Ritratti di città. Caserta alla prova del Piano “umanistico” comunale

by • 12 dicembre 2017 • Città e Territorio, Mosaico3879

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Palinsesto di opportunità e sprechi, il capoluogo campano saprà concretizzare la visione di futuro espressa dal Piano Urbanistico Comunale firmato dallo studio Pica Ciamarra Associati?

Caserta è una città che non ha saputo costruire una propria riconoscibilità oltre la presenza ingombrante della Reggia Vanvitelliana; tanto che Toni Servillo in una delle scene finali di “Lascia perdere Johnny”, film ispirato alla vita di Fausto Mesolella, entrambi figli di queste terre, resta seduto su una panchina davanti alla stazione e ripete ossessivamente che bisognerebbe proprio spostarla questa Reggia. Sentimento paradossale ma alimentato da un senso condiviso, come se la nobiltà di un tale monumento fosse il problema. Alla fine ti rifugi negli spazi del Palazzo Reale dove ritrovi la metafora di una città moderna e identitaria. E non solo, rintracci anche l’idea democratica e tutta illuminista di un edificio generatore di assetti territoriali.

 

La vicenda del Piano Urbanistico Comunale

La riflessione che segue vuole andare a vedere se c’è un’ipotesi di futuro concreto per la città e il territorio. Non ci si può riferire all’uno escludendo l’altro. A Caserta lo studio Pica Ciamarra Associati sta redigendo il PUC. Incarico del 2007 a seguito di una consultazione europea vinta nel 2005, una lunga endemica alternanza di Amministrazioni e Commissari con la conseguente rimessa in questione degli indirizzi programmatici, fino ad un primo Preliminare di piano sottoposto al processo partecipativo di legge ma mai approvato in quanto l’attuale Amministrazione subentrata nel 2016 ne ha modificato gli indirizzi, e infine un secondo Preliminare approvato nella primavera 2017 dalla stessa giunta oggi in carica. Questo per dire che le aspettative della città sono cresciute nel tempo e oggi legittimamente si richiede un’immediata risposta al bisogno di una città moderna intelligente e condivisa. Il progetto dei Pica Ciamarra Associati si sviluppa per temi.

Caserta è un palinsesto di opportunità e sprechi. Il PUC si propone di restituire una centralità direi operativa alla Reggia, assumendo il progetto delle Ferrovie di ridurre il parco binari così da ripristinare le tracce della vocazione territoriale del monumento, e prevedendo il riuso dei contenitori dismessi (caserme) nel suo intorno. L’obiettivo è: generare spazio pubblico. Mi sembra che venga perseguito sulla doppia linea della riqualificazione delle aree dismesse e della valorizzazione del vuoto col fine di configurare una rete di centralità e spazi pubblici.

Dal 1996 lo stesso studio è impegnato nella realizzazione a Caserta della Facoltà di Medicina e Chirurgia. Il progetto vincitore di concorso in tre fasi investe un’area di 25 ettari alla periferia della città e si articola su un sistema di percorsi ortogonali. L’asse focale è la galleria degli studenti a più livelli che coincide con il tracciato della centuriatio romana. Uno dei punti fermi del PUC in corso è la valorizzazione del reticolo della centuriatio ancora esistente, sia pure in modo frammentario, nella piana casertana. Ne consegue una continuità disciplinare tra il progetto architettonico e il progetto urbanistico: una modalità moderna di approccio alla pianificazione. Nello specifico si può dire che il progetto architettonico contiene il tema generatore del progetto urbanistico e territoriale.

 

Il rapporto con il territorio

Tuttavia, la riconquista del territorio trova un evidente limite nei confini comunali del Piano. È dagli anni sessanta – quando Luigi Cosenza chiamato a redigere il PRG della vicina Aversa propose al Ministero competente di trasformare il progetto in Piano Intercomunale ricevendo un diniego, origine di molti dei mali del territorio – che si dibatte sulla necessità di relazionare le pianificazioni comunali in un disegno di scala territoriale più esteso. Né si può dire che il vigente PTCP della Provincia di Caserta con la sola localizzazione e quantificazione del fabbisogno abitativo prescrittivo ma spesso incoerente rispetto alle situazioni reali, abbia dato risposte in tal senso. In tempi di assenza di una vera autorità di governo territoriale, di sprawl e di rincorsa al consumo di grandi o anche interstiziali porzioni di territorio, la dimensione intercomunale della pianificazione è ineludibile. Il PUC di Caserta individua una rete ecologica estensibile che contiene i segni primari del territorio, dalla centuriatio alla rete delle acque, dal sistema delle cave ai tracciati storici. L’idea di paesaggio che ne deriva va oltre il perimetro comunale, è geografica e politica, ma anche sociale e culturale.

Caserta è città policentrica al suo interno e a scala maggiore, con punte di eccellenza: da Caserta Vecchia all’utopia sociale borbonica di San Leucio, fino ai segni di qualità ambientale e storica distribuiti nella costellazione di frazioni pedemontane. Il PUC in itinere contiene gli strumenti per una gestione coordinata della frammentazione, articolata su due temi principali. Il primo riguarda la restituzione di una funzione produttiva alle originarie colonie agricole manifatturiere. Il secondo riguarda la mobilità e accessibilità. La città dei 5 minuti a piedi prevede una rete di aree di condensazione sociale connesse da percorsi pedonali o navette a idrogeno ecosostenibili e amiche dei pedoni. Alla scala superiore la presenza di 7 porte urbane disegna la mappa di veri e propri nodi di scambio tra vettori di mobilità alternative e tradizionali per realizzare una sorta di network turistico produttivo a dimensione territoriale.

L’acronimo PUC viene interpretato dai suoi redattori come: piano umanistico comunale. Nella storia della città c’è il sogno illuminista della Reggia e di una comunità di eguaglianza in Ferdinandopoli tracciando un percorso, ripreso dal progetto urbanistico in corso, di una visione del futuro partecipata e umana.


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