria Caraceni, gli occhiali di Peggy Guggenheim, fino al prototipo di tonaca colorata di Franco Summa).
Alluscita lultima sorpresa: Babilonia, una serie di torri, a formare una città ideale, progettate dai designer del The New Italian Design, da progettisti cioè che solitamente lavorano nelle pieghe della piccola scala e che qui sono stati costretti da Annicchiarico e Mendini a confrontarsi con la dimensione dellabitare, della città e dellutopia. «Oggetti come fossero stelle cadenti», conclude poetico Mendini, «oggetti arrivati da vari luoghi e da situazioni una indipendente dallaltra, ma tutte motivate da un significato. Sono lì per un motivo. Tutti appoggiati accanto formano una visione, un museo, un possibile organigramma del design italiano, possono farci capire con quali cose siamo, e anche quali cose siamo».
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