Benvenuti, cari lettori, a Torino nella nuova San Salvario. È tempo di trasformazioni: nuovo sindaco, nuova giunta, nuove forze in gioco. Nel numero di giugno questo giornale ha aperto uninchiesta sulla «Torino che è stata» e sulla «Torino che potrà essere», dove San Salvario è definito «quartiere glamour; luogo ambito dai giovani; melting-pot di culture che ha vinto la battaglia contro il degrado (urbano e sociale) grazie allazione di istituzioni, associazioni, scuola, chiesa». Tutto vero. Ma non più «piena» realtà di questi giorni destate.
Il processo di gentrification, in definitiva lodato nellarticolo di Arnaldo Bagnasco, sta annullando a una velocità sorprendente quella mixité sociale ed etnica, segno distintivo di questo centralissimo tratto di città tra il Po e la ferrovia. È in gran parte una bellezza fittizia quella degli ultimi tempi a San Salvario. Specie di notte, vi sono luci artefatte, voci sopra i toni, assembramenti in strade strette e prive di spazi pubblici. Macchine, persone, clacson in cerca di divertimento secondo la moda. I locali aprono uno dopo laltro e si somigliano tutti. Il loro principale scopo è offrire (a pagamento) cibo e bevande. Nulla di più.
Nel frattempo, i precari equilibri, faticosamente conquistati per integrare culture diverse, sono a rischio. I prezzi salgono e la tanto celebrata multiculturalità anche a Venezia in Biennale (www.culturenature.it/it/artisti/migliardi.html) appare sempre più confinata al tratto via Saluzzo, via Berthollet, via Goito. Cè chi è costretto ad andar via. Cè chi scrive, nella sezione Odio in San Salvario, in bacheca alla Casa del Quartiere (via Morgari 14): «Sta andando in una direzione sola (giovani, movida)»; «Aprono troppi locali»; «È troppo omogenea»; «La possibile gentrification».
Sono queste le politiche urbane in atto? Si possono concedere licenze indiscriminate che trasformano nel giro di pochi mesi via Baretti in una strada-aperitivo-cibo-drink-pub-cibo? Si direbbero politiche disattente e distratte, volte a produrre solo sfruttamento economico dello spazio. Dovremmo perciò forse chiederci che cosa ne è stato dei progetti urbani capaci di costruire spazi di relazione e diversità, capaci di minimizzare gli interventi e impedire gli eccessi, capaci infine di ascoltare le esigenze di tutti? Bloccare la gentrification incontrollata: è unutopia? Lo domando a chi amministra questa città affinché un quartiere potenzialmente ricchissimo non assuma il volto di un clown triste ormai privo di risorse e fantasia.
(Visited 1.240 times, 1 visits today)
Articoli recenti
- Becoming. Architettura globale, transizione e incertezza 27 Giugno 2026
- Congresso UIA, i curatori: apriamo la professione al futuro 27 Giugno 2026
- Gite nella giungla, sincronie e intermezzi 27 Giugno 2026
- Vitra allaga il Campus: acqua e natura con Bas Smets 24 Giugno 2026
- Basilea, qui è il mercato a produrre arte 24 Giugno 2026
- Bari: più turismo, meno diritti 24 Giugno 2026
- Archivio che si fa Atlante: Ginoulhiac-Arslan al Casva 24 Giugno 2026
- Come proteggere dall’acqua un terrazzo piastrellato? 24 Giugno 2026
- L’archiviaggio. Arenzano, la modernissima Pineta 23 Giugno 2026
- Sollicciano, sotto sequestro il carcere delle utopie fallite 23 Giugno 2026
- Guangling, la strada cinese che indica la rotta: rigenerare, non cancellare 22 Giugno 2026
- Design dell’intrattenimento digitale: l’evoluzione della UX e UI nei siti di gioco online 20 Giugno 2026
- Louis Becker: collaborare, ascoltare, spingersi oltre il limite 19 Giugno 2026
- Gres porcellanato effetto legno, pietra o marmo: quale scegliere per la tua terrazza 19 Giugno 2026
Tag
abitare
alejandro aravena
allestimenti
anniversari
arte contemporanea
biennale venezia 2016
bologna
Chiese
cina
compatibilità ambientale
concorsi
congressi
coronavirus
Dalle Aziende
fiere
fotografia
francia
germania
infrastrutture
INU
lettere al Giornale
libri
Milano
mostre
musei
napoli
paesaggio
parigi
patrimonio
Pianificazione
premi
recupero
reporting from the front
restauro
rigenerazione urbana
ritratti di città
Ri_visitati
roma
sicilia
spazio pubblico
territorio fragile
torino
triennale milano
università
venezia
«Il Giornale dell’Architettura» è un marchio registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. all’associazione culturale The Architectural Post; ilgiornaledellarchitettura.com è un Domain Name registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. a The Architectural Post, editore della testata digitale, derivata e di proprietà di «Il Giornale dell’Architettura» fondato nell’anno 2002 dalla casa editrice Umberto Allemandi & C. S.p.A., oggi Società Editrice Allemandi a r.l.
CONTATTI SOCIAL:
© 2026 Giornale dell'Architettura •
© 2026 TheArchitecturalPost - Privacy - Informativa Cookies - Developed by Studioata



















