Lelezione per il rinnovo dei Consigli provinciali è un appuntamento importante che induce a fare bilanci, a guardare con attenzione alle prospettive del nostro sistema ordinistico e alla sfide che ci attendono. Condivido quanto scritto recentemente dal Presidente di Ala Assoarchitetti, Bruno Gabbiani, circa la necessità di una profonda revisione nel funzionamento del mondo istituzionale e associativo delle professioni, spesso autoreferenziale e poco attento alla situazione in cui versa la professione.
Negli ultimi anni abbiamo perso ulteriore terreno: le condizioni di praticabilità dellattività in Italia si sono deteriorate, con un Codice degli appalti che ignora il ruolo della progettazione, ipotesi di leggi per larchitettura inefficaci e mai approvate, crescenti incertezze sulle competenze professionali, iter formativi universitari confusi, annunci di rischiose «semplificazioni» delle procedure edilizie legate al Piano Casa, concorsi di progettazione senza esiti reali e gare assegnate con ribassi indecorosi.
Sul piano dellimmagine, in Italia larchitettura sembrerebbe essere ritornata a essere protagonista o perlomeno oggetto di attenzione culturale e sociale: è stato realizzato qualche importante edificio (quasi sempre da archistar), cè qualche concorso in più, è stata creata qualche nuova rubrica di architettura su settimanali alla moda, il tutto accompagnato da un gran parlare di qualità architettonica, recupero della dimensione umana delle nostre città, del patrimonio architettonico (quasi tutto coniugato al passato), della salvaguardia della memoria
La sensazione è però che, allinterno del processo edilizio, il ruolo, limportanza e direi anche la dignità del progetto siano stati schiacciati da altri interessi (politici, economici, imprenditoriali) e che la figura del progettista sia stata indebolita dal prevalere del peso di committenti e imprenditori. La distanza tra il ruolo affidatoci dalla società e la realtà tende ogni giorno ad aumentare e non credo che questo avvenga per frutto di una contingenza storica o per una inevitabile trasformazione delle forme di organizzazione del mercato della progettazione. Le conseguenze coinvolgono noi architetti,ma il problema vero è che linteresse del paese è continuamente leso da un depauperamento del patrimonio culturale e del paesaggio per effetto di una trasformazione del nostro territorio degno di una nazione del Terzo Mondo. Da più di ottanta anni (tanti quanti ne contano in modo riconosciuto le nostre professioni), inoltre, nessuno ha voluto sciogliere il nodo delle competenze professionali tra architetti, ingegneri, geometri,periti edili e agronomi, a cui oggi dobbiamo aggiungere le altre lauree specialistiche e quelle triennali.
Di fronte a tale situazione il mondo dellarchitettura non è riuscito ad esercitare le giuste pressioni per influenzare e modificare il quadro generale. Più volte, come Ordine di Roma, abbiamo lamentato linca pacità del nostro organismo nazionale a costituirsi come interlocutore autorevole verso il mondo politico, amministrativo e imprenditoriale. Anche in ambito ordinistico abbiamo assistito ad azioni timide, contraddittorie e poco attinenti ai problemi della nostra praticabilità professionale. Si sono, ad esempio, concentrati gli sforzi per un tempo troppo lungo su una ipotetica riforma, mai arrivata, degli Ordini e abbiamo perso di vista le battaglie per affermare nuove regole e nuove prassi per la qualità delle trasformazioni del territorio.
Proprio per questo sono convinto che occorra produrre uno sforzo straordinario per far sentire la nostra voce, per mettere a frutto quel patrimonio di idee, proposte, competenze che gli architetti italiani sono in grado di produrre per la crescita del paese. Occorre farlo avendo chiara una strategia complessiva che riallinei la politica italiana nel settore dellarchitettura a quella dei paesi nostri concorrenti.
Credo che sia ora giunto il momento di mettere ognuno di fronte alle sue responsabilità e di assumerci le nostre e sono convinto che in questa partita lOrdine degli Architetti di Roma possa e debba giocare un ruolo fondamentale. Oggi da più parti del sistema ordinistico italiano ci viene richiesto di portare in una prospettiva nazionale il progetto costruito a Roma agendo su vari fronti (professionale, culturale, politico, internazionale), arricchendolo con il contributo di tante altre realtà territoriali. Con la nostra politica abbiamo dimostrato che gli Ordini possono trasformarsi senza perdere il proprio ruolo.
Queste sono le ragioni che portano oggi me e quanti hanno condiviso con me limpegno e la «visione» di questi anni a proseguire lazione con maggiore lucidità. Abbiamo di fronte unoccasione e una sfida per dare un respiro più ampio alla nostra esperienza e al nostro impegno per laffermazione di un diritto: il diritto allarchitettura, che non è una risorsa esclusiva degli architetti ma è prima di tutto un diritto costituzionale dei cittadini italiani. È una sfida che ci coinvolge in prima persona e che crediamo giusto raccogliere.
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