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Veronica RodenigoWritten by: Città e Territorio

La scommessa dei veneziani per Poveglia

La scommessa dei veneziani per Poveglia

VENEZIA. Ne hanno già parlato «El País», «Le Monde», «The Guardian» e «The New York Times». Il caso di Poveglia, la piccola isola a sud di Venezia, abbandonata da fine anni sessanta e recentemente messa all’asta dal Demanio è diventato oramai di portata internazionale. Oggi quanto vi rimane (l’isola venne utilizzata come lazzaretto e poi come sanatorio) è coperto da rovi. Un lembo di terra di sette ettari inaccessibile e forse facile preda dell’ennesima privatizzazione. Ma il comitato di cittadini «Poveglia per tutti» costituitosi alla Giudecca e ora allargatosi fino a giungere la quota di oltre 4.000 adesioni da tutto il mondo, è determinato a cambiarne il destino. Con una campagna di sottoscrizioni a 99 euro in poche settimane ne ha raccolti 160.000 presentati alla prima battuta dell’asta telematica (lo scorso 7 maggio). Un anonimo concorrente, poi identificato in Luigi Brugnaro, presidente di Umana Holding, ne ha offerti 513.000. L’associazione non ha rilanciato e per ora l’aggiudicazione provvisoria è andata all’imprenditore veneto. La partita però non è ancora chiusa. Entro il 13 giugno il Demanio dovrà esprimersi sulla congruità dell’offerta e gli scenari che potrebbero aprirsi sembrano tutt’altro che scontati. Nella sede «ufficiale» dell’associazione, il bar ristorante «alla Palanca», lungo le rive della Giudecca, Lorenzo Pesola, architetto e portavoce di «Poveglia per tutti» ci riassume la vicenda e il progetto dell’associazione.

«Tutto nasce qui, nel bar Palanca, da un’intuizione di Andrea Barina, uno dei soci del locale. Aveva letto sulle pagine dei giornali che Poveglia veniva messa all’asta senza una base. Ad inizio di aprile si è svolta una prima riunione di 20 clienti affezionati durante la quale abbiamo capito che l’indignazione era comune. Essendoci tra questi urbanisti, architetti, ingegneri, avvocati, commercialisti, si poteva provare da subito a mettere assieme una proposta che consisteva nel raccogliere i 20mila euro per coprire il costo della fideiussione al fine di partecipare all’asta e fare una provocazione. Poi è partita l’idea dell’associazione, fondata il 19 aprile. Abbiamo però capito velocemente che l’iniziativa si sarebbe sviluppata in maniera molto più ampia».

Perchè non è stata stabilita sin da subito una base d’asta?

Perchè il Demanio ha deciso di adottare la formula che chiamano “invito pubblico ad offrire” per permettere al “libero mercato” di fare il prezzo. Il bando stesso riporta che il Demanio può esercitare a suo insindacabile giudizio un rifiuto se l’offerta non è ritenuta congrua.

Chi decide la congruità dell’offerta?

Una commissione “all’uopo costituita” che delibera entro 30 giorni dall’aggiudicazione provvisoria avvenuta in questo caso il 13 maggio. Quindi ora entro il 13 giugno dovremmo sapere qualcosa.
Alla prima battuta siamo stati in grado di presentare 160.000 euro. Nella seconda saremmo stati in grado di metterne sul piatto 430.000 tenendo presente però che i bonifici hanno dei tempi tecnici di uno o due giorni. Avremmo potuto forse rilanciare sulla migliore offerta di 513.000 euro poichè una nostra generosa socia sembrava disposta a mettere la differenza per arrivare a 514.000. Abbiamo deciso di non rilanciare per due ragioni. La prima: c’era il dubbio che non rilanciando noi, Brugnaro potesse rilanciare sulla sua stessa offerta (il demanio in proposito si è espresso in maniera duplice). La seconda: contribuendo a mantenere basso il prezzo dell’offerta migliore forse avremmo reso più facili alcuni scenari che ora puntualmente si stanno avverando.
Ossia: la possibilità da parte del demanio di rifiutare la cifra e la possibilità da parte della pubblica amministrazione di prelazionare il bene. Comune e o regione hanno questa facoltà.

