Tutto fermo (o quasi) nonostante un protocollo d’intesa nazionale tra MiC e ENEA del 2016. Ora ci prova la regione autonoma
La Sicilia prova ad arginare uno dei settori più energivori della pubblica amministrazione
Il progetto è ambizioso. Realizzare, su larga scala, l’efficientamento energetico dei propri musei e siti culturali, tra i settori più energivori della pubblica amministrazione. Mentre nel resto del Paese qualcuno fa un po’ da sé, la Sicilia ci prova. Si comincia dall’aggiudicazione della gara gestita dal dipartimento regionale dell’Energia.
Il Castello della Zisa e Palazzo Abatellis a Palermo, il Teatro Antico di Taormina, il Museo Orsi e la Neapolis a Siracusa; Casa Verga e la Biblioteca regionale a Catania, la Valle dei templi ad Agrigento, il museo di Gela e Palazzo Trigona a Piazza Armerina sono solo alcuni dei 91 siti oggetto del contratto, della durata di 30 anni, di project financing tra la Regione Siciliana e l’azienda Gemmo Spa (tra i precedenti, Reggia di Venaria Reale, Teatro della Fenice e Arena di Verona), che si è aggiudicata la procedura di evidenza pubblica europea. Dopo una prima fase di esecuzione dei lavori, l’azienda gestirà gli impianti per 28 anni, curandone anche la manutenzione ordinaria. Con una spesa di 20,66 milioni, sostenuta per 10,233 milioni dalla società privata e per la restante parte dalla Regione (risorse Po Fesr 2014/2020 – Azione 4.1.1).
Alla concessionaria è riconosciuto un corrispettivo correlato all’entità dei risparmi energetici ottenuti, per un tetto massimo annuale di circa 1 milione, pari al 90% del risparmio previsto rispetto all’attuale spesa per la fornitura di energia elettrica di tutti i beni oggetto d’intervento. Nel caso in cui i risultati raggiunti siano superiori a quanto previsto nel contratto, l’ulteriore risparmio sarà suddiviso tra Regione e concessionaria nella misura, rispettivamente, del 21% e del 79%. A regime, oltre al risparmio del 25% sui consumi energetici, il progetto consentirà di cedere il 5% di energia “verde” alla rete.
Secondo le stime si risparmierà il 25% sugli attuali consumi energetici. In particolare, è prevista la riqualificazione dei sistemi di climatizzazione e illuminazione (relamping), l’installazione d’impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica e di sistemi avanzati di automazione e controllo, attività di conduzione, manutenzione e monitoraggio. Oltre alla riqualificazione energetica degli involucri di 16 edifici, selezionati tra i 91.
Se avere puntato tutto su un unico concessionario, con percentuali nettamente a favore di quest’ultimo nella ripartizione di ulteriori risparmi, è la “formula” vincente, saremo in grado di raccontarlo tra qualche anno.
Il flop del protocollo d’intesa nazionale del 2016
Oltre lo Stretto, infatti, tra le dichiarazioni d’intenti di qualche anno fa e la realtà dei fatti ci troviamo davanti a un flop. Il protocollo d’intesa firmato, con ampia risonanza mediatica, il 7 giugno 2016 da Dario Franceschini, ministro della Cultura (all’epoca MiBACT), e da Federico Testa, presidente dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA), prometteva un taglio dei costi per oltre 5.000 musei e palazzi storici italiani. Un miraggio. Alla resa dei conti c’è poco da spuntare nell’elenco degli obiettivi prefissati.
Il complesso dei musei nazionali, stando ai dati 2016 (a situazione immutata possiamo ritenerli ancora attendibili) paga ogni anno una bolletta energetica pari a circa 250 milioni, con consumi in salita del 50% rispetto agli anni ottanta. Tra le voci che gravano di più, illuminazione, climatizzazione, sicurezza e ICT (tecnologie digitali).
Mosca bianca
Fuori dal perimetro dei musei statali si trovano casi virtuosi, come quello del MART di Rovereto, che già nel lontano 2006 siglò un accordo con l’Università di Trento grazie al quale è stato possibile realizzare un sistema di supervisione che consente il pieno controllo dell’impianto illuminotecnico, di gestire il singolo punto luce o raggruppamenti di luci in base ad orari e cicli funzionali, e di realizzare scenari per ogni galleria espositiva. Già l’anno dopo il risparmio energetico è stato del 25%. Nel 2008 è stata la volta di pellicole a controllo solare sugli oltre 150 cupolini; nel 2011 interventi di carattere edile e impiantistici hanno consentito risparmi energetici (servizio calore) superiori al 45%, mentre altri con ricorrenza quasi annuale continuano a migliorare le performance energetiche del museo, fino all’imminente installazione di una nuova pompa di calore ad alta efficienza che consentirà un risparmio di 1.042.477 KW.
Parole, non fatti
Tornando, dunque, agli Istituti statali, la situazione è quella di cui c’informa la seguente nota dell’Ufficio di segreteria del Segretario generale del MiC: “Questo Ministero, in seno all’accordo del 2016 da Lei citato, ha prodotto delle linee guida e dei seminari in tema di efficientamento energetico dei siti culturali, al fine di sensibilizzare e indirizzare gli Istituti in tal senso per eventuali proposte di restauro”. E puntualizzano che “Oltre a quanto sopra riportato, non si sono sviluppati dei progetti specifici in merito”.
