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Alessandro ColomboScritto da: Reviews

Fondazione Querini Stampalia, immersioni nell’effimero

Fondazione Querini Stampalia, immersioni nell’effimero
A Venezia tre mostre possono essere lette come una riflessione contemporanea sulla cultura dell’esporre, parte integrante dell’istituzione museale

 

VENEZIA. Gli allestimenti si susseguono nei musei, nelle gallerie, come parte essenziale della loro vita, ma di loro rimane spesso solo il ricordo, qualche immagine, forse i video dell’inaugurazione, nel migliore dei casi un servizio televisivo e una pagina nella monografia degli autori, poiché normalmente i cataloghi sono dedicati alle opere esposte e non alla loro messa in scena. La loro durata a termine ne decreta di fatto la caducità, anche se la loro esistenza permette la vita delle istituzioni che li ospitano. In questo volgere dell’anno alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia tre mostre in corso si trovano, partendo da presupposti e materiali completamente diversi, ad offrire interessanti spunti e riflessioni sul tema.

 

Con Valeriano Pastor e Michelina Michelotto

“L’effimero architettonico. Due allestimenti di Valeriano Pastor e Michelina Michelotto”, a cura di Armando Cattaneo, Maura Manzelle e Barbara Pastor, presenta i progetti di allestimento che i due autori realizzarono nel 1987 per “Un ritratto di famiglia nel Settecento veneziano” e “Cento vetri. Opere in vetro dal 1951 al 1987”.

Con questa mostra la Fondazione inizia a riflettere sul contributo degli architetti contemporanei al progetto del Palazzo nella sua storia recente, iniziando giocoforza dal tema dell’allestimento, l’effimero architettonico, e ambientandolo, non a caso, nella cosiddetta area Scarpa, quella straordinaria “invenzione” di ingresso dal canale e giardino che fonde natura ed artificio nel linguaggio geometrico e materico dell’indimenticabile progettista.

Solidamente formatosi allo IUAV con Giuseppe Samonà e poi collaboratore negli studi di Edoardo Gellner, Ignazio Gardella e Carlo Scarpa, di questi Valeriano Pastor prende il testimone a Palazzo Querini Stampalia e con le sue mostre, di cui quelle realizzate con Michelina Michelotto sono fra i migliori esempi, si inserisce nella ricerca sui caratteri distintivi dell’architettura a Venezia nonché sul metodo del progetto tentativo, nel quale il comporre distinguendo è mezzo per arrivare ad un risultato che, se non assoluto, è però un buon avvicinamento alla soluzione migliore.

Così luce e trasparenza vengono usati sapientemente per rendere gli ambienti dialoganti con le superfici d’acqua della città, in una relazione tra interno ed esterno che individua sì una gerarchia fra effimero e permanente, fra Palazzo ed allestimento, ma non la risolve mai in una prevalenza dell’uno sull’altro. In corretto dialogo con il lavoro di Scarpa sono presentati una sessantina di disegni originali e fotografie – che forse avremmo voluto più grandi per apprezzarne maggiormente la qualità – che provengono dagli archivi della Fondazione Querini Stampalia, dal Fondo Architetti Pastor Michelotto e della Falegnameria Capovilla, chiudendo così il cerchio di una maestria progettuale e realizzativa che traspare dalle cromie dei bei disegni a matita.

Giustamente, il volume curato da Maura Manzelle, edito in occasione della mostra e dedicato a Valeriano Pastor e Michelina Michelotto, titola “L’aria pareva avesse colore”, il colore che rimane nei nostri occhi mentre saliamo ai piani superiori.

