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Ubaldo SpinaScritto da: Design Forum Professione e Formazione

Proprietà intellettuale: servono crescita e riforme

Proprietà intellettuale: servono crescita e riforme
In occasione della Giornata mondiale 2026 dedicato al tema una riflessione a partire dal rapporto EUIPO: i settori ad alta intensità di proprietà intellettuale generano il 48% del PIL europeo ma faticano a dialogare con il mercato

 

Il 13 aprile è stato pubblicato sul portale dell’Ufficio Europeo per la Proprietà Intellettuale (EUIPO) un rapporto che propone un approccio strutturato per integrare la proprietà intellettuale come asset finanziario riconosciuto. Il momento, secondo il parere degli esperti IP che ne hanno curato la pubblicazione, è cruciale: la Savings and Investment Union libererà grandi quantità di capitale, ma senza adeguati strumenti di valutazione, trasparenza e gestione del rischio, tali risorse non raggiungeranno le imprese innovative. Si rende necessario, quindi, individuare e attuare alcune priorità per sbloccare la crescita, mobilitare capitali privati e rafforzare la sovranità tecnologica europea. Ma andiamo per gradi, provando ad estrapolare i punti salienti del rapporto.

L’Europa affronta un divario significativo in termini di produttività e innovazione rispetto ad altri stati, dovuto principalmente a una crescita più lenta della produttività e a una più debole capacità di commercializzare le idee innovative: sebbene l’Europa eccella nella ricerca e nella loro generazione, il loro trasferimento al mercato e alle imprese private rimane lento. All’Europa non mancano talento imprenditoriale, tecnologia, creatività o idee, ma ci sono molti limiti nella capacità di finanziare la commercializzazione delle innovazioni e di scalarle che ostacolano la crescita della produttività, il dinamismo economico e la competitività.

 

Settori fondamentali: 48% del PIL europeo e 31% occupazione

Sebbene i settori ad alta intensità di proprietà intellettuale generino circa il 48% del PIL dell’UE e circa il 31% dell’occupazione, il sistema finanziario europeo fatica a mobilitare efficacemente il grande volume di risparmi delle famiglie verso investimenti innovativi più rischiosi ma potenzialmente più redditizi. Vi è una forte dipendenza dal credito bancario rispetto al capitale di rischio, e la regolamentazione bancaria non è adeguata a sostenere l’innovazione.

Gli asset immateriali, che rappresentano una quota crescente del valore delle imprese a livello globale e sono fortemente legati alla crescita della produttività, sono sottoutilizzati in Europa a causa della scarsa accettazione della proprietà intellettuale come garanzia nelle transazioni finanziarie. I diritti di proprietà intellettuale aiutano le PMI a crescere e migliorare le proprie performance economiche, ma molte imprese europee incontrano ostacoli nel loro utilizzo per ottenere finanziamenti.

In questo contesto, il gap di credito per le PMI nell’UE, stimato fino a 365 miliardi di euro annui, evidenzia un mercato strutturalmente sottoservito. In modo prudenziale, il mercato potenziale per la finanza basata sulla proprietà intellettuale è stimato tra 70 e 150 miliardi di euro all’anno. Con adeguate infrastrutture di disclosure, valutazione e condivisione del rischio, questi strumenti potrebbero mobilitare tra 30 e 120 miliardi di euro annui di nuovi finanziamenti.

Su un orizzonte di dieci anni, ciò si tradurrebbe in 150-580 miliardi di euro di finanziamenti aggiuntivi, con un impatto cumulato sul PIL stimato tra 70 e 750 miliardi di euro (tra lo 0,4% e il 4,2% del PIL dell’UE).

I vincoli finanziari, in particolare nelle fasi avanzate di sviluppo delle imprese, insieme alla frammentazione dei mercati dei capitali, alle persistenti barriere nel mercato unico e alle limitate opportunità di exit, aggravano la situazione, spingendo molte imprese di successo a trasferirsi fuori dall’Europa, soprattutto negli Stati Uniti.

 

Finanza e capitali sono un freno

L’importanza di affrontare il divario finanziario che ostacola la crescita delle imprese, in particolare quelle che investono in proprietà intellettuale, è centrale in un rapporto che fornisce una panoramica dello stato attuale della finanza basata sulla proprietà intellettuale in Europa, identificando le principali criticità e proponendo anche possibili soluzioni attraverso azioni di policy.

Con questo studio, l’EUIPO intende contribuire al dibattito avviato dai rapporti Letta e Draghi e individuare un insieme di misure per aiutare le imprese più innovative ad accedere alle risorse finanziarie necessarie per crescere. Il progresso richiede uno sforzo coordinato tra istituzioni nazionali, europee e globali, e il rapporto costituisce una base per una discussione strutturata con tutti gli stakeholder.

