Zuidpark, Anversa, Georges Descombes (©Isabelle Pateer)
Il tradizionale Premio del CCCB di Barcellona restituisce principalmente la dimensione ecologica dei progetti, al di là della scala. Una rivisitazione critica con le parole di Eva Prats, Georges Descombes (vincitore con lo Zuidpark di Anversa) e Maria Buhigas
BARCELLONA. C’è mancato poco. Il Parco della Pace di Vicenza (di EMF – Estudi Martí Franch, PAN Associati, ITS Ingegneria e Studio Franco Zagari) ha mancato il premio per un soffio, ma il progetto italiano si posiziona comunque tra i 4 finalisti del Premio Europeo dello Spazio Urbano 2026, che si è tenuto a Barcellona il 15 ottobre 2026 presso il Centro di Cultura Contemporanea (CCCB), ente promotore.
Come nella precedente edizione, un progetto italiano entra nella rosa dei finalisti (nel 2024 fu il Parco marittimo di Rimini di EMBT), ma ad aggiudicarsi il riconoscimento è lo Zuidpark di Anversa (Belgio), di Tractebel, Georges Descombes e Atelier ADR. Mentre la menzione speciale è per i Bagni della rotonda a Logroño di Leopold Banchini. L’altro finalista è la Plaça de les Glories di Barcellona di AgenceTER, Ana Coello Paisatge i Arquitectura, e Meta Engineering – Quadrante.
Record di partecipazioni per i 26 anni del Premio biennale: 381 proposte provenienti da 38 paesi europei (128 in più rispetto alla scorsa edizione) dove il primato per numero di proposte appartiene ancora alla Spagna, che guida il ranking con ben 82 progetti presentati, di cui 2 arrivati in finale. Subito dietro l’Italia, con 25 progetti, seguita dal Belgio (23), il Portogallo e la Germania (21) e l’Olanda (20). Seguono i progetti francesi (19), polacchi (15), svizzeri (13), croati (12) e sloveni (10). Tutti realizzati tra il 2021 e il 2025.
La giuria di questa edizione, presieduta da Eva Prats, era composta da Angelika Fitz, Monica Konrad, Ines Lobo, Bas Smet e Philip Ursprung. Con un approccio su scale diverse, i finalisti hanno in comune la gestione del cambiamento climatico e una risposta concreta alla crisi che investe le città nei mesi più caldi dell’anno: “Dare valore ai progetti che incorporano questo sforzo è fondamentale – ha commentato Eva Prats – non si tratta solo di uno spazio pubblico, ma di un’infrastruttura contro il cambio climatico“.
Il Premio si conferma un barometro delle preoccupazioni del continente, che passa dal design urbano di prossimità e dalla piazza sociale della scorsa edizione, alla città vista come ecosistema e campo di battaglia contro l’emergenza climatica. Si allarga la scala e si introduce l’ingegneria e il sotterramento di infrastrutture, mentre la natura come ornamento lascia il posto alla natura intesa come must: “Fino a poco tempo fa le città seguivano le loro regole, ma ora la natura è diventata ostile e ci impone di seguire le sue di regole”, ha dichiarato Eva Prats nel discorso di chiusura.
Lo Zuidpark di Anversa
Il parco, realizzato su una vasta spianata asfaltata destinata a parcheggio dal 1960, ma che anteriormente era occupata da bacini commerciali, si propone come polmone verde cittadino, con una grande varietà di scale e dettagli, e con un’attenzione speciale all’inclusività e alla gestione dell’acqua.
Il disegno sfrutta la forma dei vecchi bacini per organizzare il parco in diverse zone: un parterre verde centrale e ali laterali che ospitano un giardino acquatico, angoli defilati, campi sportivi e tre piazze che collegano il parco con il tessuto urbano. Per risolvere i problemi di drenaggio dovuti ad eventuali fenomeni metereologici estremi, è stata rimossa la pavimentazione impermeabile, sono stati piantati alberi e vegetazione diversa, ed è stato creato un sistema complesso che raccoglie, immagazzina nel sottosuolo, filtra e gestisce l’acqua piovana dell’intero quartiere.
La giuria ha definito il progetto “ambizioso e generoso, che combina l’uso sapiente di infrastrutture tecnologiche e di interventi accurati, creando una matrice resiliente che promuove un uso spontaneo quotidiano del parco, senza accorpare troppe funzioni e senza perdere il valore dello spazio. Un’infrastruttura climatica che testimonia il potenziale della collaborazione tra diverse aree della pubblica amministrazione».
Nel ricevere il premio, Georges Descombes ha commentato: “Abbiamo osato. Non è possibile progettare senza assumere dei rischi, ma è difficile restare radicali in un processo che dura 10 anni; il paesaggismo sta vivendo un momento molto difficile: da un lato gli eccessi del processo partecipativo che ci sommerge di richieste, dall’altro gli enti. Se tornassi indietro – ha concluso in tono provocatorio – disegnerei un prato centrale con due foreste ai lati!».
Bagni nella rotonda
I grandi interventi di riconversione di Anversa, Barcellona e Vicenza, realizzati grazie a cospicue iniezioni di denaro pubblico e lunghe e complesse gestioni politiche, contrastano con la menzione speciale per Baños en la Rotonda, che spicca per la dimensione contenuta e il carattere in controtendenza. Un’installazione temporanea di soli 205 metri quadrati, che trasforma la fontana di una rotonda stradale praticamente inaccessibile, in bagni pubblici e rifugio climatico per la breve durata del Festival Internazionale di Architettura e Design Concentrico.
