Lageard Architettura: per una nuova integrazione tra industria e paesaggio

by • 1 Dicembre 2019 • Interviste4866

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Un dialogo con Michela Lageard su vincoli e territori, nuovo e rispetto per l’esistente. Con il suo studio è progettista del nuovo impianto per la produzione di biometano che Asja Ambiente Italia ha completato a Foligno (Perugia),  L’intervento è al centro della terza monografia della collana “Radiografia del contemporaneo”

 

scarica la monografia

 

Quale è stata la maggiore difficoltà del progetto?

Sicuramente la scala degli edifici e il contesto rurale. La preoccupazione di inserire un impianto invasivo in un paesaggio ancora abbastanza preservato. I vincoli di processo che imponevano scelte necessarie ma talvolta difficili da conciliare con una composizione architettonica equilibrata. Lo scetticismo degli abitanti per la tipologia di impianto.

 

L’integrazione dei manufatti industriali con il paesaggio sono un tema e un ambito progettuale relativamente nuovo in Italia. Quali sono stati secondo Lei i motivi che hanno ritardato la consapevolezza dell’importanza di questo settore?

Tendenzialmente un problema normativo e di pianificazione urbanistica che ha agonizzato i luoghi della produzione in aree con pochi vincoli progettuali e compositivi. Ci sono numerosi esempi in molte regioni italiane, prima fra tutte il Piemonte e nello specifico le Langhe, dove sono stati preservati i paesaggi collinari mentre i fondovalle sono stati utilizzati per insediare le industrie senza nessuna attenzione ad estendere l’idea di bene paesaggistico a tutto il territorio.

 

Quali considerazioni hanno guidato le scelte architettoniche che hanno cambiato l’identità dei fabbricati di Foligno Biometano?

Il progetto iniziale era stato sviluppato in un’ottica esclusivamente funzionale, attraverso una progettazione ingegneristica e tecnologica dell’impianto. Asja ha fatto un importante cambio di rotta intuendo che il progetto dell’impianto non doveva solo essere di altissimo livello nella prestazione ma che questa sua qualità intrinseca doveva anche essere rappresentata da una qualità estetica. Pertanto il mandato ricevuto in fase di revisione del progetto è stato esplicitamente quello di ottenere un impianto“bello”. La prima azione è stata quella di rivedere il materiale di involucro dei capannoni, per cui è stata scelta la finitura in graniglia mogano in modo da ottenere un insediamento molto meno impattante nel paesaggio. Grande attenzione è stata anche posta nella scelta degli elementi di arredo urbano come l’illuminazione esterna e la mitigazione arborea.

 

Come giudica la qualità dell’architettura contemporanea in Italia rispetto al contesto europeo?

Purtroppo mi sembra che l’attenzione e il riconoscimento dell’architettura contemporanea in Italia sia un tema ancora poco sentito dai non addetti al lavori. Per impostazione culturale i cittadini riconoscono il valore delle bellezze architettoniche del passato ma non hanno nessuna preparazione culturale per riconoscere la qualità dei progetti contemporanei. In più in Italia la qualità delle opere pubbliche è notevolmente inferiore a quanto realizzato negli altri paesi europei, per mancanza di budget adeguati e spesso anche di visione.

 

Può dirci qualcosa dei lavori che occupano lo studio in questo momento?

Il cuore dell’attività dello studio è la progettazione di edifici sia pubblici che privati, spaziando dal restauro alle nuove costruzioni, sia di tipo pubblico che privato. In questo momento lo studio sta anche sviluppando a livello esecutivo un altro impianto di Asja per la produzione di biometano nel comune di Legnano. Lo studio si occupa anche di interior, design, grafica e comunicazione.

 

Leggi l’intervista in lingua inglese

 

 

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