Così la fotografia ha costruito l’architettura del Novecento

by • 5 giugno 2018 • Reviews1862

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Due recenti pubblicazioni fotografiche mostrano il legame tra architettura e immagine nel XX secolo

In due recenti libri la fotografia ci introduce all’architettura del Novecento. Che siano frutto di un progetto di ricerca oppure di una proposta artistica, questi volumi mostrano come, nel XX secolo, l’architettura sia stata strettamente legata all’immagine e la fotografia abbia ricoperto un ruolo progettuale e non solo da testimone.

Fotografia per l’architettura del XX Secolo in Italia. Costruzione della storia, progetto, cantiere, a cura di Maria Antonietta Crippa e Ferdinando Zanzottera, Silvana Editoriale 2017, 472 pagine, 20 euro.

In copertina una fotografia di Piazza Duomo a Milano di Marco Introini. E’ nel rigore di quest’immagine che possiamo cogliere lo spirito sotteso al volume che nasce dalla necessità di fissare un primo quadro di riferimento per ulteriori ricerche sul ruolo della fotografia nella costruzione della storia dell’architettura moderna, focalizzandosi sul XX secolo con qualche, necessario, rimando al XIX secolo. Prevalentemente mirato a indagare la fotografia di architettura, tralascia volutamente temi seppur connessi come il territorio, il paesaggio, il design e la conservazione dell’esistente. E si concentra sull’edificio, dalle fasi progettuali al cantiere, dando ampio spazio alle raccolte e agli archivi pubblici, soprattutto milanesi e lombardi, sottolineando il contributo dato all’architettura moderna e alla fotografia che la rappresenta, da molti architetti e fotografi milanesi lungo tutto il Novecento. Il volume così concepito si inserisce tuttavia in un dibattito internazionale, accogliendo saggi di studiosi che, attraverso scritti approfonditi o con carattere di flash, contribuiscono a definire il contesto per una ricerca che assumerà, certamente, carattere di referenza in futuro per gli approfondimenti sull’argomento.

Strutturato in quattro sezioniSguardo internazionale; Gli architetti italiani e la fotografia; Cantieri: costruzione e interventi successivi; Raccolte, archivi e istituzioni – il volume, in coerenza con i contributi del convegno svolto a Milano nel novembre 2016 (organizzato congiuntamente dal DAStU – Dipartimento Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano e dalla Direzione generale Culture, Identità e Autonomie di Regione Lombardia) offre un’ampia panoramica sul tema e fa emergere lo stretto legame che, nel Novecento, c’è stato tra architetti e fotografia così come evidenziato, su tutti, dal saggio di Ornella Selvafolta su Luigi Figini, in cui possiamo cogliere come molti fra i progettisti moderni utilizzassero la fotografia in maniera consapevole, praticando quest’arte in molti e differenti modi e non solo come documentazione di progetto o cantiere.

Amnesia. Tresigallo 1936-2016, Roberto Cavazzuti, Chippendale Studio 2017, 25 pagine, 70 euro.

Tresigallo, in provincia di Ferrara, rappresenta uno fra i più completi esempi d’architettura razionalista non celebrativa degli anni ’30 del Novecento. I suoi edifici, le sue piazze, l’intero paesaggio urbano evocano, ancora oggi, la realizzazione della prima città corporativa italiana integrante un centro residenziale moderno a un polo industriale capace di fornire lavoro all’insieme degli abitanti. Piccolo borgo d’agricoltori, Tresigallo diventa nello spazio di qualche anno una moderna città operaia conforme allo spirito autarchico dell’epoca, esperimento originale che vedrà la fine con la seconda guerra mondiale. Una recente presa di coscienza dell’importanza del suo patrimonio architettonico ha determinato l’avvio di un programma di restauro, tuttora in corso, per riportare alcuni edifici, simboli del periodo, al loro aspetto originale.

Il libro fotografico di Roberto Cavazzuti è un progetto autoriale indipendente che non nasce su commissione, come molti dei lavori che, attualmente, consentono sia di documentare che di interpretare non solo l’architettura del Novecento ma anche quella contemporanea, lavorando anche sulla città e il territorio, e che meriterebbero un osservatorio – magari universitario – che li censisca e li promuova in un rinnovato quadro di valorizzazione del ruolo dell’immagine in relazione all’architettura.


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