In mano la ricetta di uno chef di primordine e il desiderio di rilanciare limmagine di una città «bella, vivibile e accessibile per tutti», il nuovo sindaco Virginio Merola ha annunciato fin dalla campagna elettorale un vivo interesse al centro storico. Salvato il programma «Bella Bo», firmato da Bruno Gabrielli sul finire del mandato commissariale di Anna Maria Cancellieri (cfr. «Il Giornale dellArchitettura» n. 91, febbraio 2011), la nuova giunta non ha esitato a sostenere i lavori di manutenzione previsti con 2,8 milioni. Continuano così gli interventi di ripulitura, rimozione di oggetti incongrui, rifacimento di pavimentazioni e introduzione di nuovi elementi di arredo urbano, coordinati da un nuovo Ufficio per il centro storico (nome non nuovo, eco dei lustri della pianificazione bolognese). Proseguono con premura anche i laboratori partecipativi di Urban Center che a piazza Verdi, dopo le recenti opere di pavimentazione e pedonalizzazione, proporranno ipotesi duso con lintroduzione di arredi (aleggia pure lo spettro di tre alberi da tempo rimossi, che si rivorrebbero alle terga di San Giacomo Maggiore, un retro dalla potenza inconsueta). Nelle piazze Minghetti e del Francia i lavori dovrebbero concludersi entro il 2011: «Operazione senza precedenti negli ultimi 30 anni» secondo il sindaco, vera e propria «liberazione» nel cuore della Bologna ottocentesca, grazie alle risorse congiunte di Fondazione Carisbo, Cassa di Risparmio e Banca di Bologna (poco più di un milione). Qui pure è parso inizialmente problematico il rapporto col verde, questa volta esistente: una levata di scudi in difesa di alcune essenze affastellate malamente, tra cui una decina di rusticani da fiore e una magnolia, poi abbattuti. Agli idolatri del verde bastino i rusticani della collina, ancora liberi di vivere lungi da luoghi così irriconoscenti. Glauco Gresleri, nel raccontarci il suo progetto per piazza Minghetti, evoca la genesi della città ottocentesca esito dei progetti di Coriolano Monti (1861-1889): nel problematico innesto con la spazialità della città antica sono i portici il «canale di comunicazione» tra città storica e moderne addizioni. La liberazione della piazza, ripensata in un serrato confronto con la Soprintendenza, avviene attraverso il recupero di uno spazio pedonale permeabile e a misura duomo, un «lago di pietra sul quale galleggiano gli alberi», un «vassoio» perfetto per gli alzati dei palazzi del Saffi e del Mengoni (bianco questultimo e un po milanese). Il disegno della pavimentazione indirizza agli imbocchi delle strade come unonda in direzioni centrifughe, recuperando in particolare la prospettiva verso palazzo Pepoli vecchio, prima annullata da veicoli e ostacoli di ogni sorta. Dal programma Gabrielli non si può tuttavia pretendere la risoluzione di tutti i problemi del centro storico, caricandolo delle prerogative di un piano; alla nuova amministrazione resta il difficile compito di snodare nel dettaglio una politica per la città storica, forse sulla scia di quel Piano per il centro e la collina (1969) firmato Pier Luigi Cervellati che ha reso nota Bologna in Europa e che resta ancora un modello senza precedenti di sinergia tra istituzioni, enti pubblici e privati. Gli intenti sono per una città «bella» ma non «travestita». Sarà la città storica a svelare il volto di Bologna contemporanea: è nella rete dei portici e delle piazze limmagine e la metafora della città e dei suoi abitanti. Così il «baco perfetto» rivela il suo senso fenomenico: sequenza di luoghi dalla vocazione progettuale intrinseca, in cui un continuo e misurato confluire di energie potrà mettere sul piatto i conflitti e chiarificarli (primo tra tutti linterazione pubblico/privato). Un aspetto di cui poco si è sentito parlare finora, a sostegno della candidatura del sistema dei portici tra i patrimoni dellumanità Unesco.
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