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Alessandro ColomboScritto da: Professione e Formazione

Mario Carrieri (1932-2026)

Mario Carrieri (1932-2026)
Fotografo milanese, ha ritratto luoghi e architetture. Un ricordo attraverso figure, epoche e relazioni

 

A Mario Carrieri non interessava la fotografia. Mario Carrieri amava la luce.

La luce che cercava, trovava e utilizzava per disegnare il ritratto di architetture, sculture, oggetti, luoghi con i quali la sua lunga e appassionata vita lo aveva messo in contatto. Non a caso i suoi esordi sono nel cinema, non nella fotografia.

Figlio del critico d’arte e scrittore Raffaele Carrieri, nasce e cresce in un ambiente dominato dall’arte e a stretto contatto con i suoi protagonisti, Amedeo Modigliani, Pablo Picasso, Marino Marini, Massimo Campigli, i futuristi, solo per fare alcuni nomi. Dopo aver abbandonato la carriera scolastica ed essere stato assunto alla Mondadori in forza all’archivio fotografico del settimanale Epoca, si dedica alla lavorazione di cortometraggi pubblicitari, quelli che davano vita a Carosello, ottenendo prestigiosi riconoscimenti.

Nel 1957 decide di dedicarsi ad un grande progetto fotografico su Milano: dei 3.500 scatti realizzati entro quella che allora era la cinta daziaria, 134 entrano a costituire la sequenza, suddivisa in 10 scene come una sceneggiatura, del volume “Milano, Italia”, edito nel 1959 per i tipi di C.M. Lerici. Ne viene riconosciuto il valore da Ugo Mulas – da quel momento in poi suo grande amico – tanto che alcuni scatti sono acquisiti dal Museum of Modern Art di New York e il volume è oggi un oggetto di culto, ricercato a caro prezzo dai collezionisti, ritratto e testimonianza dell’animo della Milano postbellica.

Non abbandona la sua vocazione cinematografica e gira nel 1962-64 il materiale per “I cinque dolori”, cortometraggio ispirato ai versi di Eugenio Montale e progetta un documentario sulla vita e l’opera di Dylan Thomas da filmare nel Galles, terra natale del poeta, opera che non sarà mai realizzata. Fondamentali i tre lustri durante i quali Amilcare Pizzi, allora protagonista delle edizioni d’arte internazionali, lo invia in tutto il mondo a realizzare le immagini per la collana patrocinata dall’UNESCO sul patrimonio artistico dell’umanità. Rimangono nella storia le immagini dedicate alla scultura antica, etrusca, greca, romana, egizia, così come quelle realizzate nel 1975-77 sulla scultura africana, esposte nel 1981 al Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano e pubblicate poi in una tiratura speciale de “La mia Africa” di Karen Blixen commissionata da Olivetti.

Impossibile enumerare tutti i suoi progetti per grandi aziende quali Knoll e Unifor, ma non si può tacere il suo rapporto personale con i grandi protagonisti dell’architettura del Novecento, da Norman Foster a Renzo Piano, da Richard Meier a Rem Koolhaas e ad Aldo Rossi, le cui opere ritrae a più riprese nel corso degli anni donandoci sempre un’interpretazione più che brillante. Ad un’età già ragguardevole decide di accettare l’incarico di girare per il mondo a documentare le architetture di Pier Luigi Nervi, dando vita ad un corpus di opere che saranno la spina dorsale di grandi mostre e pubblicazioni.

Che Mario Carrieri ritragga una scultura di Auguste Rodin, un’opera di arte preistorica, una Ferrari d’epoca, un oggetto di Gio Ponti, un’architettura contemporanea, in lui prevale sempre la ricerca e l’ansia di trovare la soluzione fotografica allo spazio che la luce gli metteva di fronte di volta in volta: mai la sicurezza di riuscire, sempre l’impegno a cercare e, nella stragrande maggioranza dei casi, la capacità di riuscire a trovare il risultato migliore e mai scontato.

Una vita da lavoratore indefesso – che “preferisce sopportare il calvario di girare il mondo trascinandosi appresso tutti i novecentosei chili della sua attrezzatura” le sue parole – ma che, al contempo, è pronto a cogliere la rivoluzione del digitale riversando nella nuova tecnologia tutta la sua ricerca maniacale della perfezione dello scatto e della stampa, perfezione che porterà a pieno compimento sempre nel prossimo progetto, spostando il traguardo ogni volta più in là.

Uomo schivo al limite della ritrosia – di sé scrive in terza persona “malgrado abbia un pessimo carattere e tenda all’isolamento, è stato qualche volta obbligato a fare alcune mostre personali e collettive” – è carattere capace di una battuta fulminante, di un giudizio fermo, di una visione di lucido e drammatico realismo che può, all’improvviso, sfociare in un umorismo da farti piangere fino alle lacrime e che, sempre, nasconde una grande generosità e un’infinita dolcezza.

“Malgrado Mario Carrieri”, possiamo almeno ricordare le sue mostre, in Triennale nel 2017, alle Gallerie d’Italia nel 2023, ambedue a Milano, dedicate al tema che il nostro grande fotografo coltiverà per la seconda metà della sua vita, quei fiori che, ritratti con stupefacente tecnica nel buio del suo studio, danno vita ad un universo parallelo dove Mario esprime tutta la drammaticità della nostra epoca, un dramma che, inevitabilmente, compare con la sua cruda realtà nella bellezza infinità dei fiori e nella loro grazia che si compie solo nella morte. Mario Carrieri lascia la scena terrena, ma la sua visione del mondo rimane con noi. Per sempre.

Immagine di copertina: © Fernando Javier Urquijo (https://www.mariocarrieri.it/)

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Tag: , , , Last modified: 14 Aprile 2026