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Arianna PanarellaScritto da: Mosaico Reviews

Olimpiadi a Milano: cinque cerchi, quattro mostre

Olimpiadi a Milano: cinque cerchi, quattro mostre
Non solo sport, anche cultura intorno al grande evento. Selezione critica e proposta di un percorso in città, dalla Triennale all’ADI, dalla Fondazione Rovati al Museo del Novecento, attraverso iniziative capaci di far dialogare sport e arti visive

 

MILANO. Nelle ore dell’inaugurazione e delle prime gare delle Olimpiadi Milano Cortina 2026, la città è già entrata in modalità Giochi. Non solo cantieri, impianti e calendari agonistici: Milano si muove anche sul piano simbolico, trasformandosi in un laboratorio culturale in cui lo sport diventa racconto, immagine, progetto. Prima ancora che sulla neve e sul ghiaccio, la competizione si gioca nei musei, nelle fondazioni e negli spazi espositivi, dove il gesto atletico viene riletto come fatto storico, visivo e collettivo.

Queste iniziative si inseriscono nel quadro dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, il programma ufficiale che accompagna i Giochi e che il Comitato Olimpico Internazionale riconosce come parte integrante del movimento olimpico, insieme allo sport e all’educazione. Non una rassegna unica o centralizzata, ma un ecosistema aperto e dinamico, costruito attraverso il coinvolgimento di istituzioni culturali, territori e comunità, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio italiano e diffondere i valori olimpici attraverso pratiche artistiche, storiche e partecipative.

I progetti si muovono lungo alcune direttrici comuni – dal dialogo tra sport e arti visive al coinvolgimento delle comunità, dall’attenzione al territorio e alla sostenibilità ai temi dell’inclusione, della diversità e della pace – dando forma a una narrazione plurale e contemporanea dello spirito olimpico. In questo panorama articolato, alcune mostre emergono per la chiarezza dell’approccio e la capacità di offrire letture complementari del rapporto tra sport e cultura. Dalla Fondazione Luigi Rovati alla Triennale, dall’ADI Design Museum al Museo del Novecento, quattro tappe che, ciascuna con il proprio linguaggio, contribuiscono a costruire una mappa culturale dei Giochi, restituendo allo sport una profondità che va ben oltre il gesto atletico.

 

Prima tappa: “I Giochi Olimpici™. Una storia lunga tremila anni” / Fondazione Luigi Rovati

La prima tappa di questo itinerario è alla Fondazione Luigi Rovati, che sceglie di affrontare il tema olimpico partendo da lontano. La mostra “I Giochi Olimpici™. Una storia lunga tremila anni” costruisce un racconto ampio che attraversa il tempo, mettendo in relazione l’esperienza sportiva dell’antichità con quella contemporanea. Curata da Anne-Cécile Jaccard e Patricia Reymond (Museo Olimpico), Giulio Paolucci (Fondazione Luigi Rovati) e Lionel Pernet (Musée cantonal d’archéologie et d’histoire), l’esposizione nasce dalla collaborazione con il Museo Olimpico e con il Musée cantonal d’archéologie et d’histoire di Losanna.

Il percorso si sviluppa come un dialogo serrato tra archeologia, cultura materiale e storia dello sport, osservando l’ideale olimpico nella sua continuità: non come tradizione immobile, ma come insieme di valori – eccellenza, rispetto, amicizia – capaci di attraversare epoche, società e forme politiche diverse, adattandosi senza perdere forza simbolica.

Distribuita tra piano nobile e ipogeo, la mostra alterna reperti antichi e materiali dei Giochi moderni, facendo emergere sorprendenti analogie. Nate in Grecia nell’VIII secolo a.C. come competizioni rituali legate al culto di Zeus, le Olimpiadi erano parte integrante della vita religiosa e politica delle città greche, tanto da imporre una tregua durante i giochi. Bandite nel 394 d.C. dall’imperatore Teodosio I, furono ripensate in chiave moderna alla fine dell’Ottocento da Pierre de Coubertin come strumento di educazione, dialogo e confronto tra nazioni. Dal 1896 a oggi, i Giochi Olimpici sono diventati un evento globale, specchio delle trasformazioni sociali, tecnologiche e culturali del mondo contemporaneo.

Gli oggetti legati alla preparazione atletica raccontano la persistenza di gesti e rituali che cambiano nella forma ma non nella sostanza, mentre le immagini di giovani atleti su vasi, monete e manufatti antichi mostrano come la costruzione pubblica della figura del campione preceda di secoli la spettacolarizzazione mediatica contemporanea: lo sport come fenomeno culturale prima ancora che performativo.

