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Scritto da: Inchieste

Senza perdere tempo e senza muro contro muro

Sempre più spesso in Italia si manifestano conflitti sulle infrastrutture e altri impianti indesiderati, come dimostra il recente inasprimento del conflitto sul Tav in Val di Susa. Lo scontro fra le posizioni favorevoli e contrarie in merito alle infrastrutture spesso genera rallentamenti nelle decisioni e per far fronte a questa situazione i promotori delle opere ricorrono sempre di più a forme di intervento straordinario, che dovrebbero accelerare i percorsi autorizzativi e le realizzazioni. Un esempio recente è l’approvazione della legge regionale toscana n. 35 del 1 agosto 2011 che attribuisce poteri sostitutivi alla Regione in caso di mancata approvazione delle «opere strategiche» da parte dalle amministrazioni locali. Dall’altra parte, le comunità locali sono sempre più strutturate nell’organizzare le proprie proteste e utilizzano, oltre alle manifestazioni, varie forme di ricorso che spostano le decisioni in sede giudiziaria, spesso con esiti a loro favorevoli. L’escalation del conflitto e l’incapacità di costruire un terreno di dialogo fertile finiscono quindi per condurre a una impasse, da cui è difficile uscire.
Ma ci sono esperienze che dimostrano che è possibile affrontare i conflitti in forma più costruttiva del muro contro muro. Le proposte più interessanti arrivano dall’estero. La democrazia deliberativa si propone di migliorare la democrazia attraverso una riflessione basata sul dialogo e il dibattito informato, dove «deliberazione» (dal verbo inglese to deliberate) non indica una decisione ma la valutazione approfondita attraverso la discussione e il confronto fra punti di vista diversi. Gli esperimenti deliberativi che sono stati sviluppati dagli anni novanta hanno dato luogo a strumenti codificati che favoriscono la discussione informata e strutturata fra cittadini comuni, normalmente estratti a sorte: la Citizens’ Jury (giuria dei cittadini) nata negli Stati Uniti, la Consensus Conference (conferenza di consenso) in Danimarca e il Deliberative Polling (sondaggio deliberativo) sempre negli Stati Uniti.
Il Consensus Building si propone di mediare i conflitti per costruire scelte condivise. Il metodo, sviluppato negli Stati Uniti alla fine degli anni ottanta nel solco del filone dell’Alternative dispute resolution, è stato affinato per prevederne l’applicazione nei conflitti pubblici. Negli anni novanta è stato istituzionalizzato con leggi che ne prevedono la possibilità di utilizzo, da parte del governo federale, per la scrittura dei regolamenti attuativi delle leggi più controverse (Negotiated Rulemaking Act del 1990 e Administrative Dispute Resolution Act del 1996). L’approccio favorisce l’esplorazione, insieme ai principali attori interessati da un problema, di tutte le possibilità per risolverlo, al fine di pervenire a un accordo il più possibile consensuale. Il processo di mediazione si snoda intorno a un tavolo, a cui i principali attori della controversia accettano di partecipare, concordando sull’obiettivo del processo che è, esso stesso, il frutto di un negoziato. Gli altri elementi sono la presenza di un mediatore indipendente dalle parti e la definizione di regole comuni per il lavoro,  all’interno di alcune indicazioni generali da seguire per le varie fasi.
Infine, il dibattito pubblico (dal francese débat public http://www.debatpublic.fr), è un percorso di informazione, discussione e confronto pubblico su un’opera d’interesse nazionale. L’obiettivo è di «fare il giro degli argomenti» con i pubblici interessati e non di pervenire alla decisione su una soluzione finale, infatti il risultato del dibattito pubblico è un rapporto che viene consegnato al promotore, il quale è tenuto, entro tre mesi, a presentare le sue decisioni argomentandole pubblicamente in relazione a quanto emerso dal confronto: nei 65 dibattiti pubblici svolti in Francia tra il 1997 e il 2011 si sono affrontati: 14 tracciati stradali e autostradali, 9 linee ferroviarie ad alta velocità,16 altri progetti e politiche dei trasporti, 7 impianti produzione e trasmissione energia elettrica (centrali nucleari e linee ad alta tensione, 1a politica di gestione delle scorie nucleari) e 10 altri temi. È stato istituito in Francia con la legge Barnier nel 1995 e prevede che la richiesta di dibattito pubblico a una commissione nazionale sia obbligatoria per legge per tutte le opere di importanza strategica nazionale al di sopra dei 300 milioni di euro. Per discutere non solo delle modalità realizzative di un’opera ma anche della sua opportunità.
Le tre proposte, in forme diverse, articolano il confronto in modo strutturato e in chiave propositiva, facendo in modo che la discordanza tra le posizioni e gli interessi non si risolva in uno stallo, ma in una migliore comprensione del problema.
Ma a che punto siamo in Italia? La recente dichiarazione del Governo di voler adottare il modello del débat public per il confronto con gli attori locali sulle grandi opere dimostra un’apertura, ma questo non è sufficiente, se non si trasforma in legge, se non cambia la cultura diffusa sui processi decisionali. È arrivato il tempo di una riflessione matura sulla necessità di innovare il modo in cui si decide «come fare» e «cosa fare» per favorire lo sviluppo e, al contempo, garantire il pieno rispetto dei territori e dell’ambiente.

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Last modified: 8 Luglio 2015