Rigenera a Reggio Emilia: le riforme necessarie alla città di domani

by • 29 Settembre 2020 • Professione e Formazione913

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In corso nel capoluogo emiliano uno dei festival di architettura promossi dal MIBACT. Riflettori puntati sulla rigenerazione urbana

 

REGGIO EMILIA. La recente conversione in legge del Decreto semplificazioni (Legge di conversione n.120 del 11.09.2020 del D.L. n.76 del 16.07.2020), ha concluso il travagliato iter di una riforma che tocca alcune fonti primarie della normativa in materia edilizia, fra queste il Testo unico dell’edilizia (TUE), in cui è stato finalmente introdotto il concetto di “rigenerazione urbana”. La definizione, del tutto assente nel D.P.R. 380/2001 prima dell’emergenza sanitaria, fa riferimento a tutti quei processi di recupero di spazi abbandonati e di riqualificazione del costruito inutilizzato secondo il principio del contenimento del consumo di suolo, che in base alle direttive europee deve raggiungere il saldo zero entro il 2050. Con la premessa di favorire tali interventi, sono state apportate rettifiche straordinarie ad alcune parti di rilievo del TUE: possibilità d’incrementi volumetrici (art. 3 comma d), rilascio di Permessi di costruire in deroga agli strumenti urbanistici (art. 14), riduzione e completa esenzione del contributo di costruzione (art. 17). In aggiunta, è stato addirittura coniato un nuovo articolo, il 23-quater, che introduce la possibilità di Usi temporanei per immobili pubblici e privati in deroga alle destinazioni previste dai piani urbanistici vigenti.

Anche se apparentemente innovative, le misure adottate in realtà prendono atto di prassi consolidate in alcune regioni; in particolare fa scuola il caso dell’Emilia Romagna che, già nel 2017, con la Legge regionale n. 24, aveva attuato disposizioni simili, oltre a disciplinare proprio quegli stessi usi temporanei (art. 16) e ad istituire l’obbligo per i Comuni di redigere un Albo degli immobili resi disponibili per la rigenerazione urbana (art. 15).

Non poteva quindi essere più attuale “Rigenera, Festival di Architettura a Reggio Emilia”, manifestazione nata dalla proposta del locale Ordine degli architetti che ha vinto il bando della direzione generale creatività del MIBACT lo scorso anno; una rassegna su cui l’allerta Covid ha avuto il duplice effetto di riprogrammazione ma anche d’indubbia valorizzazione. Fino al 18 ottobre, sono 30 le iniziative previste dal programma; gli eventi, in gran parte frequentabili online, presentano ospiti con best practice anche internazionali e risultano suddivisi in quattro filoni tematici: conoscere, diffondere, integrare e comunicare, ovvero i criteri che definiscono le modalità adottate per favorire la divulgazione dell’architettura contemporanea sulla rigenerazione urbana. Il 6 ottobre è prevista anche l’assegnazione del Premio «Rigenera» destinato a progetti realizzati in tutta Italia; dei 69 pervenuti, la giuria ha reso noti i dieci finalisti.

Convegni, workshop, conferenze, performance, laboratori e passeggiate alimentano il festival, nell’ottica di perseguire la massima partecipazione in luoghi da questo punto di vista significativi per Reggio Emilia, tenendo presente che l’inclusione costituisce uno dei fattori chiave per la riuscita dei processi in discussione. Per lo stesso motivo, il convegno di apertura del Festival si è svolto presso il Tecnopolo delle ex Officine Reggiane, hub innovativo realizzato nel maggior ambito di trasformazione della città (nella foto di copertina, © Kai Uwe Sculte Bunert). Dopo il recupero negli scorsi anni di alcuni complessi dismessi tramite la creazione di luoghi di eccellenza, fra cui il centro internazionale Loris Malaguzzi, il Comune punta ora alla riqualificazione dell’adiacente quartiere Santa Croce. L’incontro è stata l’occasione per il fare il punto della situazione tramite il confronto di più competenze e l’analisi di una serie di casi studio regionali. Le considerazioni hanno riguardato sia l’evoluzione dei processi autorizzativi, da parte delle pubbliche amministrazioni, sia le nuove modalità d’intervento e il mutato ruolo dei soggetti coinvolti, da parte di professionisti ed esperti, il tutto alla luce delle difficili condizioni economiche aggravate dalla pandemia. Ne emerge un panorama complesso che rende necessario, oltre all’ottimizzazione delle risorse, un pensiero trasversale sempre più attento alle esigenze della comunità, per dare continuità e futuro alle città.

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