Quando a metà Ottocento fu istituito a Londra il South Kensington Museum, progenitore del Victoria and Albert Museum e del Science Museum, la necessità di presentare
al pubblico le collezioni spinse a costruire una struttura temporanea in metallo che, per la forma e il materiale, fu ben presto soprannominata dai londinesi «caldaia» (boiler).
Nel xxi secolo non è inusuale che ledificio preceda la collezione, né stupisce che il segno architettonico sia obiettivo primario, come conferma il Design Museum a Holon, ormai prossimo allinaugurazione il 31 gennaio. Un museo per il quale, fino a poco tempo fa, erano scarse le indicazioni sul programma curatoriale, mentre unimportante certezza veniva dal progetto affidato a Ron Arad Associates. Nel 2004 lo studio inglese è stato invitato dalla municipalità di Holon (nel distretto di Tel Aviv) a ideare un «centro per linnovazione nel campo del design» e precisamente a progettare un edificio iconico che potesse essere rappresentato su un francobollo. Da questo punto di vista, la struttura esterna in fasce curvate di Cor-ten (dietro la cui realizzazione cè litaliana Marzorati Ronchetti legata ad Arad sin dallOpera di Tel Aviv) ha soddisfatto la richiesta, ed è già marchio dellistituzione. Lacciaio abbraccia il doppio volume che ospita le due gallerie principali, con uno spazio espositivo totale di 1.250 mq. Compatte nel livello inferiore, le fasce di Cor-ten si spingono verso linterno dando vita a una corte, quindi tornano in parte su se stesse e salgono attorno alledificio più alto, generando uno spettacolare antro daccesso.
Dunque, un design museum di design, come è stato per il Vitra Design Museum, con il progetto di Frank O. Gehry? Galit Gaon, direttrice creativa del museo israeliano, già impegnata in diversi progetti culturali in Israele, precisa: «Il Vitra Design Museum è nato come istituzione privata. Diversamente, il museo di Holon è promosso e sostenuto dalla municipalità, è pubblico». Il museo rientra infatti nella più ampia politica culturale della città di Holon, che negli ultimi quindici anni ha avviato varie iniziative con speciale attenzione ai bambini e ai giovani: per esempio con il museo dei bambini, il museo della caricatura e dei fumetti, un centro per larte digitale.
Perché dunque un museo del design? In Israele collezioni e gallerie di design sono già presenti presso i dipartimenti di Architettura e design del Museo dArte di Tel Aviv e dellIsrael Museum di Gerusalemme. Tuttavia, come spiega Gaon, se linteresse per il design è cresciuto, il riconoscimento pubblico e da parte delle aziende è ancora una sfida aperta: «Il passo che ancora dobbiamo compiere è stimolare le industrie del paese a usare i designer, a capire che il design è parte fondamentale del processo di ricerca e sviluppo, che non è solo una questione di cosmetica finale del prodotto. Questo è un compito molto serio che dobbiamo svolgere». Il museo dunque si propone quale centro di promozione, per offrire al pubblico chiavi di accesso diverse alla comprensione dellimportanza del design. «Nella nostra visione, questo sarà un museo di domande, e non di risposte. Ritengo che un museo debba essere un luogo in cui discutere, in cui ingaggiare battaglie intellettuali, in cui le persone possano riflettere e sentirsi coinvolte. Sarebbe sbagliato pensare al museo come allistituzione che semplicemente mira a dire questo è buono, questo è giusto. Non vogliamo che le persone entrino ed escano, pensando solo :oggi sono andato al museo», aggiunge Gaon.
Non potendo ancora contare su una collezione permanente (la cui costituzione, con pezzi israeliani e internazionali, richiederà almeno due anni), la prima grande mostra che aprirà nel 2010 è affidata a un team internazionale: Barbara Bloemink già head curator al Cooper Hewitt National Design Museum di New York; Eric Chen, direttore creativo di «100% Design Shanghai» e giornalista; Julie Lasky, già redattore capo di «I.D. Magazine»; Garth Walker, grafico e curatore. Sempre nelle parole di Gaon: «Abbiamo deciso di dare rilievo ai curatori come storytellers, coloro che raccolgono gli oggetti e li interpretano per raccontare qualcosa. Generalmente i curatori lavorano dietro le scene, e il visitatore vede il risultato del loro lavoro, gli oggetti esposti. Noi vorremmo portare le persone attraverso le storie, fare comprendere le ragioni per cui i curatori hanno scelto certi oggetti o li hanno disposti in un certo modo: perché ha messo la sedia vicino al tavolo? Che cosa significano insieme? Che cosa si vuole fare percepire al pubblico? Questo sarà lapproccio del nostro museo, lavorare con curatori che abbiano un progetto e qualcosa da dire, e non semplicemente esporre una galleria de il meglio di Philippe Starck. […] I curatori sono mediatori fra il pubblico e qualunque cosa accade nel museo».
Dallaltro lato, il museo intende avviare progetti che coinvolgano i designer stessi e altre istituzioni impegnate nella formazione e diffusione della cultura del design in Israele. Fra queste collaborazioni, per esempio, è già avviata quella con la School of Design dellHolon Institute of Technology: «Presso il dipartimento di Industrial design è appena iniziato un corso in cui gli studenti del secondo e terzo anno dovranno aiutarci a sviluppare una serie di programmi educativi per il museo. Crediamo che i designer dovrebbero essere coinvolti direttamente in ogni aspetto delle attività museali. In futuro, altri studenti potranno collaborare come assistenti curatori o in altre posizioni».
A distanza di ventanni dalla fondazione dei primi musei esclusivamente dedicati al design contemporaneo, a Londra e Weil am Rhein, è ancora difficile dire se il «museo di design» costituisca una tipologia a sé. Negli anni recenti, del resto, proclami per musei «nuovi» e «innovativi» non sono mancati, ma non hanno comportato necessariamente un ripensamento del trattamento museale del design: Italia docet.
Nel caso di Holon sembra che non manchi una riflessione museologica e museografica; tuttavia, solo i prossimi anni potranno offrire un metro per valutare le intenzioni e gli obiettivi.
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