Il diritto di prelazione implicherebbe che comune o regione facciano un’offerta superiore?
Almeno uguale. Ora può accadere che: Brugnaro si aggiudichi l’asta (in tal caso la pubblica amministrazione potrebbe esercitare la prelazione); oppure che l’asta non venga assegnata. In tal caso il Comune la potrebbe opzionare a un prezzo molto basso dettato dalle regole del federalismo demaniale o il Demanio potrebbe anche provvedere a una concessione diretta all’associazione Poveglia che è pronta. Uso il termine pronta in maniera un po’ tracotante…

Qual è il vostro progetto per l’isola?

Vorremmo individuare una pluralità di soggetti economici, imprenditori locali (e non) con delle buone idee. Una pluralità al posto di un destino monofunzionale. La monofunzione è statisticamente calata dall’alto, è scollegata dalle esigenze locali. Pensiamo ad iniziative che siano in linea con i nostri principi di ecocompatibilità, sostenibilità ma che verosimilmente devono essere fruibili da un mondo che vive la laguna: il diporto, la vela, le remiere, l’università… L’ambizioso obiettivo è riflettere su quale possa essere la Venezia del XXI secolo. Perchè il modello prevalente in città è quello non sostenibile. Va sgombrato il campo dall’insinuazione del nostro contendente secondo il quale vogliamo appoggiarci su soldi pubblici. Sarebbe da cretini, in questo momento in Italia, fare affidamento sui soldi pubblici. Il nostro contendente propone un centro internazionale per i disturbi alimentari che tutti leggono come clinica privata convenzionata. Quindi al momento l’unico che sembra voler approfittare del denaro pubblico è lui.

Quindi lei immagina piccole realtà, non più il grande developer ma
quale «piccolo» privato nella situazione economica attuale potrebbe essere interessato ad un’operazione consimile?
La nautica da diporto, la cantieristica, l’ostello, il piccolo ristorante slow food… Certo è che se dovessimo trovare un filantropo o una grande multinazionale che siano disposti ad un aiuto discreto nei nostri confronti non li escluderemmo a priori.

E adesso che cosa farete del denaro raccolto?

Nella conferenza pubblica del 21 maggio abbiamo presentato il risultato finale che è di 472.000 euro e qualche spicciolo. Ora aspettiamo che il Demanio deliberi. Chiediamo ai nostri soci un po’ di pazienza. Se l’asta verrà aggiudicata a Brugnaro e il Comune non interviene, a partire dal 13 giugno restituiremo ad ognuno che ne farà richiesta quanto versato. In tal caso sarebbe finita la partita per la governance di Poveglia, non la partita che ci consenta di vigilare affinchè quei deboli vincoli, che tuttavia sussistono, vengano rispettati. Nel caso in cui le cose vadano a nostro favore chiederemo ai nostri soci di scegliere. Possono in qualsiasi momento riavere il proprio denaro. Molti hanno però già manifestato la disponibilità di lasciarlo per provvedere a una manutenzione minima della parte verde e la sua fruibilità che noi vorremmo garantire entro un anno. Se mettiamo in sicurezza l’edificio con dei puntellamenti di massima ove necessario, a quel punto dovrebbe essere relativamente facile rendere la parte verde accessibile a tutti. Noi ci poniamo come garanti dell’utilizzo pubblico di Poveglia. A noi non interessa una guerra fra classi. Interessa una battaglia tra le esigenze dei più e quelle dei pochi. Ora siamo quasi 4.300 associati.

Secondo lei nel caso il Comune riuscisse a esercitare il diritto di prelazione sarebbe in grado di gestire una situazione del genere?

Noi ci candideremmo sicuramente per questo anche se vorremmo non gravare sulle spese del comune. Pensiamo di poter fare un lavoro migliore della municipalità. Certo, non riusciremo a restaurare l’isola in un anno. Sgombriamo il campo dalla propaganda: l’isola ha 42.000 metri cubi di costruito. Per poter portare a termine un eventuale recupero conservativo la cifra si aggira tra i 15 e i 25 milioni. Si potrebbe ragionare per step progressivi ma logici in un arco decennale, in base alle funzioni più necessarie, più urgenti, o più strumentali alle successive… Abbiamo 4.000 persone che sono una risorsa incredibile non tanto per il crowdfunding ma per il crowdsourcing. Con una newsletter è possibile reclutare competenze, opinioni, disponibilità davvero di alto livello.
Siamo comunque già soddisfatti di aver attirato tanta attenzione. Non è vero che vendendo pezzi di Stato come Poveglia si risanano i conti pubblici. Solo perché abbiamo una generazione di amministratori che non sa cosa farsene non vuol dire che dobbiamo negare alle successive generazioni la possibilità di utilizzare un bene e apprezzarlo.

