Scandagli: percepire dal profondo le istanze di cambiamento delle nostre città

by • 30 maggio 2018 • Città e Territorio1235

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IN/Arch Piemonte promuove una serie di iniziative finalizzate a favorire nuove procedure per una trasformazione urbana di qualità a partire dal tessuto sociale, imprenditoriale e associativo locale

 

Con la tavola rotonda del 5 aprile scorso, svoltasi presso la sede di «Repubblica» di Torino, l’IN/Arch Piemonte ha iniziato un percorso attivo di partecipazione e discussione che, a partire dall’analisi di contesti urbani specifici, è finalizzato all’individuazione di pratiche innovative e condivise per la trasformazione urbana. L’obiettivo dichiarato è quello di fornire strumenti interpretativi e proposte di lavoro per la qualità della città e più in generale del territorio, sui temi dell’architettura, degli spazi pubblici, delle nuove funzioni urbane, seguendo l’assunto originario di IN/Arch declinato dal fondatore Bruno Zevi. La tesi di fondo è che la qualità urbana si può ottenere soprattutto con l’attivazione di procedure di qualità che prevedano il coinvolgimento attivo e reale dei portatori d’interesse, delle associazioni del territorio, dei semplici cittadini interessati, per giungere, in un secondo tempo, alla definizione del quadro di riferimento specifico in cui sperimentare nuove pratiche urbane.

Attivare nuovi processi urbani a partire dal basso

All’interno di questo paradigma la definizione degli attori del processo, la raccolta delle istanze espresse dal territorio, l’analisi delle conflittualità sottese sono la premessa fondamentale per la messa in pratica di nuove procedure di rigenerazione urbana. L’IN/Arch Piemonte, seguendo questo obiettivo, intende promuovere una serie di discussioni pubbliche mettendo a disposizione della città la sua capacità di analisi interdisciplinare nonché di individuazione e di costruzione di possibili nuovi (e virtuosi) processi di rigenerazione. L’intenzione esplicita è quella di attivare percorsi che non prevedano necessariamente l’impiego di grossi capitali iniziali, o il coinvolgimento dei grandi players (grandi operatori commerciali, fondazioni bancarie, grandi enti pubblici, grandi imprese) che, negli ultimi anni, hanno guidato la maggior parte dei processi di trasformazione urbana, con un coinvolgimento debole della città.

Si è trattato, in effetti, di grandi trasformazioni che, in molti casi, non sono state precedute da un’analisi seria e preventiva delle criticità sociali, economiche e urbanistiche di riferimento. Basti ricordare che la maggior parte di queste attività non hanno previsto un coinvolgimento reale degli attori, né il ricorso alla competizione intellettuale sul progetto, pur essendo operazioni, che, per la loro estensione e riverberazione sul territorio, erano di interesse collettivo. Si è trattato, in moltissimi casi, di procedure svolte al di fuori di una reale regia pubblica e secondo un modello di trasformazione che definisce le priorità a partire dai grandi interessi in gioco, stabiliti al di fuori delle contraddizioni espresse dal quadro urbano di riferimento.

L’intenzione è pertanto quella di ribaltare il paradigma e le procedure di attuazione partendo “dal basso”, ovvero da quelle attività economiche, sociali, culturali che già cercano di esprimersi al di fuori del palcoscenico delle grandi opere, sotto la superficie della “crisi di sistema” che caratterizza sempre di più la vita delle nostre città.

L’ipotesi sottesa è che vi siano forze endogene da raccogliere e rafforzare piuttosto che grandi forze esogene da attrarre. Queste riflessioni hanno suggerito il nome di questa nuova serie di attività: “Scandagli“. La metafora allude a ciò che dalle “profondità urbane” tenta di arrivare in superficie, di esprimere nuove identità urbane, di aprire nuovi scenari di trasformazione. Si tratta in definitiva di provare ad avviare, attraverso la ricognizione e l’ascolto del territorio, nuove procedure sperimentali capaci di dare forma a nuovi modelli di sviluppo diffusi, a partire dal tessuto sociale, imprenditoriale e associativo locale. L’intenzione è quella di innescare processi di trasformazione e rigenerazione urbana di dimensioni anche ridotte ma che messi insieme possono avere significative ricadute economiche, sociali, ambientali.

Sperimentare un nuovo modello di partecipazione per Torino

Per Torino, a partire dall’analisi di aree omogenee (per il carattere dei problemi e delle opportunità che esprimono), intendiamo sperimentare un nuovo modello attivo di partecipazione e discussione. Il presupposto da cui IN/Arch intende partire è che, in attesa della revisione del PRG, possano essere messe in atto da subito iniziative sperimentali di rigenerazione che prevedano il coinvolgimento di proprietà private e pubbliche in attesa di nuove funzioni urbane. I confronti che intendiamo avviare hanno l’obiettivo di andare oltre l’analisi e l’espressione di azioni normative per arrivare a individuare proposte, attori, correlazioni e processi che possano successivamente essere sviluppate attraverso una competizione intellettuale sul tema.

