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Laura CerioloWritten by: Città e Territorio

Per dimenticare il tornado lungo la riviera del Brenta

Per dimenticare il tornado lungo la riviera del Brenta
Un masterplan, elaborato da IUAV, Ordine architetti Venezia e Soprintendenza, per la riqualificazione paesaggistica del comprensorio della riviera del Brenta tra Mira e Dolo, danneggiato dalla tromba d’aria del luglio 2015

 

VENEZIA. L’Italia soggetta a devastazioni di ogni natura, dalle inondazioni, ai terremoti, ai tornadi, necessita di ricostruzione, riqualificazione, consolidamento e ricucitura del territorio. Un caso riguarda il progetto paesaggistico per la riviera del Brenta, elaborato in seguito alla tromba d’aria abbattutasi l’8 luglio 2015 sul territorio compreso tra Dolo e Mira, la quale aveva devastato abitazioni, dimore storiche e vegetazione, causando anche una vittima. La proposta di ricomposizione e riqualificazione paesaggistica di tale comprensorio è frutto della collaborazione tra il dipartimento di Culture del progetto dell’Università IUAV di Venezia, l’Ordine degli Architetti della Provincia di Venezia e, per la supervisione, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Venezia, Belluno, Padova e Treviso.

La riviera vanta un habitat consolidato costituito dal naviglio Brenta, dalla campagna circostante e da alcune ville storiche (tra le quali, villa Fini è andata distrutta), oltre alla presenza degli insediamenti abitativi. Lo studio promosso da Università, Ordine professionale e Soprintendenza parte da una lettura sul paesaggio, analizzandone la struttura e l’organizzazione territoriale, e proponendo un masterplan come strumento meta-progettuale per orientare un’eventuale futura progettazione esecutiva. Con l’obiettivo di mettere in valore i caratteri specifici e relazionali dell’area come patrimonio collettivo, il progetto auspica interventi legati a connessioni ciclopedonali, ecologiche e vegetali: nello specifico, la realizzazione di un percorso ciclopedonale a collegamento dei due centri di Dolo e Mira, lungo l’argine sinistro del naviglio Brenta; alberature ombreggianti e filari di varietà diverse di specie autoctone lungo il corso d’acqua e per le aree adibite a parcheggio. Il vuoto creato dall’assenza di vegetazione estirpata dal tornado ha fatto perdere il senso dello spazio e messo in evidenza alcune carenze che il piano-guida vorrebbe colmare. Il masterplan, infatti, non è rigido o esaustivo, né ha valore esecutivo ma è una proposta orientativa, già presentata ai comuni della riviera del Brenta che, sulla base del documento, dovrebbero indire bandi per incarichi di progettazione al fine di rendere attuative le indicazioni del piano stesso.

In realtà, estendendosi la Riviera del Brenta per 25 km da Strà fino alla laguna di Venezia (in località Fusina) e trattandosi di un sistema territoriale omogeneo, come tale andrebbe considerato, attraverso un progetto unitario ovvero estendendo quello del masterplan all’intera area, al fine di evitare la frammentazione di un ambito qualitativamente pregiato ma già compromesso in relazione a un’edilizia rurale e commerciale disgregata. Ad esempio, si pensi in Svizzera al progetto territoriale recentemente realizzato per la tratta ferroviaria a cielo aperto di AlpTransit® fino al nuovo tunnel del San Gottardo: un progetto che si estende da Nord a Sud del Canton Ticino, da Bodio a Camorino, tra fiume Ticino, strada cantonale e autostrada, attraversando vari paesi che si sono dotati di un denominatore comune, armonico e organico. Al contrario, l’assenza di un piano-guida è palese nel caso della conversione a pista ciclopedonale della ferrovia a mare della linea Genova-Ventimiglia, che nella tratta da San Lorenzo al Mare-Imperia-Ospedaletti è stata spostata a monte: qui ogni Comune della tratta ha operato senza relazionarsi con quella limitrofa.

Autore

  • Laura Ceriolo

    Insegna all'ULB e al Politecnico di Bruxelles, e all'EPFL di Losanna. Si è laureata in architettura a Venezia (IUAV), poi specializzata all'Ecole normale supérieure di Cachan-Parigi. È dottore di ricerca in Storia delle scienze e delle tecniche costruttive, ha frequentato il master in Ponti dell'ENPC di Parigi, sempre sostenuta da solide fondamenta umanistiche, preziosa eredità della formazione liceale classica. Ha insegnato presso le Università di Architettura di Venezia, Losanna, Mendrisio. Per 10 anni è stata redattrice della rivista svizzera "Archi”, e collabora tra gli altri con “Tracés” e “il Corriere del Ticino”. Ha vinto per due anni consecutivi il Premio giovani ricercatori del Murst. A Venezia ha restaurato - primo esempio al mondo - un ponte in ghisa storico con fibre aramidiche (AFRP). I suoi ambiti di ricerca sono, oltre alla meccanica della frattura dei materiali fragili e il restauro con i materiali compositi, la storia dei materiali, dell'ingegneria e delle tecniche costruttive. Ha compartecipato alla 14. Mostra internazionale di architettura di Venezia con l'evento collaterale: „Gotthard Landscape-the unexpected view“. Ha curato mostre di architettura e strutture a Venezia, Torino e Ginevra. È stata direttrice responsabile della Fondazione Wilmotte di Venezia; perito tecnico d'ufficio del Tribunale civile di Venezia; membro attivo di varie associazioni di ingegneria, per l'arte e la storia dell'ingegneria, è autrice di numerose pubblicazioni. Collabora con la Società svizzera degli ingegneri e degli architetti

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Last modified: 10 Maggio 2017