New york. Nasconde uninattesa sorpresa lesposizione «Standard deviations. Types and families in contemporary design» in mostra al Moma fino a gennaio 2012. Titolo, cartella stampa, manifesti, pagine web e advertising preannunciano, come tema centrale, la declinazione del concetto di «tipo» nella storia del design contemporaneo: da fulcro della standardizzazione nei primi anni del xx secolo a oggetto della diatriba tra produzione di massa e unicità delloggetto. Un tema, questultimo, costante per tutto il Novecento, dai dibattiti del Werkbund tedesco dei primi del secolo alla crisi postmoderna, risolto in parte con la creazione di «famiglie di tipi». Prodotti cioè che affermano lunicità delloggetto senza rinunciare allidea di produzione in serie, come rappresentato in mostra dalle sedie «Pratt» di Gaetano Pesce degli anni ottanta o dagli oggetti di Konstantin Grcic (in mostra la «Myto chair» del 2008 e la lampada «Mayday» per Flos del 1999).
Nella lettura proposta «deviazioni standard» sono gli oggetti «tipo» che si distinguono dallo standard per la presenza di «anomalie» progettuali: oggetti con le stesse caratteristiche ma con materiali di diversa natura o prodotti di massa personalizzati da artisti e accorpati in famiglie in cui, paradossalmente, le differenze contribuiscono ad affermare lidentità delloggetto nel rispetto delle economie di scala. Attraverso la tecnologia informatica di ultima generazione, le eccezioni diventano poi facile ed efficace strumento dinedite deviazioni dal tipo consentendo, attraverso lintroduzione di più variabili, una diversificazione e quindi personificazione delloggetto secondo il profilo degli utenti (in mostra un modello «Smart Car» della Micro Compact Car Smart GmbH, del 1998).
È proprio sullo sfondo di questa disanima dellidea di tipo, dalla rivoluzione industriale a quella informatica, tra nomi e oggetti più o meno noti al grande pubblico, che emerge la parte più originale della mostra: una selezione dei 23 caratteri tipografici acquisiti nel 2010 dal Dipartimento di Architettura e Design dellistituzione newyorkese. Una collezione che comprende la documentazione relativa allo studio dei caratteri tipografici ideati dagli anni sessanta fino a oggi. Più che in altri casi, qui lo studio manuale applicato alla tecnologia digitale, attraverso piccole impercettibili variazioni sul disegno dei caratteri tipografici (o meglio sul modo in cui sono rappresentati, come esplicita il termine anglosassone typeface), consente lelaborazione di diverse famiglie di tipi: alterazioni nelle proporzioni, allungamenti, accorciamenti, enfasi, legature e dimensionamento degli spazi. Lettere dalle curve semplici, ampie, aperte e spaziose, mai intersecanti, determinano, ad esempio, lessenza del carattere «Verdana», disegnato nel 1966 dallinglese Matthew Carter, protagonista indiscusso della storia del design tipografico, per un primo utilizzo del carattere su schermi digitali e non più su carta stampata. Economia degli spazi, nitidezza e leggibilità, insieme a uno studio del risparmio del getto dinchiostro su carta comune, sono invece le caratteristiche di «Retina», carattere progettato nel 2000 da Jonathan Hoefler e Tobias Frere-Jones per il «Wall Street Journal», ancora oggi utilizzato da varie testate giornalistiche.
«Standard deviations. Types and families in contemporary design», a cura di Paola Antonelli e Kate Carmody, Department of Architecture and Design, MoMA, New York, fino al 30 gennaio 2012
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