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Guangling, la strada cinese che indica la rotta: rigenerare, non cancellare

Guangling, la strada cinese che indica la rotta: rigenerare, non cancellare
In uno dei quartieri centrali di Yangzhou, un masterplan sviluppa forme alternative di riqualificazione nei centri storici. Il racconto dell’esperienza urbana, della sua gestione e di tre progetti emblematici, attraverso l’apporto decisivo di Han Dongqing che ridefinisce il ruolo degli architetti come coordinatori di sistemi complessi

 

YANGZHOU (Cina). A Yangzhou, antica città affacciata sul Grande Canale, una strada di appena un chilometro e mezzo è diventata nel giro di 5 anni un laboratorio di rigenerazione urbana noto in tutta la Cina.

Si tratta di Guangling Road, un tempo principale arteria commerciale e finanziaria della città e oggi straordinario esempio di come sia possibile riattivare tessuti antichi senza trasformarli in una scenografia turistica, come troppo spesso si è visto accadere in Cina negli ultimi due decenni.

Al centro di questo processo virtuoso c’è il lavoro di Han Dongqing, architetto e professore della blasonata Southeast University di Nanchino, ben noto come uno tra i più raffinati esperti cinesi di una nuova rigenerazione urbana, che integra la progettazione con la gestione dei processi di trasformazione.

Inneschi contro l’abbandono

Seguendo il destino di altri centri antichi, la città vecchia di Yangzhou ha vissuto, già dagli anni Novanta, un lento e inesorabile svuotamento: mentre attività e abitanti si sono spostati nei nuovi quartieri, uffici e fabbriche sono stati delocalizzati, lasciando dietro di sé capannoni, scuole, cinema e sedi di pubbliche attività.

L’abbandono ha portato degrado edilizio, carenza di servizi e perdita di vitalità. Eppure, dietro i fronti anonimi di Guangling Road, si è conservato un patrimonio straordinario: corti storiche, ex banche private, eleganti teatri, vecchi magazzini, alberi secolari, tracce di mura ormai leggibili solo nelle mappe.

Quando nel 2019 l’impresa pubblica Guangling Cultural Tourism Development ha ottenuto il diritto di sviluppare gli immobili della zona, ha chiamato il team guidato da Han Dongqing non solo per lavorare a singoli progetti architettonici, ma anche per mettere in moto l’intero e complesso dispositivo della rigenerazione urbana: programmazione delle attività, processi di progettazione, studio del rapporto con i piani esistenti, dialogo con altri team di progetto, negoziazione con i tecnici del governo locale e con l’imprenditoria pubblica, messa a punto di modelli gestionali.

La cifra del cosiddetto metodo Han è chiara: usare l’attivazione mirata degli edifici vuoti come innesco di una rigenerazione diffusa, costruendo al tempo stesso un quadro di regole, di incentivi e di strumenti che renda stabile il processo.

Classe 1963, già preside della Scuola di Architettura della Southeast University e oggi architetto capo dell’Architectural Design & Research Institute Co. Ltd. della stessa università, Han Dongqing lavora da trent’anni sulla progettazione di architetture in ambito urbano, con particolare attenzione alla compresenza di nuovo e antico e soprattutto al rapporto tra conservazione e riuso nel rinnovamento delle città.

Lo ha dimostrato nel 2016 realizzando il Museo delle Rovine del Grande Tempio di Bao’en a sud di Nanchino, nell’ambito dell’operazione di ricostruzione della celeberrima Pagoda di Porcellana, una delle grandi meraviglie del mondo, distrutta a metà dell’Ottocento durante la rivolta dei Taiping. Ma ancor più è salito alle cronache nel 2019, lavorando alla rigenerazione del progetto pilota dell’isolato Xiaoxihu sempre a Nanchino (Premio UNESCO per la Conservazione del Patrimonio Culturale nella regione Asia-Pacifico nel 2022, opera esposta alla Biennale di Venezia del 2021 nel Padiglione cinese curato da Zhang Li).

Han opera all’interno di un paradigma di integrazione collaborativa multi-scala, che ha ormai contribuito a definire a livello internazionale la pratica della progettazione integrata con caratteristiche culturali cinesi.

Porta, cinema, complesso industriale: tracce ritrovate

Questo tipo di regia è ben evidente nei suoi tre progetti che si affacciano su Guangling Road a Yangzhou. Nel caso dell’antica porta orientale della città, XiaoDongMen, Han ha dovuto affrontare un dilemma non solo tecnico, ma politico e culturale: demolire il complesso anni Novanta di un edificio polifunzionale dedicato all’intrattenimento o tentarne un riuso difficile e innovativo al tempo stesso?

Attraverso analisi storiche e articolati confronti con studiosi della storia urbana, stakeholders pubblici e decisori locali, Han Dongqing ha lavorato a costruire consenso su una soluzione ad alto tasso di compromesso: conservare e consolidare l’edificio di ormai trent’anni fa, trasformandolo in supporto per una ricostruzione astratta delle mura di epoca Ming e del relativo corpo di guardia (il cosiddetto wengcheng). Un rivestimento in mattoni grigi e vetro ridisegna oggi l’impronta della cortina muraria, mentre un sistema di percorsi pubblici apre il comparto verso il fiume e collega le corti interne con il vicino distretto storico di RenFengLi. Lasciando invariata la superficie edificata, il progetto ha aumentato sensibilmente lo spazio pubblico, dimostrando che tutela, usi nuovi e sostenibilità economica possono coesistere.

