Altralinea e Sparch si aggiudicano la competizione internazionale organizzata dalla Fondazione Roi. A Palazzo Thiene la mostra dei 5 progetti finalisti è occasione per riflettere su un luogo centrale, dismesso da 30 anni
VICENZA. La mostra “Verso il CORSO. Visioni e progetti per la rigenerazione dell’ex Cinema Corso” è dedicata ai 5 progetti finalisti del concorso internazionale per il riuso dell’ex sala cinematografica (su un analogo tema abbiamo scritto anche qui) ed è allestita (fino al 19 aprile) nelle sale ipogee di Palazzo Thiene a Vicenza.
L’esposizione – nella straordinaria architettura civile ideata da Giulio Romano e portata a compimento da Andrea Palladio tra il 1542 e il 1558, parte del circuito museale comunale dal 2021 – si offre come occasione per riflettere sul destino del patrimonio edilizio nei centri storici e, cosa forse più interessante, su quali possano essere le funzioni più adatte a garantire il loro utilizzo nel tempo.
Trent’anni di abbandono
L’immobile interessato dalla futura trasformazione è situato lungo Corso Fogazzaro, una posizione centrale e strategica. Si tratta di una ex sala cinematografica di medie dimensioni (circa 600 posti a sedere) dotata di un prezioso tetto apribile. Entrata in funzione nel 1948 e utilizzata per quasi 50 anni, la sala è stata definitivamente dismessa nel 1996.
Sorte condivisa con alcuni altri, meno fortunati, ex cinema della città. La sua chiusura non è però coincisa con l’oblio. Se è vero, come si legge nei documenti del concorso, che “da allora l’edificio è rimasto per oltre trent’anni una presenza sospesa nel centro storico”, è altrettanto vero che un acceso confronto attorno al suo possibile riuso ha animato il dibattito di associazioni culturali e di gruppi politici cittadini per anni.
In particolare, la vicinanza alla biblioteca civica e ad altri importanti edifici, anch’essi inutilizzati (Palazzo Repeta, ex sede della Banca d’Italia, affacciato su piazza San Lorenzo, oggi di proprietà privata, e il contiguo Palazzo Caldogno Tecchio, già sede della Camera di Commercio, posto in vendita nel 2022), attribuiva all’ex Cinema Corso il ruolo di fulcro del cosiddetto quadrilatero della cultura: una visione di marketing urbano che suggeriva di andare oltre la sua semplice rifunzionalizzazione proponendo per questo e gli altri vuoti utilizzi molto più ambiziosi.
Oggi una proprietà privata e un futuro da hub culturale
Una svolta decisiva per le sorti dell’ex cinema è derivata dall’acquisto, nel 2014, da parte della Fondazione Roi, la stessa che oggi ne promuove il riutilizzo. Il prezzo concordato al tempo, decisamente importante, circa 2,5 milioni di euro (quasi 8.000 mila euro a mq), aveva indotto la nuova proprietà a ipotizzare un cambio d’uso più proficuo, ovvero quello residenziale di lusso, ma ben lontano dalle finalità statutarie dell’ente.
Dopo alcuni successivi tentativi di vendita andati a vuoto, e i relativi deprezzamenti, l’attuale cda della Fondazione, presieduto da Francesca Lazzari (un passato da assessore alla cultura, nonché all’urbanistica) ha scelto di tornare all’idea originaria, ovvero quella di utilizzare l’ex Cinema Corso come hub culturale. Una proposta non nuova per la stessa Lazzari, che ricorda quella avanzata nel 2009 a favore del monumento cittadino più celebrato, la Basilica palladiana, al tempo in restauro, poi eclissata.
La visita alla mostra, racchiusa nei suggestivi spazi delle sale ipogee di Palazzo Thiene, sollecita varie riflessioni. Tra le più evidenti, per quanto riguarda il rapporto tra edificio rinnovato e contesto circostante, il fatto che tre dei progetti selezionati (qui la sintesi del concorso) scelgono opportunamente di valorizzare lo slargo presente sul retro (Stradella del Garofolino) dando forma ad una vera e propria piazza che si apre sul nuovo ingresso.
Una copertura terrazza
Altro aspetto interessante comune a tutti i progetti, memori forse del fascino del tetto apribile di cui era dotato il preesistente cinema, è la necessità di arricchire il volume realizzando una copertura a terrazza da cui si potrà piacevolmente godere dell’intorno.
Tra le proposte progettuali che hanno superato la seconda fase del concorso, quella avanzata dalla cordata AltraLinea + Sparch (in cui l’edificio è appunto accessibile dal retro per valorizzare la piccola piazza già esistente, svuotato al suo interno e riorganizzato su più livelli, con un volume a tripla altezza al centro e piano terra passante) è risultata vincitrice perché ritenuta dalla giuria capace di “interpretare in modo equilibrato la complessità dell’intervento”.
Fluida (almeno per ora) appare l’effettiva destinazione d’uso a causa non tanto delle singole scelte progettuali, quanto piuttosto della ridondanza di aspettative che accompagnano simili occasioni. Il “CORSO” dovrà diventare, secondo le direttive del bando, uno spazio in grado di “accogliere una programmazione diversificata, dalle arti visive alle performance, dalle proiezioni agli eventi partecipativi” dove, si legge nella relazione programmatica, “giovani artisti potranno sviluppare progetti, confrontarsi con maestri affermati e intrecciare linguaggi e tecnologie. Residenze artistiche under 35, mostre site-specific, festival multidisciplinari, laboratori, progetti di welfare culturale e collaborazioni con università, istituzioni e imprese comporranno una programmazione interdisciplinare e intergenerazionale”.
Un plateau di offerte culturali molto varie che lascia intendere quanto l’obiettivo funzionale sia aperto. Promesse allettanti che non siamo in grado di sapere se verranno mantenute, e neppure se e quanto reggeranno nel tempo, ma che hanno il sapore di impegnativo banco di prova per una città che cerca di guadagnare terreno in campo artistico-culturale costruendo un’immagine più dinamica e, forse, anche una nuova economia.
Immagine di copertina: ex Cinema Corso, Vicenza (© Marco Zorzanello)
Il concorso
Alla seconda fase del concorso sono state ammesse 5 proposte delle 125 della prima fase.
Progetto vincitore: AltraLinea (Pierluigi Capobianchi) con Sparch (Riccardo Coccia)
Secondo classificato: Chorus (Niccolò Suraci, Mara Vertunni, Giovanni Nicolò) con Artefice (Marcello Carpino e Vittoria Poletto), Fosbury Architecture (Giacomo Ardesio, Nicola Campri) e Prodim (Giorgio Bo, Elena Bo, Alessia Casalegno) con la consulenza di Edoardo Munari
Terzo classificato: Archisbang (Silvia Minutolo, Marco Giai Via, Eugenio Chironna, Marica Torreggiani) con Sintecna e Orbyta Engineering
Quarti classificati: Federico Bertolo, Tommaso Bisogno e Milan Ingegneria; SDV (Sossio De Vita) con Giuseppe Chiariello e Superspatial
La giuria era composta da: Eva Fabbris, Ippolito Pestellini Laparelli, Antonio Atripaldi, Nicola Tracanzan, Francesca Lazzari.



























