Milano. Dopo «Le Sette Ossessioni del Design Italiano», «Serie Fuori Serie» e «Quali cose siamo», il Triennale Design Museum dedica la sua quarta edizione, a partire dal 5 aprile, ai 50 anni del Salone del Mobile con «Le fabbriche dei sogni. Uomini, idee, imprese e paradossi delle fabbriche del design italiano» curata da Alberto Alessi con lallestimento di Martí Guixé.
Diciamolo subito: è lallestimento più coinvolgente e gioioso tra quelli visti finora e la freschezza di Guixé è contagiosa, oltre che benefica, per una celebrazione istituzionale come questa dedicata al cinquantenario del Salone. Il designer spagnolo ci accompagna nel forbito – e un po pomposo – racconto di Alessi come in una delle avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie: gli oggetti entrano in dialogo con i progettisti e le storie dei «capitani coraggiosi» dellimprenditoria del design sintrecciano con le loro biografie personali in unatmosfera colorata e ricca di suggestioni.
Persone e oggetti del design italiano sono i protagonisti delle «fabbriche dei sogni», titolo che Alessi aveva già coniato per raccontare la storia della sua azienda, intendendo con queste le «piccole aziende con alti ideali, che hanno posto il design come elemento fondante della loro attività. Capaci di fondere la poiesis con la technè, contribuiscono a una nuova visione del ruolo dellindustria nella società contemporanea». Si tratta di un gruppo storico dimprese che si sono sviluppate prevalentemente nellItalia del dopoguerra e che costituiscono la singolarità del design italiano con le loro produzioni di «oggetti di alto artigianato spesso realizzati con laiuto delle macchine dove la tecnologia è contemporanea e industriale ma la pratica profonda è rimasta artigianale». A ragione, Alessi fa notare che le «fabbriche dei sogni» sono radicalmente diverse dalle aziende industriali mass production, non soltanto per numeri e mezzi ma anche per rischio dimpresa, nullo per lindustria dei manager ma «fisiologicamente inscindibile dalla nostra attività».
Il tema della produzione era emerso del resto anche durante «Serie Fuori Serie», ma qui costituisce lincipit della selezione di Alessi perché, come ben chiarisce Silvana Annicchiarico, «questa quarta edizione ripercorre la storia del design italiano valorizzando soprattutto il ruolo degli imprenditori: cioè di quei capitani coraggiosi che hanno reso possibile e concreta laffermazione del design italiano». Si tratta di un omaggio più che meritato, e ben venga lanniversario del Salone per ricordarcelo, verso una componente essenziale e non sempre riconosciuta del design italiano: il dialogo serrato tra progetto e produzione, dove le gerarchie, di ruoli come di ambiti, cedono il passo a un dialogo fitto di rimandi, di mutua partecipazione, di comuni interessi condivisi, proprio come il «matrimonio perfetto» descritto da Vico Magistretti tra designer e produttore.
Alessi riscatta la creatività occulta di chi le cose le concretizza e non per questo è meno «progettuale» di chi le ha pensate. Anzi! Lo dimostrano i pezzi esposti: una selezione efficace, familiare e didattica delle icone del design italiano che piacerà tanto sia al visitatore occasionale sia alladdetto ai lavori. Dallappendiabito a piantana dei Bbpr per Kartell alla «MiniKitchen» di Joe Colombo per Boffi, dal servizio «Como» di Lino Sabbatini alla «Parentesi» dei Castiglioni per Flos, e ancora la «Hanahana» di Kazuyo Sejima per Driade, la «Valentine» di Ettore Sottsass per Olivetti, la «Lady» di Marco Zanuso per Arflex, il «Mobil» di Antonio Citterio per Kartell, il «Nathalie» di Magistretti per Fluo e molto altro ancora. Alessi ci ricorda i capolavori del design italiano in una narrazione garbata in cui sintersecano tipologie, generazioni, materiali. A vederli così da vicino, tutti insieme, viene da dargli ragione perché emerge una «qualità diffusa», manifatturiera che è alla base di quel lusso italiano, definito dal «bello e ben fatto» del made in Italy ma, precisa il curatore, «noi non siamo per il lusso classista, rigidamente esclusivo, proprio di una visione antica e chiusa della società. Mi piace pensarci pionieri di un nuovo tipo di lusso, interclassista e inclusivo, aperto ai fermenti e alle speranze di una società in rapido cambiamento».
(Visited 76 times, 1 visits today)
Articoli recenti
- Speciale Giornata mondiale dell’acqua 2026 15 Aprile 2026
- Nuovi, celebrati, già demoliti. La strana parabola dei parcheggi di Christian Kerez 14 Aprile 2026
- Quo vadis architetto? Antoni Gaudí, visioni tra passato e futuro 14 Aprile 2026
- Mario Carrieri (1932-2026) 14 Aprile 2026
- Il concorso per il Corso. Vicenza e l’ex Cinema, futuro hub culturale 11 Aprile 2026
- Ritratti di città. Jakarta, capitale (la più grande) che affonda 11 Aprile 2026
- Vivere sul confine. Dove una linea divide le case, e una biblioteca unica 8 Aprile 2026
- Lella e Massimo Vignelli, la chiarezza di traiettorie trasversali 8 Aprile 2026
- DDL sul Codice edilizia, i rischi nelle osservazioni dell’INU 8 Aprile 2026
- Torino, un Piano di regole, ma soprattutto di governo 7 Aprile 2026
- Libri (esigenti e provocatori) per capire l’Italia 6 Aprile 2026
- Maxxi, laboratorio urbano in continuo adattamento 5 Aprile 2026
- Progetti e conflitti: a Bologna il caso MUBA. Ma non è il solo 1 Aprile 2026
- Ennio Brion (1940-2026) 1 Aprile 2026
Tag
abitare
alejandro aravena
allestimenti
anniversari
arte contemporanea
biennale venezia 2016
bologna
Chiese
cina
compatibilità ambientale
concorsi
congressi
coronavirus
Dalle Aziende
fiere
firenze
fotografia
francia
germania
infrastrutture
INU
lettere al Giornale
libri
Milano
mostre
musei
napoli
paesaggio
parigi
Pianificazione
premi
recupero
reporting from the front
restauro
rigenerazione urbana
ritratti di città
Ri_visitati
roma
sicilia
spazio pubblico
territorio fragile
torino
triennale milano
università
venezia
«Il Giornale dell’Architettura» è un marchio registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. all’associazione culturale The Architectural Post; ilgiornaledellarchitettura.com è un Domain Name registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. a The Architectural Post, editore della testata digitale, derivata e di proprietà di «Il Giornale dell’Architettura» fondato nell’anno 2002 dalla casa editrice Umberto Allemandi & C. S.p.A., oggi Società Editrice Allemandi a r.l.
CONTATTI SOCIAL:
© 2026 Giornale dell'Architettura •
© 2026 TheArchitecturalPost - Privacy - Informativa Cookies - Developed by Studioata





