Frattanto si fa strada anche l’idea di un piccolo areo che sorvoli le coste e l’entroterra veneziano (da Noale a Poveglia andata e ritorno) con uno striscione dal messaggio inequivocabile: www.povegliapertutti.org. «Magari con un doppio giro sopra Spinea», ipotizza sorridendo Pesola.

Perché proprio sopra Spinea?
Perché a Spinea abita Brugnaro….

La tutela al pubblico, la gestione al privato: se Poveglia è di troppi padroni…
Tuttavia, si levano anche voci discordanti che articolano e problematizzano l’ipotesi dell’iniziativa dal basso. E’ il caso di Anna Scavezzon, presidentessa del Ribac (Restauratori italiani beni artistici e culturali), che spiega in questa lettera inviata al nostro Giornale le sue ragioni.

Poveglia è un’isola della laguna di Venezia, con un complesso architettonico e fortificazioni risalenti al Cinquecento. Abbandonata da metà degli anni ’60, è proprietà del Demanio che recentemente ha avviato l’iter per la vendita (in realtà 99 anni, dopodiché lo Stato tona a essere unico proprietario). Il prezzo a base d’asta è talmente basso da risultare ridicolo e i veneziani si sono prontamente organizzati per raccogliere fondi necessari all’acquisto con l’associazione «Poveglia per tutti». Che fantastica iniziativa, democratica, «dal basso», come si usa dire.
A me spiace fare la guastafeste, ma anche da piccola i finali a lieto fine delle favole mi suggerivano di immaginare un dopo con tutte le variabili possibili. Dunque il finale, che ancora non è stato scritto nella vicenda di Poveglia, mi suggerisce una riflessione che parte dalle questioni più pragmatiche.
L’acquisto di un bene culturale, artistico, è l’inizio di un percorso molto impegnativo. A questo si deve aggiungere una progettazione, un restauro, tutto con una finalità di destinazione d’uso da stabilire a priori, con un bussines plan che consideri la sostenibilità della manutenzione futura. A me non risulta facile pensare che tutto questo possa essere realizzato da un comitato nato ieri, eterogeneo, mosso da un sentimento senz’altro nobilissimo, ma un tantinello troppo ideologico.
Se un privato ha capacità economiche e organizzative tali da permettere il recupero di Poveglia, posto che la necessità di rispettare vincoli e prescrizioni è e deve essere garantita dalla sorveglianza della Soprintendenza (fortunatamente la Soprintendenza di Venezia su molte cose funziona!), perché ostacolarlo? Si può discutere sulla congruità del prezzo posto a base d’asta, concordo che l’attuale è ridicolo, ma avventurarsi in un percorso di divieti ideologici, senza un progetto alternativo credibile, condannerà Poveglia al degrado.
È una questione che torna, la tutela e la gestione, della prima si deve fare garante lo Stato, attraverso i suoi organi competenti (e che finalmente la competenza ci sia davvero però!), per la seconda sarebbe auspicabile un sistema privato, che dia garanzie di capacità organizzativa e rispetto dei vincoli.
Insomma, c’è un detto, il cane di troppi padroni muore di fame. «Poveglia per tutti», temo potrebbe fare la stessa fine.

Lorenzo Pesola, architetto e portavoce del comitato cittadino «Poveglia per tutti»

Lorenzo Pesola, architetto e portavoce del comitato cittadino «Poveglia per tutti»

Autore

  • Si laurea nel 2002 in Lettere Moderne (indirizzo storico-artistico) all’Università degli Studi di Trieste con una tesi di ricerca in Storia Medievale. Dopo un master in Art and Culture Management al Mart di Rovereto e uno stage presso “Il Giornale dell’Arte” (Società Editrice Umberto Allemandi & C, Torino) alterna didattica e collaborazioni editoriali ad attività di comunicazione e ufficio stampa. Attualmente svolge attività giornalistica occupandosi di temi artistico-culturali. Dal 2008, a seguito di un’esperienza in redazione, collabora con "Il Giornale dell'Architettura" per il quale segue fiere di settore e format speciali. Nel 2016, in occasione della 15. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia, ha ideato e gestito il progetto “Speciale Biennale Live”. È corrispondente de "Il Giornale dell’Arte” e curatore del supplemento “Vedere a Venezia”

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Last modified: 14 Luglio 2020