Radiografia del contemporaneo

by • 1 Gennaio 2019 • Senza categoria3588

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Prosegue con la seconda monografia dedicata agli stabilimenti Pratic, progetto di Geza Architettura, l’indagine curata da Cristina Donati che intende aprire un dibattito sulla cultura e sulla teoria del progetto contemporaneo attraverso l’analisi della trasfromazione dell’architettura italiana dal Novecento al Millennio

 

Questo “salto epocale” è ben descritto da Christian de Portamparc in una sua ipotetica lettera a Le Corbusier, simbolico padre dell’architettura del XX secolo, di cui si riporta un breve estratto:

«Caro Corbu, Caro Charles Edouard, Secondo te, l’architettura si era smarrita, oppressa dall’autorità del passato, snobbata dal suo stesso tempo e destinata ad annientarsi dietro ornamenti che impedivano l’emergere della Tecnica. Improvvisamente, volevi cambiare il percorso della storia, che guardavi con occhi nuovi. L’estetica era sempre stata un’addizione di elementi. La tua grande intuizione fu dimostrare l’inutilità delle decorazioni, dei simboli, dei miti e delle istituzioni… Quell’epoca non ci appartiene più ma nel tuo messaggio si identificò un intero secolo» (da “Progettare”, n. 3/2015).

L’architettura contemporanea non ha origine da un movimento; non è quindi uno Stile totalitario ma una fenomenologia di tendenze plurali che connotano un’epoca che Gillo Dorfles, in un’intervista del 2016, così ebbe a definire: «La nostra epoca non è l’epoca di un gusto, ma quella dei moltissimi gusti. Non è mai stato così, se ci si pensa. Il barocco ad esempio, una volta accettato, è diventato il gusto del Seicento. E ogni età ha avuto il suo gusto… Mentre oggi sono le opere che affermano il gusto, non è più il gusto che presiede alle opere».

Così, la contemporaneità parla molteplici linguaggi che sostanziano quel Pluralismo che molti già criticamente associano alla cultura del Neoliberismo che caratterizza la nostra generazione. Una teoria che è ben descritta nella recente pubblicazione di Douglas Spencer, “The Architetcure of Neoliberism” (Bloomsbury, Londra, 2016).

Diventa quindi oggi indispensabile ascoltare dai progettisti stessi il racconto di una nuova cultura del progetto e analizzarla alla luce di quelli che si configurano come i nuovi criteri etici dello “spirito del nostro tempo”.

Alle regole compositive dell’establishment del secolo precedente, si sostituiscono oggi nuovi principi etici su cui fondare l’architettura e la città del futuro. Principi che comprendono: la continuità della storia, la coscienza sostenibile del costruito, la centralità della persona, l’integrazione multidisciplinare del design, dell’arte, dell’ingegneria e dell’urbanistica.

L’innovazione tecnologica e disciplinare è aperta a un pluralismo di linguaggi che rende unico ogni percorso progettuale di cui si parla nelle interviste e che si analizza nei casi studio delle migliori architetture costruite in Italia negli ultimi dieci anni.

 

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