RIO DE JANEIRO. A marzo, lEmpresa de Obras Públicas ha dato inizio nella comunità di Dona Marta, favela della zona meridionale di Rio, alla realizzazione del primo «eco-limite»: così viene definito un muro di cemento armato alto 3 m e lungo 634 che sostituirà lattuale sbarramento in cavi di acciaio. Una serie dinterventi analoghi è destinata a circondare 13 comunità per uno sviluppo di 14,6 km, arginandone lespansione verso ulteriori fette dellArea di protezione ambientale della mata atlantica. In alcuni casi è prevista la demolizione di costruzioni che si trovano oltre la linea tracciata, soggette a rischi di frana, con ricollocazione o indennizzo degli abitanti (circa 445 famiglie nella sola Roçinha).
Lintervento sinserisce in un progetto più vasto di urbanizzazione già in corso nellambito del Programma federale di accelerazione dello sviluppo. Dona Marta e Roçinha ospitano diversi progetti che puntano sulla dotazione minima dinfrastrutture sanitarie, sulla realizzazione degli accessi e sulla dotazione di nuove residenze (comunque insufficienti), asili e scuole, ospedali, strutture sportive e dintegrazione sociale, oltre a una passerella firmata nientemeno che da Oscar Niemeyer. Limpatto del muro dovrebbe ridursi nella Roçinha attraverso la sua integrazione in un sistema che comprende la realizzazione di un Centro di studi ambientali e di un parco ecologico, oltre che dal tentativo, piuttosto debole, di ricoprirlo di vegetazione nativa. È però proprio sullefficacia ecologica del nuovo eco-limite che si sono concentrate molte delle critiche che continuano ad alimentare il dibattito sul progetto, sostanziando le argomentazioni di chi vi vede un malcelato tentativo dincrementare ulteriormente la divisione sociale: il rischio è che si trasformi in supporto per nuove costruzioni abusive, rappresentando una minaccia per lequilibrio ambientale di alcune aree. Più immediati gli svantaggi che risultano dalla segregazione della comunità dalle risorse della mata e dallimposizione di una significativa barriera visiva. Lopzione avanzata dalla Secretaria Municipal de Meio Ambiente di un muro alternativo (60 cm di mattone ecologico sormontato da 1,6 m di rete metallica) è stata scartata dalla Prefettura, mentre altre proposte sono arrivate dal mondo professionale, dimostrando la vitalità di un potenziale ideativo con cui i promotori del progetto non hanno saputo confrontarsi.
La risposta alleffettiva necessità di regolamentare lespansione delle favelas spacca ancora una volta in fronti contrapposti popolazione e addetti ai lavori, chiamando in causa antiche polemiche sulla legittimazione delle comunità informali e sulla valutazione delle risposte repressive che costellano la storia della cidade maravilhosa. Non pochi sospetti sono stati incoraggiati dalla concentrazione degli interventi nelle comunità della zona sud, che negli ultimi anni non sembrano avere registrato una percentuale significativa di crescita: esse sono infatti limitrofe a quartieri medio-alti, in molti casi responsabili anchessi della perdita di grosse porzioni di mata lungo i fianchi collinari. Se il riferimento di José Saramago al muro di Berlino o a quello palestinese concede molto alla letteratura e poco contribuisce alla comprensione del problema, è evidente che un muro non va incontro alla progressiva integrazione delle comunità nel tessuto urbano auspicata da alcuni progetti, come «Favela Bairro», a livello municipale.
(Visited 281 times, 1 visits today)
Articoli recenti
- Max Bill, la bellezza concreta del colore 19 Aprile 2026
- Speciale Giornata mondiale dell’acqua 2026 15 Aprile 2026
- Nuovi, celebrati, già demoliti. La strana parabola dei parcheggi di Christian Kerez 14 Aprile 2026
- Quo vadis architetto? Antoni Gaudí, visioni tra passato e futuro 14 Aprile 2026
- Mario Carrieri (1932-2026) 14 Aprile 2026
- Il concorso per il Corso. Vicenza e l’ex Cinema, futuro hub culturale 11 Aprile 2026
- Ritratti di città. Jakarta, capitale (la più grande) che affonda 11 Aprile 2026
- Vivere sul confine. Dove una linea divide le case, e una biblioteca unica 8 Aprile 2026
- Lella e Massimo Vignelli, la chiarezza di traiettorie trasversali 8 Aprile 2026
- DDL sul Codice edilizia, i rischi nelle osservazioni dell’INU 8 Aprile 2026
- Torino, un Piano di regole, ma soprattutto di governo 7 Aprile 2026
- Libri (esigenti e provocatori) per capire l’Italia 6 Aprile 2026
- Maxxi, laboratorio urbano in continuo adattamento 5 Aprile 2026
- Progetti e conflitti: a Bologna il caso MUBA. Ma non è il solo 1 Aprile 2026
Tag
abitare
alejandro aravena
allestimenti
anniversari
arte contemporanea
biennale venezia 2016
bologna
Chiese
cina
compatibilità ambientale
concorsi
congressi
coronavirus
Dalle Aziende
fiere
firenze
fotografia
francia
germania
infrastrutture
INU
lettere al Giornale
libri
Milano
mostre
musei
napoli
paesaggio
parigi
Pianificazione
premi
recupero
reporting from the front
restauro
rigenerazione urbana
ritratti di città
Ri_visitati
roma
sicilia
spazio pubblico
territorio fragile
torino
triennale milano
università
venezia
«Il Giornale dell’Architettura» è un marchio registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. all’associazione culturale The Architectural Post; ilgiornaledellarchitettura.com è un Domain Name registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. a The Architectural Post, editore della testata digitale, derivata e di proprietà di «Il Giornale dell’Architettura» fondato nell’anno 2002 dalla casa editrice Umberto Allemandi & C. S.p.A., oggi Società Editrice Allemandi a r.l.
CONTATTI SOCIAL:
© 2026 Giornale dell'Architettura •
© 2026 TheArchitecturalPost - Privacy - Informativa Cookies - Developed by Studioata




















