Tutti meritano di vivere in un mondo ben progettato

by • 6 novembre 2017 • Professione e Formazione1731

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Report dal World Design Summit di Montreal

 

MONTREAL (CANADA). Si è svolto dal 16 al 25 ottobre il World Design Summit, il primo e più grande convegno internazionale di architetti, designer, urbanisti, paesaggisti e ONG, organizzato da International Federation of Landscpe Architects, International Council of Design e International Federation for Housing and Planning. Nella ricerca di un dialogo tra professionisti e accademici, il meeting intendeva dimostrare che la progettazione può migliorare il futuro della terra. Le tematiche principali degli incontri hanno riguardato sei diversi risvolti della progettazione: per il pianeta, per l’estetica, per la trasformazione, per il marketing, per la partecipazione e per le situazioni estreme.

L’aspetto inedito dell’evento ha riguardato la struttura del suo calendario, articolato in una prima settimana dedicata al congresso e nella seguente dedicata al summit vero e proprio, durante la quale un numero ristretto di partecipanti ha lavorato per redigere la dichiarazione che poi è stata firmata da alcune organizzazioni.

Per quanto riguarda il congresso, va sottolineata l’ampiezza delle proposte selezionate (500), oltre a 30 relatori principali invitati. Primo fra tutti, il vincitore del premio Pritzker Alejandro Aravena (nella foto di copertina), che ha parlato di progettazione partecipata, ovvero di come, nel dialogo con le persone, sia fondamentale “cercare le domande giuste e non le risposte”. Fra gli architetti locali presenti, da citare Moshe Safdie, progettista di Habitat67, il primo complesso di social housing di Montreal, e Phyllis Lambert, icona della cultura architettonica nordamericana, nota filantropa e fondatrice del Centre Canadien d’Architecture. Nel campo della pianificazione urbana è intervenuto il danese Jan Gehl, che ha concentrato la sua carriera sul miglioramento della qualità della vita nelle città, orientando il design verso pedoni e ciclisti. Nel campo del design industriale, invece, Pierre Yves Panis, designer principale di Philips Light, che ha così concluso la sua presentazione: «Non chiedere ad un progettista di progettare un ponte, chiedigli invece di mostrarti il modo migliore di attraversare un fiume».

Le principali considerazioni emerse invece durante la settimana del summit riguardano la riaffermazione del ruolo della progettazione come strumento di innovazione, sviluppo, e prosperità; nonché la sua vocazione di tutela del patrimonio e al cambiamento degli spazi pubblici e privati, al fine di garantire migliori qualità di vita. Nella dichiarazione finale del summit si legge infatti «All people deserve to live in a well-designed world». Durante il summit sono state tracciate le linee guida per una progettazione più responsabile. Fra queste: la necessità di una comunicazione più efficace; lo sviluppo di politiche progettuali a livello locale e internazionale volte a migliorare la vita delle diverse comunità; la collaborazione interdisciplinare e l’organizzazione di future edizioni di World Design Summit che non siano fine a se stesse ma che possano collaborare con altre iniziative dagli obiettivi condivisi; la redazione di un’agenda mondiale come invito ad unirsi alla causa comune della progettazione quale strumento fondamentale per dare forma al futuro della terra.


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