E mancata una delle personalità chiave dellurbanistica italiana. Dire Urbanistica è quasi limitativo. Docente, preside, coordinatore del più importante dottorato di ricerca in Urbanistica, Bernardo è stato un docente esemplare, capace di formare generazioni di studenti e studiosi, di combattere per unidea di scuola. Le Facoltà devono soprattutto a lui e a un altro personaggio che fa melanconia ricordare, Edoardo Benvenuto, la prima vera riforma degli studi in architettura, a seguito della direttiva europea del 1986. Ma Bernardo ha anche scritto molto, segnando con i suoi testi, in collaborazione (come “Lo spreco edilizio”, 1974), o da solo (come “Il racconto urbanistico”, 1982), sino allultimo e straordinario libro, “La città dei ricchi e la città dei poveri” (2013), il dibattito sulla città contemporanea, i modi della sua progettazione, costruzione e narrazione. Ma Bernardo ha anche animato riviste e la stagione che forse va rivisitata con più attenzione è la sua partecipazione alla “Casabella” diretta da Vittorio Gregotti, perché in quegli anni Bernardo ha messo particolarmente in luce la sua capacità di essere uomo di dialogo, capace di far davvero interagire saperi (dalleconomia alla sociologia, dal disegno urbano alla storia dellarte), che sono fondamentali nel progettare la città. Esercizio che Bernardo ha svolto con una passione che gli si ammirava, anche con un po’ di apprensione, sino agli ultimi giorni della sua vita. Uscito da una dimensione italiana, protagonista di vicende internazionali davvero importanti, come Le Grand Paris, Bernardo era da anni un intellettuale europeo, con passioni per le città belghe e per grandi capitali come Mosca, non solo Parigi, per cui lavorava e stava lavorando, insieme con Paola Viganò, compagna della sua vita e del suo amore per un mestiere che sembrava uscito dalle luci della ribalta e che lui riproponeva con tutta la sua autorità allattenzione di pubblici anche non specialistici. Perché di fondo la sua missione, così tentacolare, aveva un filo rosso che univa le sue tante declinazioni: lessere cittadino, prima italiano e poi europeo, con la convinzione e a volte la disillusione che però subito rientrava, che era suo dovere esercitare un diritto attivo di cittadinanza a chi come lui aveva avuto un grande dono: saper unire in un discorso, in un corso universitario, in un libro, in un progetto le ragioni che fanno delle città europee, della rete delle città europee, un unicum al mondo, come Bernardo non si peritava di richiamare.
Mancherà Bernardo Secchi non solo a Paola, ai suoi figli, ai suoi allievi, ma a tutta una cultura che non amava i confini delle discipline, dei saperi suddivisi in settori scientifico-disciplinari, in corporazioni, in piccole o grandi sette.
Addio a Bernardo Secchi
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