Dall’ENEA, invece, niente. “Abbiamo chiesto ai nostri tecnici se esiste una lista di interventi e la stessa cosa specularmente la potrebbe fornire il MiC visto che si tratta di loro «beni»”, è tutto ciò che ci scrivono. A distanza di cinque anni da quell’accordo non ci resta che accontentarci di un “appena avremo un riscontro da parte dei nostri tecnici sarà nostra cura comunicarvelo”. Anche se c’è poco da comunicare, in realtà, dato che quella “lista di interventi” realizzati semplicemente non esiste.
Eppure l’accordo prometteva di “Avviare progetti per la valutazione dell’impronta energetica degli edifici storici e di individuare adeguati interventi di efficientamento”. Per esempio “sistemi ICT per la gestione energetica dei beni artistici, ma anche la diffusione di tecnologie allo stato dell’arte per l’utilizzo di fonti rinnovabili, come ad esempio il cosiddetto fotovoltaico «invisibile», una sorta di pellicola integrabile nel complesso architettonico e paesaggistico, che potrebbe sfruttare l’elevato irraggiamento solare negli oltre 1.600 ettari di aree archeologiche, di cui l’80% al centro-sud”. Sempre secondo le stime ENEA dell’anno dopo, nell’ambito della campagna “Patrimonio Culturale in classe A” ancora insieme al Ministero e che rientrava fra le iniziative di attuazione del noto protocollo d’intesa, si sarebbe arrivati ad “abbattere fino al 30% i consumi per la climatizzazione e tagliare fino al 40% quelli per l’illuminazione grazie all’installazione di lampade a LED e all’impiego di tecnologie di smart lighting”. “Collaboreremo per ottimizzare i consumi energetici di musei e palazzi storici come stiamo già facendo a Roma per Palazzo Montecitorio”, commentava Federico Testa, presidente dell’ENEA: “Questo permetterà di liberare risorse economiche da reinvestire nella valorizzazione dei beni culturali”.
Principale ostacolo alla riqualificazione energetica dell’edilizia storica e monumentale, la scarsità di risorse pubbliche è stata risolta in Sicilia, dicevamo, con un contratto “shared savings” (risparmi condivisi) tra Regione e concessionaria. L’ENEA, invece, avrebbe dovuto supportare il Ministero in un ventaglio di azioni “di finanziamento e incentivazione, come ad esempio il ricorso a società che effettuano gli interventi di efficienza energetica (ESCo), assumendosi rischio e gestione dell’investimento; forme di partenariato pubblico-privato; finanziamento tramite terzi; conto termico 2.0; ccobonus del 65%; fondi nazionali e Ue”.
Un nulla di fatto su tutta la linea. Le linee guida di cui c’informano dal MiC, infatti, sono state prodotte da un gruppo di lavoro formato da dirigenti e funzionari del Ministero insieme a docenti universitari e risalgono all’anno prima dell’accordo con l’ENEA. In quello stesso 2016 altre linee guida furono realizzate nell’ambito del progetto Ex.PO AUS (Sviluppo delle potenzialità dei Siti UNESCO dell’Adriatico), commissionato dalla Provincia di Ferrara e coordinato da “Green Lab” di Brescia in collaborazione con Newatt. Si basano sul caso studio realizzato nel Castello di Ferrara, modello per il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici vincolati.
Fuori dal coro: a Roma, due progetti pilota (per musei ad autonomia speciale)
Smarrito nella memoria istituzionale, tra i pochi casi di effettiva sperimentazione di efficientamento energetico nei musei statali c’è proprio quello che Franceschini indicava nel 2016 come “un primo museo dove sperimentare l’efficacia di questo accordo”: la Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea, una delle strutture museali più grandi d’Italia, dotata di autonomia speciale.
“Oltre 18.000 mq, con consumi pari a 1.000 tep/anno”, si legge sul sito dello Studio Santi, innovation in Energy di Roma, che sta supportando “la Direzione del museo nell’implementazione di un approccio integrato relativo all’efficienza energetica ed alla sostenibilità ambientale”. Si tratta di un percorso iniziato nel 2017 in occasione dell’Anno internazionale del turismo sostenibile promosso dalla United Nations World Tourism Organization. Uno studio di fattibilità tecnica ed economica ha permesso all’Amministrazione di reperire i fondi necessari al progetto. L’obiettivo è quello di farne un prototipo di protocollo d’azione da replicare.
Altro progetto pilota statale, indipendente dall’accordo con l’ENEA, è quello di Palazzo Barberini, e forse non è un caso che si tratti nuovamente di un museo dotato di autonomia speciale (ce ne siamo già occupati nella rassegna sui riallestimenti museali). Qui l’innovativo sistema di micro sensori wi-fi installato da Avvenia, società del gruppo Terna leader nell’efficienza energetica, consente un accurato monitoraggio ambientale dell’edificio, per una riduzione stimata del 20% dei costi energetici.
Questioni tecniche a parte, sembra proprio che l’autonomia, gestionale e finanziaria, sia l’elemento che marchi la differenza, sia nei singoli casi sia in quello (da verificare tra qualche anno) di un’intera regione, la Sicilia dei beni culturali a statuto speciale.
Immagine di copertina: Genova, galleria degli specchi a Palazzo reale (fonte: Wikimedia Commons)
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Last modified: 9 Novembre 2021