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Jacopo GresleriScritto da: Città e Territorio Professione e Formazione

UIA, dove vai?

UIA, dove vai?
Riflessioni a margine del 29° Congresso dell’International Union of Architects. In ribasso l’esibizione e il formalismo, le mode temporanee e la visibilità digitale, si impone una dimensione etica più vicina alle comunità. Il bilancio del delegato italiano Jacopo Gresleri

 

BARCELLONA (Spagna). Nello scenario di una temperatura africana che riflette una delle urgenze più stringenti del nostro tempo, si è tenuto il 29° Congresso Mondiale dell’UIA (l’International Union of Architects). L’evento ha trovato ospitalità nella città catalana, designata dall’UNESCO quale Capitale Mondiale dell’Architettura 2026.

“Becoming. Architectures for a Planet in Transition” è la tesi programmatica che ha sintetizzato il tema portante di questa edizione, capace di richiamare circa 10.000 professionisti da ogni quadrante geografico. Un’ampia comunità di delegati e progettisti si è data appuntamento quotidianamente presso il Centro Congressi CCIB, progettato da Josep Lluís Mateo, delineando un momento di cruciale confronto sul futuro della disciplina.

L’analisi dell’evento solleva tuttavia questioni complesse circa l’identità e gli obiettivi strategici dell’architettura contemporanea. Da un lato emerge il chiaro intento di definire nuove linee guida operative, valori etici e indirizzi culturali per una professione costantemente tesa tra le dinamiche competitive del mercato globale e le istanze dell’impegno sociale, tra la legittima aspirazione alla visibilità e il dovere della responsabilità collettiva. Dall’altro, non si può ignorare come un Congresso di tale portata si configuri anche come una formidabile piattaforma di promozione e comunicazione scientifica, un palcoscenico di rilievo internazionale su cui si avvicendano le figure di maggiore richiamo della scena contemporanea, selezionate da un comitato scientifico chiamato a dare veste teorica e formale ai temi in discussione.

 

Una logistica complessa per un evento a più livelli

Sotto il profilo logistico, le attività si sono articolate tra il CCIB e il Design Hub (D-Hub) di MBM Arquitectes. Sebbene la frammentazione tra le sedi abbia reso complessa la partecipazione sincrona all’intero palinsesto, la finalità è apparsa evidente.

Il D-Hub ha ospitato prevalentemente i tavoli istituzionali delle organizzazioni partner (tra cui ACE/CAE, C40, RIBA), configurandosi come la sede deputata all’elaborazione della visione politica dell’Unione Internazionale e alla definizione delle ricadute locali degli orientamenti professionali. Al contempo, le sale del Centro Congressi dedicate alle keynote lecture dei progettisti di chiara fama – tra cui spiccano i contributi di Jan Gehl, H Arquitectes, Beatriz Colomina, Anne Lacaton e Marta Peris – hanno registrato costantemente il tutto esaurito. Questo fenomeno attesta la persistente centralità del dibattito sui protagonisti del progetto, un passaggio che sembra ancora irrinunciabile per il consolidamento e riconoscimento dell’autorevolezza della comunità professionale.

In parallelo a questi eventi di grande richiamo, i tavoli tecnici e i Gruppi di Lavoro specialistici hanno visto professionisti, ricercatori, rappresentanti di istituzioni locali e attivisti confrontarsi su temi cardine quali il diritto all’abitare, la gestione dei disastri naturali, la riqualificazione degli insediamenti spontanei e l’accessibilità universale. Sebbene tali sessioni abbiano registrato un’affluenza più contenuta, esse rappresentano la vera essenza operativa dell’UIA, l’alveo da cui scaturiscono i documenti di indirizzo e le linee guida destinate a influenzare le politiche pubbliche globali.

 

Verso Pechino 29, il nodo della distribuzione delle competenze

Mentre la comunità studentesca e i giovani professionisti hanno seguito con vivo interesse i panel dedicati alle nuove metodologie di progettazione socio-ambientale, i canali diplomatici dell’Unione hanno operato intensamente per definire gli assetti futuri dell’organizzazione. A margine delle sessioni pubbliche, le delegazioni dei Consigli Nazionali hanno avviato i necessari confronti in vista del rinnovo delle cariche dell’Assemblea Generale.

Il consolidamento delle relazioni e delle intese programmatiche attiene alla governance stessa dell’UIA: dalla Presidenza alla Segreteria Generale, fino alle vicepresidenze delle sue 5 macro-Regioni e alle direzioni dei gruppi operativi. Si tratta di ruoli apicali strategici, chiamati non solo a coordinare il percorso verso il prossimo Congresso Mondiale di Pechino 2029, ma soprattutto a guidare l’Unione in un triennio che si preannuncia complesso, segnato dalle mutazioni dei mercati, dalle tensioni geopolitiche internazionali e dalla necessità di rispondere con efficacia ai mutamenti climatici in atto.

Il tema della transizione ha pervaso la maggior parte dei dibattiti, interpretando il concetto di “becoming” secondo diverse accezioni. Nonostante le difficoltà oggettive derivanti dalla contemporaneità di numerosi panel, il simposio ha evidenziato un patrimonio straordinario di competenze. Il coinvolgimento di 250 relatori e l’estensione del confronto all’interno del Forum aperto presso le Tres Xemeneies di Sant Adrià de Besòs hanno dimostrato la capacità dell’architettura di aprirsi alla cittadinanza, valorizzando al contempo importanti episodi di archeologia industriale.

Di fronte a questa ingente produzione teorica, è lecito interrogarsi su quale sia la reale capacità di penetrazione di queste riflessioni all’interno dei contesti operativi, profondamente diversificati, delle 5 Regioni UIA. Come efficacemente osservato nella Newsletter 515 de Il Giornale dell’Architettura, si assiste oggi a un fenomeno in cui “l’orgogliosa autonomia della disciplina viene diluita con massicce dosi di (dichiarata) interdisciplinarietà. Sembra che l’architettura non possa esistere se non integrata con pillole di sociologia, ibridata con una spruzzata di ecologia, dopata con punture di economia sociale“.

 

Spirito di servizio per un ritorno alla vocazione della professione

Da Barcellona sono fondamentalmente emerse tre macro-aree di intervento: l’evoluzione della professione, l’urgenza climatica e la qualità delle relazioni tra tutti gli attori della filiera (committenti, utenti, progettisti, costruttori e stakeholder).

L’UIA ha dimostrato in questa sede la capacità di interpretare la contemporaneità, riaffermando il proprio ruolo di interlocutore autorevole nei tavoli decisionali in cui si pianificano le trasformazioni territoriali. Ciò è stato possibile superando una visione puramente accademica della disciplina e orientando l’attenzione verso le necessità reali delle comunità urbane.

Il modello del professionista focalizzato esclusivamente sull’esibizione del formalismo estetico appare ormai superato da un nuovo profilo etico e tecnico, maggiormente orientato alla competenza e allo spirito di servizio.

L’architettura dei prossimi anni sembra chiamata a distaccarsi dalle logiche delle mode temporanee e della visibilità digitale, per concentrarsi sulla risoluzione delle grandi problematiche legate all’abitare e all’ambiente, all’efficienza energetica, alla tutela delle risorse e alla coesione sociale. Una disciplina di alto profilo e spiccata sensibilità, orientata a ricucire i territori e a riscoprire la propria originaria vocazione di servizio pubblico al favore della collettività.

Immagine di copertina: il Congresso mondiale dell’International Union of Architects, Tre Xemeneies, Barcellona, 2026 (dai social network di UIA)

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Tag: , , , , , , Last modified: 13 Luglio 2026