Visit Sponsor

Michele RodaWritten by: Reviews

Le Brigate SAAL, eroica esperienza dell’architettura partecipata

PORTO. Gli edifici che continuano a raccontare, 40 anni dopo la costruzione, storie di semplicità, orgoglio e resistenza. Le foto delle assemblee che trasmettono enormi energie, insieme a speranza, e forse anche illusioni. L’’esperienza delle Brigate SAAL (acronimo portoghese che sta per Serviço Ambulatório de Apoio Local, una sorta di cooperativismo dal basso), nel Portogallo che usciva dalla dittatura di Salazar, una breve ma intensissima storia: 170 progetti che nel giro di poco più di 2 anni (dal 5 luglio 1974 al 27 ottobre 1976) hanno permesso di costruire alloggi per circa 4.000 famiglie.
Ripercorrerla – grazie alla mostra «The SAAL Process. Architecture and Participation 1974-1976», aperta dal 12 maggio all’11 ottobre presso il CCA (Canadian Centre for Architecture, www.cca.qc.ca) di Montréal – non significa soltanto l’approfondimento storico di una fase unica e irripetibile del Novecento architettonico. La crisi economica e sociale che stiamo attraversando, insieme al suo rinnovato sistema di esigenze e di bisogni, rende i contributi di Nuno Portas, Fernando Távora, Álvaro Siza, Adalberto Dias, Gonçalo Byrne (alcuni tra i protagonisti, pur con ruoli diversi) assolutamente attuali in grado anche di interpretare e bilanciare la definizione, usata e abusata, di social housing. «40 anni dopo l’inizio del SAAL, la sua impronta continua a definire il tessuto sociale e spaziale di intere città e quartieri e a porre riflessioni sui processi collettivi che possono generare una trasformazione sociale». Le parole di Suzanne Cotterdirettrice del Museo Serralves di Porto, l’ente che ha organizzato la mostra ospitandola nello scorso inverno, in collaborazione con il CCA – inquadrano spinta e ambizione dell’iniziativa culturale: i SAAL – «utopia poetica e pragmatica della rivoluzione», secondo il curatore Delfim Sardo – sono visti e riproposti come un fenomeno complesso e multiforme che attraversa i campi dell’architettura e dell’arte così come quelli della società e della politica.
A comunicare queste molteplici letture, il percorso espositivo affianca ai disegni di archivio fotografie frutto di una recente campagna (di André Cepeda, José Pedro Cortes e Daniel Malhão, che «aggiornano» quelle d’epoca) oltre a modelli e installazioni artistiche (che reinterpretano alcuni elementi simbolici delle diverse realizzazioni) e un ricco apparato di documenti e immagini capaci di ricostruire lo sfondo politico, sociale e culturale in cui si è sviluppata l’esperienza.
Sono 10 i progetti illustrati: 4 a Porto (che è in qualche modo la capitale SAAL: i quartieri Leal di Sérgio Fernandez, São Victor di Álvaro Siza, Antas di Pedro Ramalho, Miragaia di Fernando Távora, Bernardo Ferrão e Jorge Barros), 4 a Lisbona (Quinta do Bacalhau – Monte Coxo di Manuel Vicente, Quinta  das Fonsecas – Quinta da Calçada di Raúl Hestnes Ferreira, Curraleira – Embrechados di José António Paradela e Luís Gravata Filipe, Quinta de Bela Flor di Artur Rosa), oltre a Casa das Figueiras a Setúbal di Gonçalo Byrne e a Meia-Praia – Apeadeiro in Algarve di José Veloso.
Opere nelle quali emerge, pur nei diversi linguaggi architettonici e in altrettanto diversi esiti formali, la funzione principale delle Brigate, ovvero nello parole del curatore lo «sviluppo della pianificazione urbana insieme alle rispettive comunità, in termini di infrastrutture e di organizzazione, nel progetto di nuove case e nel coordinamento della costruzione, con il governo capace di sostenere economicamente le iniziative, con contributi in parte a fondo perso, così come l’accelerazione degli espropri». Un processo ambizioso, reso possibile dal ruolo di Portas, architetto e ministro dell’’housing nel governo post-rivoluzionario, che descrive così il ribaltamento gerarchico a favore di una partecipazione dal basso: «Nell’housing tradizionale tutto viene fatto quando gli abitanti arrivano. Con il programma SAAL l’abitante arriva prima che qualsiasi decisione venga presa». Un percorso che ha avuto il merito di liberare almeno temporaneamente il Portogallo dalla crisi della professione (il quadro era disarmante: mancanza di lavoro, conservatorismi enormi, una burocrazia stagnante) modificando anche significativamente il ruolo dell’architetto, non solo progettista di forme e spazi ma «agente determinante nello sviluppo dell’associazione; necessario per capire i bisogni, per descrivere le condizioni in cui vive la popolazione; per dare indicazioni legali e tecniche; come pedagogo, attivista politico, negoziatore. Solo alla fine di tutto questo per produrre architettura», come ancora descritto da Sardo.
Con le brigate SAAL l’’architettura portoghese assume anche, per la prima volta nella storia, una dimensione internazionale. Tra i più attenti osservatori ci sono sicuramente i colleghi italiani, che fanno a gara a invitare Siza e compagni a raccontare la loro esperienza. Un legame confermato dal catalogo della mostra (edito dalle Edizioni Serralves, con disegno di Pedro Fal?ao) che ospita, oltre alle immagini, un saggio di Vittorio Gregotti che si sofferma sulle tracce che il percorso di partecipazione, di cui l’architetto è l’interprete, lascia nel progetto stesso. Ancora più significativa la scelta di riproporre a chiusura del catalogo Il pubblico dell’architettura, un articolo del 1970 di Giancarlo De Carlo, individuato come l’emblema di superamento dei modelli consolidati, a partire dalla lettura e dall’interpretazione della realtà verso un disegno che non è per qualcuno, ma con la popolazione.

(Visited 1.563 times, 1 visits today)

Share
Last modified: 29 Giugno 2022