Nell’area dell’ex Cinema del Jiangsu del Nord, poco più a ovest, sempre lungo Guangling Road, il gruppo di Han Dongqing ha affrontato un mosaico urbano complesso con oltre dieci lotti, proprietari diversi, condizioni dei manufatti precarie. Prima ancora che nel disegno, il lavoro è consistito nel ricomporre la struttura fondiaria, integrare i requisiti antincendio nella maglia storica dei vicoli, classificare ogni edificio per valore e condizioni strutturali, decidendo caso per caso se occorresse il restauro, la ristrutturazione o la demolizione e ricostruzione.

Il vecchio cinema è diventato museo di sé stesso, ma anche lobby e cuore di un boutique hotel, l’istituto bancario dagli antichi fasti che gli stava accanto è stato trasformato in spazio espositivo e centro di vendita di prodotti culturali locali, mentre il sistema dei cortili è stato ripensato con grande attenzione alla tradizione paesaggistica del Jiangsu e alla morfologica sequenza di piccole case a corte che oggi ospitano le stanze dell’hotel. Durante il cantiere, il progetto è stato più volte adattato per includere ritrovamenti inattesi (un rifugio antiaereo o una banca d’affari privata), immediatamente trasformati in protagonisti a loro volta del racconto del luogo.

Il terzo progetto, collocato al numero 1 di Suchang Street, nel tessuto di case a corte a sud di Guangling Road, mette in luce un’altra dimensione del lavoro di Han Dongqing: la capacità di tenere insieme innovazione economica e memoria. In un ex complesso industriale, poi trasformato in scuola, con un cortile dominato da un maestoso ginkgo secolare, il team di progettisti diretto da Han ha elaborato il concept comunità a tre dimensioni e vicoli verticali: percorsi sopraelevati, piccole corti aeree e logge aprono scorci sulla città antica fatta di vecchie case a corte e allo stesso tempo offrono spazi flessibili per nuove forme di lavoro, dalle start-up digitali alle one-person company dei nuovi operatori dell’intelligenza artificiale. Il disegno architettonico (basato su volumi bassi verso la strada, cura delle soglie, restituzione di una dimensione quasi domestica al vecchio cortile industriale) è in tutta evidenza inseparabile da una precisa strategia di posizionamento economico e sociale del progetto.

Mediazione, governance, comunità: nuovi necessari orizzonti

Sul terreno del coordinamento politico-istituzionale emerge con forza il contributo di Han Dongqing. Il suo gruppo partecipa infatti alla definizione delle politiche per il rinnovo urbano di tutto il centro di Yangzhou: dalla classificazione degli immobili inattivi, tutti concepibili come risorsa strategica, alla messa a punto di 34 indicatori per comprendere il valore storico di lotti, edifici, alberature, elementi immateriali, fino agli elenchi di interventi esentati da permessi onerosi e alle procedure smaterializzate per velocizzare le autorizzazioni.

Si tratta, a ben vedere, di un lavoro di mediazione fitta tra l’urbanistica, i regolamenti igienici e antincendio, chi detiene i diritti di proprietà, chi gestisce le finanze pubbliche, con l’architetto posto ormai nel ruolo di colui che traduce i vincoli tecnici in strumenti operativi che siano poi anche comprensibili per gli amministratori e gli investitori. Insomma, come già a XiaoXiHu, Han promuove e dà corpo a Yangzhou a un modello di governance multilivello alla quale partecipano sia la piattaforma pubblica di primo grado (il Guangling Cultural Tourism Development), sia gli operatori specializzati (l’hotel boutique e gli operatori culturali), persino i residenti e quindi i piccoli imprenditori incentivati a rinnovare autonomamente i loro cortili e le loro case.

La costruzione di un gemello digitale urbano, che integra dati spaziali, edilizi, proprietari e demografici, fa parte di questa visione: non è un semplice supporto tecnico, ma un’infrastruttura di gestione proiettata a lungo termine, in grado di consentire alla politica di valutare scenari, agli operatori di programmare, ai tecnici di controllare l’efficacia delle scelte. A ormai quasi 6 anni dall’avvio del programma, lungo Guangling Road sono stati rigenerati 30.000 metri quadrati di edifici dismessi, sono stati riattivati 150 milioni di yuan di capitali privati, sono stati supportati quasi cento nuclei familiari nel rinnovamento delle proprie abitazioni, con flussi crescenti di visitatori (che per oltre il 70% sono under 30).

Il masterplan di Guangling Road e i tre progetti di Han Dongqing hanno finito con l’innescare virtuose e spontanee operazioni di riqualificazioni minute e l’apertura di nuovi esercizi commerciali che hanno ancora una volta rinsaldato microeconomia e recupero del senso identitario della stessa comunità degli abitanti. Per Han il risultato più rilevante tuttavia è un altro: aver mostrato che l’architetto che si occupa di rigenerazione urbana non è più solo un autore di forme, ma un coordinatore di sistemi complessi, capace di intrecciare progetto tecnico, storia dell’insediamento, morfologia urbana, economia e processi decisionali. In questo senso, a Guangling Road occorre guardare non come a un progetto riuscito, ma come a un metodo in divenire, replicabile in molte altre città alle prese, ancor più nella Cina di oggi, con la difficile arte di rigenerare senza cancellare.

L’ultima generazione di architetti cinesi, quella del Pritzker 2012 Wang Shu, nominato direttore della prossima Biennale di Venezia, e del Pritzker 2025 Liu Jiakun, dimostra così di non essere solo la generazione che ha reinventato una tradizione riconoscibile, ma anche una generazione attenta ai bisogni delle comunità e capace di gestire quei processi complessi che in tutto il mondo ormai l’architettura contemporanea pone come sfida a chi la pratica.

Immagine di copertina: Guangling Road, Yangzhou, Cina (courtesy Marco Trisciuoglio)

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Tag: , , , , , , , , Last modified: 22 Giugno 2026