Ripensare la città a suon di festival

by • 21 Ottobre 2020 • Professione e Formazione688

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Report dai due festival dell’architettura “CHANGE” e “SPAM” a Roma

 

ROMA. Per uscire dalla dimensione d’incertezza e sospensione imposta dalla pandemia, il mondo dell’architettura tenta di avviare un dibattito che consenta d’immaginare scenari futuri e proporre nuove prospettive per affrontare le trasformazioni in atto. Proprio per la situazione di emergenza vissuta in primavera a Roma, gli eventi già programmati si sono concentrati e sovrapposti, facendo assumere ad alcune questioni una nuova attualità e urgenza. Così la capitale è diventata teatro di due festival di architettura d’eccezione che alzano lo sguardo in modo differente su istanze e complessità della città contemporanea, sfruttando un’estrema varietà di format secondo una struttura che intreccia eventi in presenza e virtuali.

“CHANGE” (24 settembre – 31 ottobre), inizialmente previsto a maggio e nato dall’assegnazione del bando “festival dell’Architettura” promosso dal MiBACT – Direzione Generale Creatività Contemporanea, nasce dall’urgenza di dare risposte alla più difficile delle domande: come trovare l’equilibrio tra le esigenze umane contemporanee e la capacità del pianeta di sostenerle nel tempo? Spiega Davide Paterna, presidente dell’associazione Open City Roma che ha ideato il festival in collaborazione con l’Ordine Architetti Roma e il MAXXI – Museo Nazionale delle arti del XXI secolo: «Quella che stiamo vivendo è un’epoca in cui le istanze di cambiamento si fanno ogni giorno più forti. La crisi climatica, la pandemia e l’accelerazione tecnologica ci mettono di fronte a una prospettiva in cui non riusciamo a distinguere un orizzonte leggibile. Quello che è fondamentale in questo quadro è fare leva sulle capacità interpretative e progettuali dell’essere umano, adottando l’incertezza come stimolo al miglioramento delle nostre condizioni abitative, e l’emergenza come condizione favorevole per la nascita di una nuova empatia verso l’ambiente».

La sostenibilità e la ricerca di soluzioni inedite per rendere edifici e infrastrutture più resilienti ed efficienti sono dunque i temi cardine che fungono da fil rouge delle iniziative del festival: dai Brainstorming, panel digitali su tematiche calde quali la Adaptive Mobiilty e la gestione dei rifiuti, ai Green up, eventi di diversa natura – mostre, installazioni, passeggiate urbane, workshop – dislocati su tutto il territorio romano e curati da gruppi di giovani architetti e creativi; dagli Screening online di film e documentari su architettura, città e cambiamento sostenibile, ai Talks, che chiamano a confrontarsi intellettuali, scienziati e creativi con imprenditori, progettisti e amministratori pubblici. Tra questi ultimi si segnalano: il dibattito su L’architettura fondamentale, con l’architetto Cino Zucchi e la biologa, scrittrice e giornalista scientifica Barbara Gallavotti; il confronto Policies for a new pòlis con Francesca Bria, presidente del Fondo Nazionale Innovazione, e Elly Schlein, vicepresidente della Regione Emilia-Romagna; la conferenza L’architecture du monde, dello studio francese Lacaton & Vassal.

La seconda edizione di “SPAM” (9-16 ottobre), il festival promosso dall’Ordine Architetti Roma alla Casa dell’Architettura, ha preso invece le mosse da una riflessione sui “needs”, i bisogni delle città e delle persone che le abitano, con un focus specifico sulla realtà di Roma, proponendo sette giornate tematiche d’incontri e conferenze che vanno dal tema delle categorie sociali fragili alla salute, dall’educazione alla gestione del patrimonio, dalla progettazione e l’utilizzo condiviso della città alla gestione del metabolismo produttivo urbano. «In un momento difficile come quello che stiamo vivendo», ha sottolineato Roberto Grio, curatore scientifico dell’iniziativa e Consigliere dell’Ordine romano «credo sia molto importante che la cultura e il dibattito sulla città non si fermino. Attraverso questo festival mandiamo all’esterno un messaggio positivo mostrando che questa città che oggi festeggia i 150 anni di capitale d’Italia, è viva e al centro della cultura ed è capace di affrontare i suoi problemi. Vogliamo dare continuità a questo evento, mettendo intorno allo stesso tavolo progettisti e responsabili delle istituzioni con l’ambizione di offrire un contributo al futuro possibile delle nostre città».

La manifestazione è stata inaugurata da un primo confronto tra progettisti romani, dal quale è emerso un imperativo categorico centrale rispetto alle tematiche del festival: «Le politiche ripartano dai bisogni dei cittadini». In apertura di ciascuna sessione un Focus Young mattutino ha dato spazio al confronto con giovani professionisti emergenti. A seguire, una Tavola rotonda ha coinvolto i giovani professionisti in un dialogo con architetti internazionali. Nel primo pomeriggio, nell’ambito del format Un caffè con… il direttore, direttori di riviste di settore hanno intervistato professionisti e accademici. A conclusione della sessione pomeridiana nel Focus Urban, un ciclo di tavole rotonde a carattere istituzionale sulla città, si sono confrontati, oltre ad esperti del settore, politici e amministratori locali. Infine, ogni giornata si è conclusa con Live Cinema Festival, una serie di documentari, film e installazioni. A questi format fissi si sono alternate conferenze di alcuni tra i protagonisti internazionali dell’architettura contemporanea. In prima linea le donne: Patricia Viel, Teresa Sapey, Monika Schultz e Fernanda Fragateiro. Insieme a loro professionisti del calibro di Bernard Tschumi, Leonardo Finotti, Joan Roig, Ricardo Bak Gordon, Martin Haas, Felipe Magalhães, Mario Cucinella e Luigi Franciosini.

Di grande interesse è come entrambi i festival propongano uno spazio per cimentarsi nell’immediato in risposta ai temi dibattuti. Sia “SPAM” che “CHANGE” hanno promosso, infatti, in parallelo alla manifestazione, workshop settimanali rivolti a studenti, ricercatori e giovani professionisti. Nel primo caso, SpamLab mira a produrre proposte concrete per il quartiere EUR, per una sua trasformazione in un nuovo prototipo di città flessibile che possa fungere da modello urbano per il futuro. Nel secondo, la charrette Amongst People Lab intende delineare le criticità di alcuni luoghi di Roma, per definire metodologie generali di lavoro nei tessuti urbani consolidati e strumenti d’intervento a livello locale, finalizzati alla riorganizzazione degli spazi del lavoro e dell’abitare, tenendo in considerazione gli effetti del cambio climatico e della recente pandemia.

 

Immagine di copertina: “Quadraro: La Q di Roma”, a cura di Architettura senza Frontiere Lazio Onlus nell’ambito del festival “CHANGE”

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