Nessun passante può ignorare che al Museo darte moderna di Malmö sia successo qualcosa. La scatola color arancio scuro annuncia il nuovo ingresso che si apre su spazi interni completamente ristrutturati e di grande interesse da un punto di vista tipologico e distributivo.
Lo sfondo è una centrale elettrica del 1900 in disuso, sorta subito oltre il fossato dellantico nucleo fortificato di questa città allestremità meridionale della Svezia; unarchitettura industriale solida e ambiziosa, come spesso accade alle opere tecniche municipali dellepoca. Nel 1988 viene trasformata nel museo Rooseum, finanziato da un collezionista darte privato, con un forte rispetto per la struttura esistente. Dopo qualche anno linvestitore muore, la famiglia prosegue il suo lavoro, i direttori cambiano e infine la Municipalità ne assume il controllo. Nel 2008 il Museo darte moderna di Stoccolma decide di aprire una sede a Malmö, diretta da Lars Nittve, già primo direttore del Rooseum e nel frattempo passato al Louisiana Museum of Modern Art e alla Tate Modern di Londra. Il progetto viene affidato allo studio svedese Tham & Videgård.
Il Museo viene quindi rinnovato inserendo una scatola nelledificio esistente, che ha reso possibile la totale riorganizzazione degli spazi espositivi anche per rispondere alle esigenze di climatizzazione e di sicurezza necessarie per consentire il prestito opere darte dai musei internazionali. Gli impianti per il controllo ambientale avrebbero dovuto essere realizzati nella corte preesistente, in un angolo. Gli architetti hanno capovolto la struttura creando un nuovo ingresso ad angolo e collocando gli impianti nel seminterrato. Da qui la scatola, che segna il nuovo museo e contiene la reception e la caffetteria al pianterreno e un ampio spazio espositivo al piano superiore.
La grande sala della centrale elettrica è stata divisa da due scalinate, che definiscono un ampio spazio al centro e due minori sui lati corti. La sala collega più facilmente lex stanza della turbina a una galleria superiore sul lato lungo, offrendo al visitatore una serie di percorsi ad anello attraverso gli spazi espositivi caratterizzati da altezza, dimensioni e forme diverse, perlopiù privi di luce naturale. Tale flessibilità è stata voluta dai curatori proprio per ospitare varie forme dinstallazioni artistiche.
Nella scelta dei materiali si è puntato a una certa semplicità industriale, che si addice sia al contesto sia al settore edilizio svedese. Le lamiere dacciaio perforato della scatola arancione ritornano nei soffitti degli spazi espositivi, qui in tinte che vanno dal bianco al grigio scuro. I dettagli sono semplici e ripetuti. Larmamentario degli impianti elettrici è trattato in modo piuttosto disinvolto.
La cultura edilizia e i budget qui non consentono, ad esempio, gli esercizi di rigore del museo Kolumba di Peter Zumthor a Colonia. Tuttavia, a livello di organizzazione degli spazi può essere interessante un confronto tra Colonia e Malmö. Sono entrambi musei urbani, costruiti a strati su edifici preesistenti. Hanno un movimento circolare, ma se il museo di Colonia è una struttura ad albero con molti cul-de-sac, quello di Malmö è ad anello, con percorsi liberi che si snodano allinterno. Il significato sociale più profondo di questa impostazione può essere messo in discussione solo dopo aver notato questo aspetto.
Lidea di Tham & Videgård è stata quella di realizzare unarchitettura definita e attenta, i cui punti di partenza fossero il contesto singolare e le condizioni specifiche della commessa. In sintesi: scatole con una forte presenza. Sembra unidea piuttosto banale, condivisibile dalla maggior parte degli architetti di oggi. Lattenzione internazionale al lavoro di Tham & Videgård, eguagliata da pochi colleghi svedesi, si spiega forse con il fatto che i loro progetti sono riconoscibili, piuttosto che unici. Ma in fondo non è un male: quale cliente potrebbe chiedere di più di un semplice e accurato disegno espresso attraverso un unico gesto formale?
www.tvark.se/moderna-museet-malmo
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