L’Europa sta progettando la più ambiziosa mobilitazione di capitali della sua storia attraverso la Savings and Investment Union. Affinché il capitale raggiunga le imprese innovative, è necessario sviluppare un’infrastruttura adeguata per la finanza basata sulla proprietà intellettuale. L’obiettivo è creare un mercato europeo funzionante, in cui le imprese possano utilizzare la propria proprietà intellettuale per accedere al credito e in cui gli operatori finanziari integrino sistematicamente tali asset nelle decisioni di finanziamento. Senza riforme urgenti nei sistemi di finanziamento dell’innovazione, il capitale non verrà allocato in modo efficace: non si tratta solo di una questione di proprietà intellettuale, ma di una priorità strategica per la competitività.

Il limitato utilizzo della finanza basata sulla proprietà intellettuale in Europa è riconducibile a una serie di barriere strutturali tra loro interconnesse, che si manifestano lungo l’intera filiera di valorizzazione degli asset immateriali. In primo luogo, tali criticità derivano dalla natura stessa degli asset di proprietà intellettuale, che presentano caratteristiche peculiari che ne rendono complessa la valutazione e l’utilizzo nei processi finanziari. Tra queste, si evidenzia una forte asimmetria informativa tra imprese e finanziatori, nonché una dipendenza del valore dell’IP da asset complementari spesso non trasferibili. Inoltre, ogni asset IP è per sua natura unico, con una conseguente scarsità di dati comparabili che limita la possibilità di effettuare valutazioni standardizzate.

A queste difficoltà si aggiungono problematiche di sistema. I mercati secondari per la proprietà intellettuale risultano ancora poco sviluppati, mentre gli standard contabili vigenti tendono a limitare la piena rappresentazione degli asset immateriali nei bilanci aziendali. Parallelamente, la mancanza di armonizzazione normativa tra i diversi Stati membri e una regolamentazione bancaria poco favorevole contribuiscono a ridurre l’attrattività dell’IP come forma di garanzia.

Un ulteriore elemento critico riguarda i processi di valutazione. Le attività di stima del valore degli asset IP sono spesso caratterizzate da costi elevati, particolarmente gravosi per le piccole e medie imprese, e da una disponibilità limitata di professionisti qualificati. Anche in questo ambito, la scarsità di dati rappresenta un fattore limitante rilevante. Nel loro complesso, queste criticità generano un vero e proprio circolo vizioso: l’assenza di transazioni impedisce la costruzione di basi dati solide; la mancanza di dati rende difficile la valutazione del rischio; senza valutazioni affidabili, il mercato non riesce a svilupparsi.

 

Cinque priorità strategiche

Alla luce di queste problematiche, emergono cinque priorità strategiche fondamentali per lo sviluppo di un sistema di finanza basato sulla proprietà intellettuale efficace e funzionante.

La prima riguarda la necessità di rendere visibile la proprietà intellettuale. Gli asset IP devono essere chiaramente identificati e comunicati all’interno dei documenti finanziari aziendali. Attualmente, solo una quota molto limitata di titolari di diritti di proprietà intellettuale – circa il 13% – ha tentato di utilizzarli per accedere a finanziamenti. In questo senso, risulta fondamentale l’introduzione di un framework europeo standardizzato di disclosure, che consenta una rappresentazione chiara, coerente e comparabile degli asset immateriali.

La seconda priorità consiste nell’attribuire un valore credibile alla proprietà intellettuale. Le metodologie di valutazione oggi disponibili risultano frammentate, eterogenee e spesso costose. È quindi necessario sviluppare un’architettura europea di valutazione basata su standard condivisi, capace di garantire coerenza, trasparenza e affidabilità nei processi di stima.

La terza riguarda l’utilizzo dell’IP come leva per l’accesso al credito. Le istituzioni finanziarie tendono ad adottare approcci particolarmente prudenziali, spesso penalizzando o escludendo del tutto gli asset immateriali dalle valutazioni. Per superare questo ostacolo, è necessario introdurre strumenti di condivisione del rischio, come garanzie pubbliche, prestiti dedicati e soluzioni assicurative specifiche per la proprietà intellettuale, in grado di rendere tali asset più accettabili come collaterale.

La quarta è rappresentata dalla costruzione di una solida base dati. Attualmente, mancano informazioni affidabili su aspetti fondamentali quali i tassi di recupero, i livelli di default e i costi delle transazioni. Per colmare questo gap, è necessario intervenire attraverso l’integrazione dei dataset esistenti, la creazione di un registro centralizzato delle garanzie basate su IP e lo sviluppo di database transazionali strutturati.

Infine, la quinta priorità riguarda il rafforzamento del coordinamento tra i diversi attori coinvolti. È necessario promuovere una maggiore armonizzazione tra Stati membri e operatori, attraverso la definizione di standard comuni, lo sviluppo di percorsi formativi dedicati, l’implementazione di strumenti digitali e l’adozione di modelli di governance condivisa.

 

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Tag: , , Last modified: 28 Aprile 2026