 

Antonio Corradini e Luigi Ghirri: soglie del visibile

Nei ricchissimi ambienti del piano nobile si apre una pausa delimitata da morbidi tessuti bianchi appesi a creare una sospensione nella narrazione storica per offrirci un “trovato” di recente scoperta. Il medaglione in marmo con volto femminile velato, riemerso dai depositi della Fondazione e da oggi riconosciuto come opera autografa di Antonio Corradini, viene accostato al bozzetto in terracotta per il Cristo velato, commissionato allo stesso Corradini per la Cappella Sansevero di Napoli, ora custodito nel Museo e Certosa di San Martino di Napoli, e con alcune fotografie provenienti dal Fondo Ghirri, lasciate in comodato alla Fondazione dal 2015 dal collezionista Roberto Lombardi.

La mostra “Disapparire. Antonio Corradini e Luigi Ghirri”, a cura di Elisabetta Dal Carlo, Lara Marchese, Marta Savaris, Babet Trevisan con Monica De Vincenti offre una riflessione su due mondi lontani nel tempo “ma sorprendentemente vicini nella loro capacità di trasformare l’atto del vedere in una soglia, un’apparizione, un mistero”, supportata in modo fondamentale da un allestimento che immerge lo spettatore in una “soglia del visibile” nella quale il confine tra opera e spazio diventa vago, insinuando il dubbio se essere “nel Veneto dei riflessi” o nell’ “Emilia delle pianure” nebbiose.

L’allestimento diventa opera e viceversa in un nuovo capitolo della storia delle esposizioni della Fondazione.

 

Come è Bella la vita in Laguna

L’ascesa al terzo piano del Palazzo viene premiata dalla rinnovata visione dell’opera di Gabriel Bella, artista che ci restituisce la vita della Venezia del Settecento in immagini che grazie ad una semplicità a tratti quasi ingenua tratteggiano con precisione la magnificenza e il mito della Serenissima.

“Bella la vita a Venezia” il titolo della mostra (in calendario sempre fino al 12 aprile) che gioca fra aggettivo e nome dell’artista e che, in uno spazio chiaro e luminoso, dona nuova vita ai 69 dipinti ovviamente già conosciuti, ma che qui si arricchiscono di alcune incisioni settecentesche del fondo storico della Biblioteca tratte da “Le Arti che vanno per via nella città di Venezia” di Gaetano Zompini e gustosissimi filmati provenienti dall’Archivio Storico dell’istituto Luce, girati tra il 1929 e il 1956, che portano la visione della città alla contemporaneità.

Nella nuova presentazione si assapora ancora meglio la scoperta che la grande città in Laguna fosse sovente allestita con magnificenza per le varie ricorrenze ed eventi che animavano una vita fatta di ricchezza e agi, sia che fosse per il Giovedì Grasso in piazza San Marco o per gli sposalizi o ancora le cacce. Ma il miglior allestimento rimane quello della natura che, a quei tempi, permetteva alla Laguna di ghiacciare diventando una meravigliosa pista e concedendo al “popolo di camminarvi sopra”.

 

Immagine di copertina: mostra “L’effimero architettonico. Due allestimenti di Valeriano Pastor e Michelina Michelotto”, Fondazione Querini Stampalia, Venezia, 2025  (©  Fondazione Querini Stampalia, Adriano Mura)

 

“L’effimero architettonico. Due allestimento di Valeriano Pastor e Michelina Michelotto”
6 dicembre 2025 — 8 febbraio 2026
Fondazione Querini Stampalia, Castello 5252, Venezia
A cura di: Armando Cattaneo, Maura Manzelle e Barbara Pastor
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“Disapparire. Antonio Corradini e Luigi Ghirri”
13 dicembre 2025 — 12 aprile 2026
Fondazione Querini Stampalia, Castello 5252, Venezia
A cura di: Elisabetta Dal Carlo, Lara Marchese, Marta Savaris, Babet Trevisan con Monica De Vincenti
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“Bella la vita a Venezia”
13 dicembre 2025 — 12 aprile 2026
Fondazione Querini Stampalia, Castello 5252, Venezia
A cura di: Tiziana Bottecchia, Elisabetta Dal Carlo, Lara Marchese, Babet Trevisan
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Tag: , , , , , , , , , Last modified: 6 Gennaio 2026