Negli ultimi ventanni si è cercato spesso di fare il punto della situazione in architettura, ma la polverizzazione teorica che Manfredo Tafuri rilevava alla fine della sua Storia dellarchitettura italiana 1944-1985, diventata così endemica negli ultimi anni, riduce testi pure interessanti e utilissimi, come quelli di Charles Jencks (Theories and Manifestoes of Contemporary Architecture, anno) e Kate Nesbitt (Theorizing a New Agenda for Architecture, anno), ad antologie di posizioni personali e di autorialità individuali. Più raro è trovare una teorizzazione di queste posizioni, una riflessione capace di disegnare nuove geografie culturali. Recentemente pubblicati, due testi si cimentano nellimpresa, seguendo strategie diametralmente opposte.
Paola Gregory cerca «percorsi nel postmodernismo», recintando un ambito temporale (ciò che viene dopo la modernità, intesa in senso lato) da analizzare separatamente da ciò che lo precede. Antonino Terranova e Fabrizio Toppetti invece si concentrano sulle «figure del moderno contemporaneo» (proseguendo un percorso iniziato nel 2006 con ModernoContemporaneo. Scritti in onore di Ludovico Quaroni), marcando da subito una possibile continuità temporale e culturale tra loggi e il Moderno. Lassioma di Gregory è che la teoria, nel crollo delle certezze che caratterizza il postmodernismo, non è (più) dimensione astratta o generalizzabile, quanto poetica: un «modo dessere del progetto» suggerito da scritti, parole e opere costruite, e il cui racconto deve attingere continuamente dalle altre discipline. Solo che, in questo modo, ogni poetica è legittima: le teorie scelte non sono messe alla prova né valutate, ma solo esplicitate. Così, opere e pensieri sono celebrati per come larchitetto creatore vorrebbe li vedessimo, invece che per ciò che sono.
I testi raccolti da Terranova e Toppetti sono invece letture trans-temporali che affrontano argomenti come la monoliticità, il rapporto forma-struttura o la stratificazione con unottica prettamente disciplinare. Schede dedicate a singoli architetti inframezzano i saggi, come se ogni spaccato tematico avesse un «campione» a rappresentarlo. Tuttavia, la somma degli spaccati non restituisce una compiuta interpretazione: degli architetti e delle opere viene mostrata sempre una parzialità, senza mai riunire i vari temi in una descrizione compiuta.
In entrambi i casi, il tentativo di dare una lettura compiuta della modernità si scontra con scelte e giustapposizioni di percorsi e figure che appaiono a volte poco motivate: davvero sono sullo stesso livello la «poetica» di Aldo Rossi e quella di Greg Lynn? E architetti come Glenn Murcutt o Eduardo Souto de Moura non sono figure altrettanto rilevanti? Ma soprattutto, in entrambi i casi, figure e percorsi non sono messi a confronto tra loro: il conflitto è pacificato, il tono assertivo.
La dimensione privilegiata di simili testi è chiaramente didattica: affiancando i testi di storia dellarchitettura più tradizionali e i testi promozionali degli architetti, consentono in effetti unapertura disciplinare di ampio respiro grazie a una periodizzazione più disinvolta e allo sguardo distaccato con cui possono affrontare le questioni fondative del progettare.
La conclusione di questi viaggi è forse paradossale. Nel primo caso, le linee di senso, i percorsi temporalmente «orizzontali» finiscono per diventare correnti di pensiero e, infine, brandelli di vera teoria, effettivamente astraibile e generalizzabile. Nel secondo caso, la sequenza di letture «verticali» ispira la ricerca di ponti e connessioni, una rete di rimandi in fondo indipendenti dal passato.
Così, infine, si ricompongono quelli che sembravano due approcci inconciliabili: anche se il primo è così dichiaratamente multidisciplinare e il secondo estremamente disciplinare, entrambi aprono spiragli da cui meglio vedere quella polverizzazione teorica che era loro premessa, sebbene il tentativo di non compromettersi con giudizi e prese di posizione e la mancanza della radicalità necessaria a portare avanti una tesi realmente critica ne testimonino unirrisolta complessità.
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