SOS patrimonio: in Sicilia curiamolo insieme

by • 12 giugno 2017 • Patrimonio1146

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Legambiente, Italia Nostra e SiciliAntica si alleano per la tutela ambientale: in arrivo un protocollo di intesa e il ripristino di molti siti di particolare pregio

 

MESSINA. Il patrimonio culturale italiano è tanto diffuso quanto delicato e indifeso di fronte alle situazioni di emergenza. Parte da questo presupposto il tavolo tecnico predisposto attorno al titolo SOS Patrimonio: curiamolo insieme. La task force di Legambiente, Italia Nostra e SiciliAntica per un intervento emergenziale. L’evento si è svolto lo scorso 6 giugno a Messina città di inarrestabile passaggio, paradigma della fragilità del nostro Paese, stretta tra il progetto infrastrutturale più ambizioso – e discusso – della storia italiana e le tracce residue della mancata ricostruzione dopo il più disastroso sisma della storia europea.

Con l’occasione si è inteso avviare una pratica di tutela per la quale Legambiente, Italia Nostra e Siciliantica e l’assessore ai Beni culturali e all’identità siciliana Carlo Vermiglio si sono impegnati a formalizzare nei prossimi giorni un protocollo di intesa, il cui obiettivo è quello di offrire a quest’ultimo l’utilizzo sinergico di risorse apportate da ognuna delle tre associazioni, pronte ad agire all’indomani di una segnalazione, senza dovere attendere i tempi lunghi della burocrazia.

«Le carenze del sistema – precisa la curatrice del tavolo tecnico Silvia Mazza, corrispondente de «Il Giornale dell’Arte» e di questa testata – non devono, ad ogni modo, favorire un far west delle competenze. L’intervento dei volontari, sotto il controllo di un funzionario dipartimentale, deve limitarsi, per esempio, a potare, a tagliare l’erba o a ripulire i siti, mentre si deve arrestare dall’intervenire su apparati radicali infiltrati in materiale lapideo di pregio o dal disinfettare colonie fungine su un pezzo archeologico: operazioni, cioè, che richiedono un intervento specialistico, dal momento che si tratta di siti di pregio monumentale, come nel caso dell’anfiteatro romano di Catania [il cui progetto di gestione sperimentale avviato un anno fa dal CNR IBAM è stato illustrato durante il tavolo tecnico dal direttore Daniele Malfinata; n.d.a.], sui quali non si può intervenire in maniera improvvisata. Peraltro, una legge regionale – la cui applicazione si scontra con quelle lungaggini burocratiche che il protocollo intende superare – consente per queste operazioni di pulizia l’uso dei forestali, che neppure loro sono personale specializzato».

Le tre associazioni coinvolte rappresentano le maggiori organizzazioni di volontariato già impegnate nella tutela del patrimonio sia a livello nazionale che regionale, tuttavia ancora senza un reale coordinamento strategico. La task force, pertanto, ufficializza questo impegno costante, tendendo una mano alle istituzioni in difficoltà, senza l’obiettivo di sostituirsi agli interventi di specialisti e senza «fare sconti a una politica che non investe nel settore – ricorda Mazza – con continui tagli che assegnano appena 18 milioni ai Beni culturali». A soffrirne non solo i siti minori del patrimonio regionale ma anche i principali richiami turistici: come il Teatro antico di Taormina, l’area di Naxos, Selinunte, la Villa romana del Casale e, su tutti, la Neapolis di Siracusa inghiottita dalla vegetazione e con sentieri chiusi senza segnalazione.

Il protocollo siciliano anticipa di fatto l’applicazione della Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore dell’eredità culturale per la società, siglata a Faro (Portogallo) nel 2005 e per la quale l’Italia ha solo di recente avviato l’iter di ratifica, e che invita a una “responsabilità condivisa” nella quale le organizzazioni di volontariato vengono considerate come partner attivi (art. 12). Per tale motivo il tavolo tecnico-operativo è stato definito dalla curatrice come “polifonico”, permanente e aperto a tutte le associazioni che vogliano mettere a disposizione le proprie risorse.

Prima dell’intervento emergenziale, tuttavia, c’è la politica della prevenzione. A questo proposito la conferenza tenuta nella città dello Stretto è stata anche l’occasione per riaccendere l’interesse – in una Regione ad altissima sismicità – verso il progetto della Carta del Rischio, chiuso nel 2010. Il Centro regionale per la Progettazione e il restauro, sotto la direzione di Guido Meli, aveva prodotto un Sistema informativo territoriale innovativo che tuttavia ha perso la sua efficacia dopo sette anni di stop forzato, lasciando la Sicilia priva di uno strumento in grado di garantire la messa in sicurezza del suo patrimonio, come invece avvenuto dopo i recenti eventi calamitosi del Centro Italia. A tal proposito l’assessore Vermiglio ha riaffermato il valore strategico della Carta nella gestione del patrimonio culturale, auspicando il rilancio di un simile strumento di tutela.


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