Ci si vive bene. Una città privilegiata, sotto il profilo geo-territoriale. Baricentrica alla Pianura Padana, dimensione contenuta (190.000 abitanti), anello delle tangenziali che funziona, meno laccesso radiale. Un centro storico molto bello e vasto; anche se fragile nella sua livrea dintonaco, che la periferia novecentesca casuale cinge, ancora debordando a contaminare la campagna coltivata. Il Piano strutturale comunale firmato Richard Burdett e Caire (Cooperativa Architetti e Ingegneri) correttamente immagina un freno, nella speranza di tutelare produttività e valori paesaggistici. Ma se è vero che la generale crisi economica non ha ancora toccato il fondo, è proprio il momento della riflessione, e delle responsabilità. A cominciare dagli architetti, afflitti da budget sempre più risicati. Anche per quanto ci riguarda, nei progetti sui tavoli, pare lontano lottimismo per la tecnologia opulenta (vetro e acciaio) che entusiasmava gli anni settanta/ottanta. Oggi ci capita più spesso di modellare involucri a cappotto, in sostanza rivestiti di semplice intonaco. Ma non per questo demordiamo, pure con povertà di mezzi si può fare architettura: limando, incidendo, sottraendo. Sempre con rispetto e attenzione al contesto, rifiutando clamori formali non essenziali. La povertà di mezzi può così persino giovare, imponendo una sorta di autodisciplina. Nella riflessione chiamiamo in ballo anche i costruttori, a Parma molti e bravissimi. Che non perdano la fiducia. E non dimentichino che nei momenti di buio bisogna essere più esigenti. Qualificare il prodotto, fare case più vivibili e più belle. Evocando il coraggio e la dignità dei nostri avi del Medioevo. Che magari abitavano indifesi da freddo e calura, si nutrivano come potevano, falcidiati da epidemie. Eppure riuscirono a costruire una cattedrale maestosa, e un battistero che è vera magia, in più anche fastoso nei materiali. Quel marmo, ai tempi un lusso, trasportato dalle cave veronesi, lenti buoi controcorrente lungo le malcerte sponde del Po e dei navigli. Possibile che oggi, pur esangui le finanze locali e assente lo Stato, i parmigiani facoltosi non ritrovino lorgoglio civico per sostenere, ancora collaborando banche e fondazioni, quel po di opere pubbliche che veramente suggellerebbero ruolo e dignità di Parma ad autentica green town? Limitandoci a qualche esempio, completamento delle piste ciclo-pedonali, incremento del trasporto pubblico, saldatura tra aree verdi in un unico vastissimo parco connesso a torrenti e città? E ancora, riapertura di emergenze storiche eccelse, oggi latenti: tra le altre Palazzo del giardino, convento di San Paolo, Ospedale Vecchio? Ma quando, dunque, le donazioni dei cittadini generosi saranno riconosciute di pubblica utilità e defiscalizzate?
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