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Giorgio SciancaScritto da: Mosaico Reviews

Quo vadis architetto? Cinema e architettura, storie di fascinazioni torinesi

Quo vadis architetto? Cinema e architettura, storie di fascinazioni torinesi
Un film recente, “La Gioia”, di Nicolangelo Gelormini, uno in preparazione, “Artificial”, di Luca Guadagnino. I luoghi della città piemontese sono una magica, doppia e irresistibile, attrazione

 

Un architetto prestato al cinema: Nicolangelo Gelormini. Classe 1978. Nato a Napoli, si diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia dopo la laurea in Architettura e intraprende la strada del cinema come assistente di Paolo Sorrentino. Un regista prestato all’architettura: Luca Guadagnino. Classe 1971. Nato a Palermo, laureato in lettere alla Sapienza di Roma. Regista, produttore, sceneggiatore e designer, ha da qualche anno avviato e strutturato uno studio di architettura d’interni che opera attivamente grazie a un gruppo di giovani professionisti. 

A pochi mesi di distanza, a Torino, entrambi affrontano il tema architettura e cinema. Uno è nelle sale con “La Gioia”, l’altro è in lavorazione con “Artificial”.

 

Sul tetto del Lingotto

Gelormini si affaccia su una struttura storica, l’ex fabbrica FIAT del Lingotto progettata da Giacomo Mattè-Trucco, per raccontare un dramma, usando la figura come suggestione retorica. “Ci tenevo tantissimo, sin dall’inizio, a girare al Lingotto. Era un’autentica passione da architetto, è un luogo poco abitato dal cinema, e questo mi attirava molto”. L’edificio oggi ospita all’ultimo piano la mitica Pista 500 e la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli. Durante i sopralluoghi, si è imbattuto nell’opera di Julius von Bismarck “Die Mimik der Tethys” (Le Espressioni di Teti), una boa marina sospesa nello spazio che fluttua al centro dell’iconica rampa elicoidale. Quella boa è diventata la Gioia. È una cosa del tutto personale, ma nel momento in cui ho visto quell’opera ho capito che il concetto del film aveva trovato la sua forma”. In pista, sulla curva parabolica, l’immagine di Monica Vitti, stile Banksy, sul muro curvilineo, testimonianza della installazione 2023 Pistarama realizzata dall’artista francese Dominique Gonzales-Foerster.

L’attrice è rimasta sola, non più circondata dalle altre figure di attori e registi che componevano l’omaggio dell’autore al cinema italiano. Cancellati. Tre minuti di riprese sulla pista con le immancabili auto che sfrecciano e mettono paura, 5 minuti sui titoli di coda per descrivere l’ineluttabilità del mare e della vita dentro un’architettura di 100 anni fa. 

 

Piemonte o San Francisco?

Guadagnino racconta una vicenda che ha come protagonista Sam Altman, fondatore di OpenAI, improvvisamente licenziato nel 2023 dal consiglio di amministrazione, scatenando una crisi che ha scosso la Silicon Valley, fino al suo ritorno a sorpresa giorni dopo. Un “kolossal informatico” di Amazon MGM Studios, per raccontare che l’AI, l’intelligenza artificiale, è già storia. Per ora si conoscono alcune delle location piemontesi di ripresa, tutte blindate: il grattacielo di Intesa Sanpaolo di Renzo Piano, la Nuvola Lavazza di Cino Zucchi e la mensa Olivetti a Ivrea di Ignazio Gardella. A San Francisco il Dolores Park, l’iconica Lombard Street e l’Atelier Crenn. 

Un bel mix tutto da scoprire. Non è ben chiaro se Torino sarà San Francisco come nella serie italiana/tedesca “Call Me Levi” del 2024. Ma la storia della nascita dei blue jeans era comunque ambientata nel 1850. 

 

Quella storia fatta di relazioni profonde

La fascinazione dei due architetti/registi non è certo la prima nella lunga storia del cinema: Fritz Lang studiò architettura a Vienna per proseguire la tradizione di famiglia; Amos Gitai Weinraub, figlio dell’architetto Munio del Bauhaus concluse a Berkeley, nel 1986, gli studi di architettura iniziati ad Haifa; Joseph Kosinski si è laureato negli anni Novanta alla Columbia University; Rem Koolhaas inizia la sua carriera come sceneggiatore cinematografico in Olanda e a Hollywood. Questa è una storia che prosegue ed è tutta da raccontare.

Immagine di copertina: una scena del film “La Gioia”, ex fabbrica FIAT del Lingotto a Torino

Per approfondire

“La Gioia”di Nicolangelo Gelormini, 2025, Italia, 108 minuti 

Sceneggiatura: Giuliano Scarpinato, Benedetta Mori, in collaborazione con Chiara Tripaldi

Gioia è un’insegnante di liceo che non ha mai conosciuto l’amore, se non quello opprimente dei genitori, con cui vive ancora. Tra gli studenti della sua scuola c’è Alessio, un ragazzo, che usa il suo corpo come uno strumento per rimediare qualche centinaio di euro e aiutare sua madre, cassiera in un supermercato. Tra Alessio e Gioia nasce un legame proibito, fragile e inspiegabilmente necessario per entrambi. Ma il desiderio di un riscatto sociale e umano per Alessio è un veleno silenzioso che gli impedisce di farsi conquistare definitivamente dalla dolcezza disarmante di Gioia. Così, distrugge tutto e cancella l’unica persona che lo abbia mai amato.

Distribuito in Italia da Vision Distribution HT e Indigo Film

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Tag: , , , , Last modified: 16 Febbraio 2026