Titolare dello studio Pica Ciamarra Associati e vice-presidente In/Arch. Attraverso i concorsi, gli enti pubblici hanno perseguito non solo politiche territoriali ma anche di autopromozione. Sul totale dei concorsi banditi nellultimo decennio, un elevato numero è rimasto sulla carta. Attraverso la Sua esperienza, quali potrebbero essere gli interventi per rendere effettiva la concatenazione tra bando, assegnazione dellincarico ai vincitori, realizzazione dellopera?
In un convegno In/Arch affrontai la questione («Un sistema di garanzie nella pratica progettuale»; www.pcaint.eu/news/05). Credo ancora in quellanalisi e riformulo tre azioni.
1. Domanda ben posta: concorsi banditi solo se cè un buon programma di progetto (occorrono programmatori, figure però quasi sconosciute in Italia) e se cè certezza di risorse adeguate. Servono per esaminare alternative: buone risposte presuppongono idonee basi informative, indicazioni su obiettivi perseguiti e prestazioni da soddisfare; effettivi spazi di libertà.
2. No allanonimato (qui occorre agire a livello europeo): confronti fra candidati e giurie formate da pochi veri esperti e rappresentanze degli utenti; mostre prima, mostre/dibattiti dopo (perché chi giudica sia a sua volta giudicato). La velocità di realizzazione poi non è solo efficienza: rende tutti interessati a un giudizio attento. Efficace una banca-dati internet con blog fra persone identificate: monitoraggio di tutti i concorsi (nomi di candidati e giurati, cronogrammi, immagini, esiti).
3. No a progettisti mecenati: semplici candidature (adempimenti burocratici preventivi generano ricorsi) che motivino in grande sintesi eventuali aggregazioni e volontà di partecipare al confronto; poi concorsi in un solo grado, retribuiti, ristretti, fra soggetti disomogenei (per ampiezza di esperienze, competenza specifica, conoscenza dei contesti, età, ecc.), cioè mixing stimolanti e inevitabili rotazioni.
I concorsi non servono a ripartire equamente lavoro: sono lo strumento per selezionare la migliore soluzione a un problema e produrre «realizzazioni esemplari», lo chiede anche un voto dellUnione Europea. Questa ricerca di qualità impegna modeste aliquote del costo dellopera: la collettività deve farsene carico investendo in programmi di progetto e almeno rimborsando chi partecipa. Anche per giustificare spese di programmazione e rimborsi, il soggetto banditore dovrà credere nelliniziativa e concretizzare risultati.
(Visited 78 times, 1 visits today)
Articoli recenti
- Uli Hellweg: integrare, trasformare, prendersi cura 10 Giugno 2026
- Una grammatica biofila per la casa 9 Giugno 2026
- Venezia, Sanremo, Saint Vincent: i casinò italiani più noti 8 Giugno 2026
- Peter Zumthor in California, cemento autoreferenziale 7 Giugno 2026
- Proteggere un patrimonio, doppio: riapre il cannocchiale di Scarpa alla Gypsotheca 7 Giugno 2026
- I giochi creativi tra Achille (Castiglioni) e Bruno (Munari) 7 Giugno 2026
- Legno, riso e propoli: il padiglione delle api 6 Giugno 2026
- Elogio della verticalità. Perché i Tall Buildings servono 5 Giugno 2026
- Città (s)travolte: il fenomeno Airbnb in 5 numeri 4 Giugno 2026
- Narrare le città di oggi: politica e gratuità, fragilità e paure 3 Giugno 2026
- Roma Design Experience 2026: ISIA traccia le geografie del progetto 3 Giugno 2026
- Andrea Bruno e le “Possibili Torino”: il restauro come atto critico 3 Giugno 2026
- Jose Luis Vallejo: ricercare, rigenerare, rinaturalizzare 2 Giugno 2026
- Ottant’anni di vitalità. L’architettura italiana si celebra al Maxxi 31 Maggio 2026
Tag
abitare
alejandro aravena
allestimenti
anniversari
arte contemporanea
biennale venezia 2016
bologna
Chiese
cina
compatibilità ambientale
concorsi
congressi
coronavirus
Dalle Aziende
fiere
fotografia
francia
germania
infrastrutture
INU
lettere al Giornale
libri
Milano
mostre
musei
napoli
paesaggio
parigi
patrimonio
Pianificazione
premi
recupero
reporting from the front
restauro
rigenerazione urbana
ritratti di città
Ri_visitati
roma
sicilia
spazio pubblico
territorio fragile
torino
triennale milano
università
venezia
«Il Giornale dell’Architettura» è un marchio registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. all’associazione culturale The Architectural Post; ilgiornaledellarchitettura.com è un Domain Name registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. a The Architectural Post, editore della testata digitale, derivata e di proprietà di «Il Giornale dell’Architettura» fondato nell’anno 2002 dalla casa editrice Umberto Allemandi & C. S.p.A., oggi Società Editrice Allemandi a r.l.
CONTATTI SOCIAL:
© 2026 Giornale dell'Architettura •
© 2026 TheArchitecturalPost - Privacy - Informativa Cookies - Developed by Studioata



