Un progetto che, secondo gli autori, “parla del corpo, della cura di sé e degli altri, e recupera l’acqua come elemento pubblico e condiviso in un momento in cui i bagni collettivi stanno scomparendo o vengono privatizzati”. Un intervento che propone una riflessione sul potenziale degli spazi urbani e che dimostra che è possibile trasformare temporaneamente l’uso di un’infrastruttura pubblica mediante un sistema leggero, smontabile ed economico (oltre che riciclabile).
Per la giuria, “l’allestimento dimostra la forza dell’architettura effimera per sovvertire lo spazio del traffico automobilistico durante le ondate di calore estivo”. Sul valore dell’urbanismo tattico Eva Prats ha commentato: “Si riconosce il valore di azioni minute o frugali, che dimostrano come sia possibile cambiare la percezione dello spazio urbano con intelligenza e budget ridotti“. E che possiedono un grande impatto pedagogico e sociale.
L’etica prima della bellezza
Intervistata da Il Giornale dell’Architettura sul significato del riconoscimento europeo, Eva Prats ha risposto: “Negli anni ‘80 a Barcellona l’attenzione sullo spazio pubblico nacque per dare identità democratica e togliere spazio all’auto. Oggi, quarant’anni dopo, il premio funge da osservatorio e archivio di riferimento europeo per insegnare alle città a condividere soluzioni e a trasformarsi di fronte alle emergenze del XXI secolo“.
Rispetto alla selezione dei progetti in gara ha commentato: “La giuria ha dovuto scartare molte proposte esteticamente gradevoli ma puramente commerciali o inserite in contesti rurali isolati privi di vera urbanità“. Il caso del progetto portoghese Il Corridio verde del Leça a Matosinhos, di Laura Roldão LR, ritirato dalla rosa di finalisti a pochi giorni dalla premiazione è diverso, ma riflette comunque il rigore della metodologia nella selezione: alla giuria sono giunte prove in extremis dell’alto livello di contaminazione del fiume Leça e ha deciso che non c’erano le condizioni per la presenza del progetto in finale.
“Non basta un bel disegno paesaggistico se alla base non si affrontano i problemi strutturali primari” ha commentato Prats, che ci restituisce una radiografia dello stato dell’arte dello spazio pubblico europeo: “Le candidature pervenute dimostrano che non si progettano più solamente semplici piazze o isole pedonali, ma infrastrutture complesse di adattamento climatico (gestione delle piogge, cicli dell’acqua, contrasto alle isole di calore) che richiedono processi lunghi e un forte coordinamento tecnico e amministrativo». Insistendo sul ruolo imprescindibile della pubblica amministrazione: “A differenza di altri premi, questo riconoscimento valorizza il ruolo dei Comuni e delle aziende pubbliche (gestione delle acque, elettricità, trasporti). Senza una volontà politica chiara e una spesa pubblica coordinata, interventi come quello di Anversa sarebbero impossibili“.
Uno scenario decisamente politico
Come sempre incisiva e diretta, l’architetta responsabile del Comune di Barcellona Maria Buhigas, nel discorso di chiusura del Premio, ha voluto sottolineare ancora una volta la necessità di azioni concrete da parte delle amministrazioni pubbliche: “Considero importante approfittare di ogni occasione per rivendicare lo spazio pubblico in quanto spazio politico e insieme architettonico. Forse qui a Barcellona lo diamo per scontato, ma in molti Paesi del mondo, è semplicemente uno spazio di risulta tra gli edifici“.
Rivolgendo lo sguardo sulle 13 edizioni del Premio, Buhigas individua tre concetti principali legati allo spazio pubblico: adattamento, priorità e identità. “L’adattamento deve basarsi sulla semplicità, che non significa banalizzazione. Gesti minimi ma decisivi per una trasformazione rapida delle città. Ed è qui che entra in gioco la parola che mi accompagna ogni giorno: rischio. Non si può fare questo lavoro se non si è disposti a correre dei rischi“.
Maria Buhigas prosegue: “Gli spazi non sono statici, vanno riadattati secondo le priorità, che cambiano, sono dinamiche. Queste priorità si basano sul riconoscimento della storia senza nostalgia; bisogna essere capaci di rispondere in modo adeguato alle condizioni esterne come il cambiamento climatico, ma anche a quelle interne. Gli spazi pubblici non possono convertirsi in un elenco di necessità, ma devono configurarsi come un sistema aperto, un luogo in cui ogni possibilità trova spazio”.
E per ultimo, l’identità: “Come per la democrazia, anche lo spazio pubblico non è scontato: se non lo rivendichiamo e non ce ne prendiamo cura, finiremo per perderlo. Le città, per definizione, sono spazi di diversità; si sviluppano e si arricchiscono grazie all’apporto di chi viene da fuori. Non lasciamoci sottrarre il valore della diversità. Facciamo in modo che lo spazio pubblico diventi il luogo in cui la diversità genera un’identità condivisa“. Un appello dal sapore fortemente politico, in vista delle elezioni generali del 26 novembre, dove Barcellona potrebbe perdere l’alleanza normativa e finanziaria dello Stato su molte delle sue battaglie e politiche urbane.




