Un nucleo centrale è dedicato alla torcia olimpica, simbolo di continuità e trasmissione (quella di Milano Cortina 2026 è disegnata da Carlo Ratti). Già evocata nelle corse a staffetta con fiaccola della Grecia antica, dal 1936 è diventata uno degli emblemi più riconoscibili dei Giochi moderni. La fiamma trova qui le sue radici nei rituali dell’antichità e diventa il filo conduttore di un racconto che attraversa geografie e identità visive, documentate anche attraverso manifesti ufficiali e divise nazionali. Allo stesso modo, le discipline sportive sono raccontate mettendo in relazione iconografie classiche e attrezzi moderni, affiancati da oggetti appartenuti a grandi protagonisti dello sport internazionale. La varietà delle prove del programma olimpico antico riflette il valore attribuito all’esercizio del corpo e la pittura attica ed etrusca ammirabile nelle sale, offre un repertorio di immagini in cui i gesti atletici ricorrono con frequenza.

Nel piano ipogeo, l’attenzione si sposta sul tema della vittoria, intesa non solo come esito della competizione ma come gesto carico di significati simbolici. Dalle corone d’ulivo consacrate agli dèi alle medaglie moderne, concepite fin dalle prime Olimpiadi moderne come opere d’arte, il trionfo emerge come rito condiviso che attraversa le epoche e contribuisce a costruire identità collettive. Qui il confronto tra antico e moderno risulta particolarmente efficace nel restituire allo sport una dimensione culturale spesso oscurata dalla retorica del record e della performance.

Tra i prestiti più rilevanti spiccano reperti archeologici di eccezionale importanza, come la Tomba delle Olimpiadi di Tarquinia, eccezionalmente esposta a Milano (una vera e propria stanza dipinta che sottolinea il legame tra sport e memoria), insieme a una selezione di oggetti simbolici appartenuti a figure chiave della storia olimpica moderna. Un’esposizione che si distingue per ambizione e rigore, sostenuta da un allestimento chiaro e curato nel minimo dettaglio, in cui il contrasto tra la maestosità delle sale in stile settecentesco del piano nobile e lo spazio ipogeo contemporaneo progettato da Mario Cucinella amplifica il dialogo storico. Il percorso si chiude con una grande linea del tempo che accompagna il visitatore dalle prime Olimpiadi documentate fino ai Giochi di Milano Cortina 2026, ribadendo come lo sport sia uno spazio di continuità culturale, capace di riflettere i cambiamenti della società e, allo stesso tempo, di conservarne i valori fondanti.

Seconda tappa: “White Out. The Future of Winter Sports” / Triennale Milano

Negli spazi della Triennale, “White Out. The Future of Winter Sports”, curata da Konstantin Grcic e Marco Sammicheli, esplora lo sport invernale come campo di innovazione e tensione verso il futuro. Il titolo prende spunto dall’effetto ottico che si verifica in alta montagna quando cielo e neve si fondono in un bianco uniforme, cancellando i punti di riferimento, per riflettere sulla condizione di incertezza in cui gli sport invernali si trovano oggi, tra crisi climatica e trasformazioni tecnologiche.

Il percorso mette in relazione materiali storici e soluzioni progettuali contemporanee attraverso circa 200 oggetti, dall’equipaggiamento sportivo alle infrastrutture per la montagna, fino a progetti di protezione, mobilità e sicurezza, all’interno di un allestimento tecnico e misurato. Ogni sezione tematizza un aspetto diverso della pratica invernale – dalla pelle degli sci alle protesi mediche, dai dispositivi di sicurezza alle visioni architettoniche per i luoghi del futuro – sottolineando come il design sia stato e continui a essere un elemento centrale per rendere possibile l’esperienza della montagna e della competizione.

Tra i pezzi in mostra compaiono oggetti utilizzati da atleti di alto livello, prototipi tecnologici e progetti che affrontano questioni apparentemente lontane dallo sport, come l’accessibilità e la sostenibilità degli ambienti alpini. Alcune sezioni spostano l’attenzione dall’equipaggiamento individuale alle infrastrutture e ai rischi legati alla montagna, con riflessioni sui nuovi modelli di mobilità, sul rapporto tra uomo e natura e sulla necessità di ripensare il turismo invernale alla luce della crisi climatica. Particolarmente interessante la parete dedicata al material index, che restituisce la complessità e la continua innovazione dei materiali, elemento fondante tanto del design quanto dell’architettura. All’esterno dello spazio espositivo, nell’atrio, Cassina presenta la ricostruzione del Refuge Tonneau progettato da Charlotte Perriand e Pierre Jeanneret nel 1938 e realizzato per la prima volta solo nel 2012, grazie a una rigorosa ricerca condotta in collaborazione con Pernette Perriand e Jacques Barsac. A quasi 90 anni dalla sua ideazione, il Refuge Tonneau resta un emblema dell’equilibrio tra esigenze umane e ottimizzazione degli spazi confinati.