La prima “area omogenea” che sottoponiamo alla discussione è la parte del Quartiere Aurora collocata tra i corsi Principe Oddone, Vigevano e Giulio Cesare, e il Lungo Dora Napoli. Un’area che raccoglie differenti situazioni problematiche: piazza Baldissera, il sedime ferroviario dismesso della Ciriè/Lanzo, le Officine Grandi Motori (nella foto di copertina), l’ex Nebbiolo, l’Astanteria Martini, il vuoto urbano sulla Dora in prossimità del Ponte Mosca, ma anche tante proprietà pubbliche e private più minute oggi dismesse e in cerca di una nuova funzione. Un quartiere denso di attività artigianali e commerciali, ma che presenta anche preoccupanti fenomeni di emarginazione fisica e sociale.

 

Esperienze nazionali e internazionali

Esistono naturalmente già diverse esperienze interessanti avviate in altri contesti, le quali potranno offrire dei primi spunti di riflessione. Ad esempio l’esperienza milanese di “attivazione sociale urbana” messa in pratica con il “Festival delle Periferie” che, a partire da una realtà associativa indipendente, ha messo in atto un processo multiforme di “presa di coscienza” delle potenzialità di sviluppo delle piccole attività sociali, ludiche, culturali, artigianali, presenti in alcuni territori periferici. Una complessa attività di ricognizione e ascolto di realtà minori che attendevano di essere raccontate, sostenute, indirizzate, sviluppate. Altro esempio potrà essere offerto dalle tante città che (come Torino) si stanno dotando in questi anni di un regolamento specifico per la gestione e l’utilizzo dei beni comuni. Pioniere il Comune di Bologna nel 2014, seguito da altri capoluoghi come Alessandria, Bari, Bergamo, Brescia, Brindisi, Caserta, Firenze, Genova, Grosseto, L’Aquila, Livorno, Parma, Pavia, Pescara, Pistoia, Pordenone, Ravenna, Reggio Calabria, Siena, Sondrio, Terni, e più recentemente Milano. Nuove regole che potranno garantire la possibilità per l’Amministrazione di ricorre alla concessione d’uso dei beni pubblici da attribuire tramite bando per generare nuove attività culturali, per attivare nuove imprese sociali, per il piccolo artigianato, per attività ludiche, sportive, associative, ecc. Beni pubblici che, sottratti al processo di cartolarizzazione/valorizzazione/vendita, potranno essere utilizzati come leva locale di rigenerazione. Ulteriori spunti potranno derivare da altre esperienze di usi temporanei sperimentati in grandi contenitori privati che stentano a trovare una nuova funzione. In questo caso si tratta, da un lato di migliorare la convivenza del quartiere con grandi comparti industriali o di servizio dismessi, dall’altro di cercare nuove soluzioni d’uso al di là dell’ormai consunto ed inattuale modello d’intervento che prevede l’utilizzo sostanziale della leva economica della grande distribuzione commerciale corredata di insediamento residenziale di medio/bassa qualità. Occorre oggi  cercare nuove funzioni urbane, ma anche nuovi modelli di sviluppo che, a partire da una sostenibilità economica differente e più articolata, siano in grado di innescare processi di trasformazione e rigenerazione urbana legati al territorio di riferimento.

 

Il sistema Charrette

Attraverso dibattiti, incontri formativi, workshop, si potranno così individuare percorsi partecipati che prevedano il coinvolgimento di amministratori, circoscrizioni, tecnici del comune, esperti, facilitatori, realtà associative e imprenditoriali. Percorsi che siano in grado di superare gli schemi consolidati, ridiscutendo dalle fondamenta i presupposti, mettendo a disposizione tempo e energie. L’IN/Arch  può fornire supporto, mettere insieme competenze diverse, avviare incontri formativi, di studio e di laboratorio progettuale, per arrivare ad individuare più in dettaglio le fasi del processo. Una buona traccia per questo percorso è offerta dal sistema oggi consolidato della Charrette: una pratica di progettazione partecipata finalizzata a coinvolgere gli attori della città in un lavoro collaborativo. Una pratica di progetto molto flessibile ed adattabile ai diversi contesti amministrativi, già diffusa in America, Australia e altri paesi europei, elaborata per incrementare partecipazione, apprendimento e cittadinanza. Seguendo questo paradigma cittadini, architetti, tecnici del Comune, possono essere raccolti intorno a dei tavoli di lavoro dove la pratica di progettazione si propone di produrre molteplici e confrontabili idee di spazio e di città, assumendo anche le conoscenze dei cittadini come una risorsa indispensabile per cominciare ad immaginare un nuovo futuro.

 

Scandagli#1: 12 giugno, ore 17, centro congressi Torino incontra. Consulta il programma


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One Response to Scandagli: percepire dal profondo le istanze di cambiamento delle nostre città

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