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Scritto da: Progetti

Cluny: Ristorante della Scuola nazionale superiore di Arti e mestieri, di Bernard Desmoulin

In Borgogna, Cluny, paese di 4.800 anime, venera il passato della sua abbazia. Fondata nel 910 per servire l’ordine di San Benedetto, non cesserà di ampliarsi, per diventare nel Medioevo un centro intellettuale di primo piano in Europa. Prima della costruzione di San Pietro a Roma, la sua chiesa era la più grande dell’Occidente. La rivoluzione francese l’ha distrutta e oggi rimangono solo il campanile dell’abbazia, una parte del transetto sud, alcuni muri di cinta e le torri fortificate.
Come riutilizzare un tale patrimonio e inserirvi l’architettura contemporanea?
A inizio Novecento, la Scuola nazionale di Arti e mestieri, tra le più prestigiose scuole di ingegneria francesi, fornisce una prima risposta scegliendo d’insediarsi nel grande edificio conventuale del XVIII secolo dietro alla chiesa. La scuola gode del parco dell’abbazia, racchiuso da una cinta muraria che disegna nel villaggio un paesaggio definito, incastonato nella calma e nella storia.
Solo la necessità d’insediare una nuova funzione poteva consentire l’innesto nella cinta muraria di un elemento estraneo. Questo è il tema posto dal Consiglio regionale della Borgogna quando, nel 2005, bandisce un concorso per dotare la scuola di un ristorante su un lotto d’angolo addossato alla cinta. Il lotto, scelto nell’asse del Médasson, torrente che attraversa il quartiere, e vicino alla scuola di danza progettata da Patrick Berger nel 2007, costituisce lo sbocco di una nuova strada che porta al centro storico.
L’organizzazione interna e la capacità del progetto d’inserirsi nel sito consentiranno a Bernard Desmoulin di aggiudicarsi il concorso, con il sostegno incondizionato dell’architetto capo dei Monuments Historiques e dell’architetto dei Bâtiments de France. Il suo intervento gioca sia sulla presenza che sulla cancellazione. Le diverse inquadrature, un lavoro sui materiali, i contrasti e le connivenze sono altrettanti principi fondatori del progetto. Il ristorante s’inscrive nella traccia triangolare di una costruzione in rovina che ne definisce l’impianto, mentre l’orientamento della pianta consente d’inquadrare visivamente gli elementi salienti del sito. Al di là delle esigenze del programma, l’essenzialità del progetto risiede nello «sfruttamento» del paesaggio circostante costituito dai bastioni, dalla torre di Buteveaux e dal piccolo canale di pietra. Due tipi di spazialità informano gli interni: quelle a vocazione tecnica (consegne, dispense, cucine) e quelle destinate alla ricezione (sala da pranzo degli studenti e degli ospiti, caffetteria e terrazze). Al piano terra, un lungo refettorio svela il bastione dall’interno. Orientata a sud verso la nuova strada, una grande vetrata inquadra la vicina scuola di danza e il corso d’acqua che l’edificio scavalca.
Separato dal muro di cinta, uno stretto volume vetrato accoglie al piano superiore un’altra sala da pranzo, lasciando spazio, verso l’abitato a sud-ovest, a una lunga terrazza in legno. Inquadrando l’abbazia, il volume simula una torre coricata che ricorda quella vicina di Butevaux.
Ogni facciata interpreta in modo diverso il rapporto con il contesto. A sud-ovest le sale da pranzo si aprono sul tessuto urbano. A sud-est, le poche aperture sono sottolineate dalle cornici in pietra che ricordano le murature esistenti, restaurate e conservate. Sul lato giardino, una cortina di cavi d’acciaio tesi tra pavimento e sbalzo smorza il basamento del ristorante con un velo vegetale di piante rampicanti che lascia intravedere i commensali. Questa doppia facciata semi trasparente protegge sotto lo sbalzo una sorta di sala d’attesa esterna e stempera la franchezza con cui è trattato l’accostamento del nuovo edificio al monumento.
Scelti in sintonia con il sito, i materiali identificano chiaramente le parti nuove da quelle monumentali in un rapporto di contrasto. Più che di materiali occorre parlare di materie che conferiscono alla costruzione un aspetto immutabile che pare già contenere il suo processo d’invecchiamento. Serramenti di acciaio, lamine di acciaio arrugginito e legno s’innestano, solo sfiorandolo, sul tessuto medioevale, come se il ristorante fosse sempre stato lì.
«Queste placche di acciaio Corten rivestono le coperture, le parti piene delle facciate e il volume. Dei listelli di legno creano all’interno delle trasparenze filtrate che riecheggiano la ricchezza dei luoghi», dice Bernard Desmoulin. «Rispondendo alla sensibilità e alla qualità monumentale del sito, l’accostamento di questi materiali segna l’edificio come lo farebbe la corteccia di un albero».
A Cluny, la prossimità del ristorante di Desmoulin con la scuola di danza di Berger rinnova il contesto urbano di un villaggio intriso di storia e arte. La cura richiesta dal confronto con un patrimonio monumentale così imponente sembra favorire lo sbocciare dell’architettura contemporanea.

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Last modified: 10 Luglio 2015