La mostra invita a interrogarsi su come e perché progettiamo gli sport che pratichiamo e su quali direzioni possano prendere discipline profondamente legate a un ambiente sempre più vulnerabile, restituendo la complessità di un sistema fatto di adattamenti, limiti e responsabilità.

Immagine di copertina: “White Out. The Future of Winter Sports, Triennale Milano ( © Andrea e Filippo Tagliabue, courtesy Triennale Milano)

Terza tappa:  “IN-PLAY. Design for Sport” / ADI Design Museum

All’ADI Design Museum, lo sport diventa una lente per osservare il mondo contemporaneo. “IN-PLAY. Design for Sport” esplora il rapporto tra corpo, progetto e diritti umani, presenta lo sport non solo come competizione, ma come spazio inclusivo e condiviso, in cui tecnologia, materiali innovativi e design dialogano con accessibilità, sostenibilità e cultura.

Il percorso raccoglie circa 100 progetti, dagli oggetti iconici della performance alle soluzioni più recenti per migliorare sicurezza ed esperienza, mostrando lo sport come laboratorio culturale in cui corpo, tecnologia e ambiente interagiscono. Anche l’allestimento rimanda esplicitamente all’immaginario sportivo: la grande navata centrale è scandita da gradonate in alluminio che evocano gli spalti e diventano palcoscenico per gli oggetti esposti. A scandire la sequenza, una serie di focus racconta storie emblematiche di innovazione e inclusione, casi in cui il design ha contribuito a trasformare le discipline stesse.

Al centro, un’installazione video invita il visitatore a riflettere su partecipazione, accessibilità e futuro della pratica sportiva, ribadendo un principio chiave riconosciuto dalla Carta Olimpica: lo sport come diritto umano fondamentale, praticabile da tutti senza discriminazioni di genere, origine o religione.

Quarta tappa: “Urrà la neve! Armando Testa e lo sport” / Museo del Novecento

Accanto al design degli oggetti e all’architettura dei luoghi dello sport, un ruolo fondamentale è sempre stato giocato dalla comunicazione. Al Museo del Novecento, lo sport diventa linguaggio visivo nelle opere di Armando Testa, maestro della comunicazione italiana. La mostra raccoglie una selezione di manifesti e materiali audiovisivi che, tra gli anni ’50 e ’90, trasformano gesto, velocità e movimento in immagini di straordinaria efficacia.

Nelle mani di Testa, lo sport non è solo performance: diventa metafora culturale, laboratorio di innovazione grafica e icona collettiva, capace di raccontare l’energia e i cambiamenti del Novecento attraverso segni, colori e simboli immediatamente riconoscibili.

 

“I Giochi Olimpici™. Una storia lunga tremila anni”
Fondazione Luigi Rovati, Milano
26 novembre 2025 – 22 marzo 2026
A cura di Anne-Cécile Jaccard, Patricia Reymond, Giulio Paolucci e Lionel Pernet

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“White Out. The Future of Winter Sports”
Triennale Milano
28 gennaio – 15 marzo 2026
A cura di Konstantin Grcic e Marco Sammicheli
Progetto di allestimento: Konstantin Grcic Design GmbH

Informazioni

 

“IN-PLAY. Design for Sport” Sport is a human right and design opens the game
ADI Design Museum, Milano
3 febbraio – 6 aprile 2026
A cura di Davide Fabio Colaci con Giulia Novati

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“Urrà la neve! Armando Testa e lo sport”
Museo del Novecento, Milano
22 gennaio – 27 aprile 2026
A cura di Gemma De Angelis Testa e Gianfranco Maraniello

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Altri appuntamenti tra Olimpiadi e cultura

 

“Triennale Milano × Milano Cortina 2026”
giugno 2025 – febbraio 2026
Art Posters dei 10 artisti under 40, Torce Olimpica e Paralimpica, Iconic Posters di Olimpia Zagnoli e Carolina Altavilla.

Informazioni

 

“Sport. Le sfide del corpo”
MART Rovereto
1 novembre 2025 – 22 marzo 2026
Oltre 300 opere d’arte antica, moderna e contemporanea dedicate al corpo umano.

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“Teatro Sociale di Como – cartellone Fairplay”
Stagione 2025–2026
Spettacoli sui valori olimpici e sullo sport.

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“Una Montagna di Libri”
Cortina d’Ampezzo
Inverno 2025–2026
Festival letterario su sport, montagna e narrazione.

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“Anselm Kiefer”
Palazzo Reale, Milano

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Tag: , , , , , , , , Last modified: 6 Febbraio 2026