Nel numero scorso del Giornale ho letto con interesse larticolo sul ponte della Musica appena inaugurato a Roma e credo di poter esprimere delle considerazioni. Premetto che ho cominciato a studiare larea già nel 2008, quando ancora il progetto era sulla carta, con unottica un po diversa da quella con cui oggi è stato affrontato il problema. Un ponte come piazza pedonale, collegamento sognato sin dal piano del 1932, il baluardo di Roma per il 2020; ma rispetta davvero le aspettative? È stata davvero studiata larea con cui questo ponte si confronta oggi? Ci si è posti il problema delle connessioni sui due fronti di via Guido Reni e, soprattutto, del Lungotevere Cadorna? Quando feci i miei primi sopralluoghi sul sito, notai subito come la percezione visiva e spaziale del Lungotevere del Foro Italico, che mi trovavo di fronte, era confusa, caratterizzata da un grande e caotico incrocio con poche possibilità di attraversamento, in cui la presenza del fiume non era sentita. Proseguendo poi sulla piccola via Capoprati mi trovavo di fronte a due realtà: una da riqualificare, costituita da discariche a cielo aperto; laltra da valorizzare, caratterizzata dal parco di Legambiente.
Ora, percorrendo la rampa di discesa al Tevere prevista sul lato ovest del ponte, che cosa ci si trova davanti? Bene, questo è il punto: non si è tenuto in alcuna considerazione lesistente e il tema della connessione della linea tranviaria con lintorno. Già allora, tenendo conto del futuro impatto del ponte, il mio obiettivo era inserire nel percorso culturale un ulteriore tassello che avrebbe riqualificato larea caratterizzandola: ospitare in Italia il primo museo-studio della fotografia su modello internazionale. Un progetto corredato da tre proposte per risolvere il problema della viabilità, in rapporto al tessuto: una funivia che collegasse il Lungotevere con Monte Mario; un attracco per i battelli lungo il fiume; un nuovo capolinea degli autobus, potenziando e strutturando quello esistente. Tutti i miei tentativi (presso il Comune, la Circoscrizione e le amministrazioni centrali) di aprire una tavola rotonda, un «dibattito giovane» sulla questione, sono falliti. Leggendo il vostro articolo ho sentito quindi la necessità di presentare il problema e la voglia di far capire che le idee per la città, per la mia città, possono nascere anche dai giovani che la vivono!
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