Frassinelli, La Pietra, Sottsass: sguardi eretici sul design italiano

by • 14 Aprile 2020 • Design, Reviews1280

Share
Il Novecento riletto attraverso testi e immagini di autori non convenzionali

Tre testi pubblicati nel 2019 esprimono il punto di vista di altrettanti outsider sul mondo del progetto – Gian Piero Frassinelli, Ugo La Pietra ed Ettore Sottsass – e ripercorrono alcune tappe fondamentali del design italiano così come della nostra storia, ricordandoci di quando l’Italia sovvertiva le regole dell’abitare.

Design e Antropologia. Riflessioni di un non addetto ai lavori è il volume edito da Quodlibet, a cura di Gianfranco Bombaci – docente al Royal College of Art di Londra e fondatore insieme a Matteo Costanzo dello studio di architettura 2A+P/A – che raccoglie i testi di Gian Piero Frassinelli (1939), frutto della trascrizione delle lezioni tenute allo IED di Roma dal 2012 al 2017. «Non sono un antropologo, né tantomeno un designer»: Frassinelli, architetto fra i protagonisti dell’architettura radicale in Italia, lo premette nella sua nota ai testi, denunciando che lui all’antropologia è arrivato per percorsi laterali, guidato da una curiosità mai paga e dalla tendenza naturale a osservare la natura umana e i contesti sociali più diversi. D’altro canto al Superstudio, il collettivo fiorentino che a partire dal 1966 aveva osservato l’architettura e il design nella società del benessere e l’aveva messa di fronte alle proprie contraddizioni, l’autore era arrivato proprio con questo approccio, e la sua rilevanza nel gruppo è da ascrivere all’aver usato l’antropologia culturale come lente d’ingrandimento per analizzare l’architettura, analogamente a quanto Adolfo Natalini aveva fatto con la pittura e Cristiano Toraldo di Francia con la fotografia. Il testo è diviso in tre sezioni (L’antropologia come premessa, L’analisi antropologica del design e Dai problemi del design a quelli del mondo), corrispondenti al procedere dell’autore nella direzione dell’analisi di contesti culturali differenti cominciando dai più generali, legati alla struttura della famiglia, all’organizzazione di un villaggio tribale e dirigendosi sempre più verso un’analisi puntuale e specifica del design, della progettazione di spazi pubblici e del loro significato. Così i primi testi cercano di scardinare le certezze del lettore, presentando le basi delle questioni principali dell’antropologia, per portarlo a comprendere il significato del concetto di cultura, intesa come appartenenza a un sistema sociale. Il libro prosegue con casi più circoscritti al design, che spiegano cosa succede quando il metodo antropologico viene applicato a contesti e oggetti diversi, esempi che l’autore definisce “tendenziosi”, per dichiarare apertamente l’approccio di parte, a volte dall’accento ironico, che mira a scardinare definizioni preconcette di povertà, consumo, possesso, produzione, educazione. Le riflessioni dell’autore arrivano fino a Donald Norman e Victor Papanek, del quale egli opera una rivalutazione, perché vede nel ritorno all’auto-progettazione la possibile via di scampo a una vita circondata di oggetti che non ci sono utili e che non abbiamo scelto.

30 voci per 97 testi che trattano temi che vanno dall’arredo domestico al design di prodotto, dalla città all’artigianato, dalla moda alla comunicazione animano invece Argomenti per un dizionario del design di Ugo La Pietra, a cura di Carlo Vinti, pubblicato da Quodlibet, che riedita l’opera del 1987 per Franco Angeli, arricchendola di 37 scritti. Al di là del titolo, le intenzioni dell’autore sono ben lontane dal dare una definizione programmatica dei lemmi scelti, ma circoscrivono tematiche tangenti il design. Più che dare risposte, pongono delle domande e aprono delle questioni, proiettando la visione dell’autore sul mondo: non solo quello specifico del design ma anche quello più allargato della società di massa. Ogni testo è accompagnato da disegni dall’ironia graffiante, che fanno sorridere ma mai a cuor leggero. Viene tratteggiato così l’ambito di ricerca che La Pietra (1938) ha portato avanti per tutta la vita, coprendo un arco temporale che parte dal 1972, e ripercorrendo alcune tappe fondamentali del design italiano, così come della nostra società. Tante le questioni legate alla cultura del progetto che vengono toccate e che l’autore vede connesse fra loro, facendosi sostenitore del metodo dei “travasi”, degli sconfinamenti fra aree solo apparentemente distinte. Un procedimento, quello usato da La Pietra, nel segno del manifesto Il design non esiste come disciplina, che fa dell’eccezione la regola e della provocazione lo strumento necessario per combattere lo specialismo settoriale e i diktat accademici.

Dopo Foto dal finestrino, Per qualcuno può essere lo spazio e Scritto di notte, ecco Molto difficile da dire, l’ultimo testo in ordine di uscita, edito da Adelphi per raccontare quel mondo complesso e multiforme, lontano da ogni possibile definizione univoca, che Ettore Sottsass (1917-2007) ha creato, facendo delle parole uno strumento espressivo tanto quanto lo è stata la matita da disegno. Il volume, a cura di Matteo Codignola, raccoglie testi autografi dal 1960 al 1975, alcuni pubblicati nelle riviste o in libri di settore, altri inediti. Si tratta di scritti a volte caratterizzati da lucida freddezza, la stessa con cui l’autore viviseziona i suoi tempi e la società dal secondo dopoguerra in poi, a volte definiti dalla bizzarria, da voli pindarici e dal completo distacco dalla realtà, che portano l’autore fino a reinventare la propria storia, a colorarla di accenti lirici divertiti, come succede nel brano Alle sorgenti del Nilo. Il libro si presenta così come un abbozzo di autobiografia, reinventata, camuffata, autoironica di “uno svizzero miserabile”, che svizzero non era ma che si trovava nella condizione di chi è straniero in patria, di chi guarda dal di fuori la realtà a cui appartiene. Ma è anche un ritratto spietato delle vulnerabilità e idiosincrasie dei suoi tempi, delle rovine della civiltà post-bellica e della costruzione del sistema del benessere nella Milano degli anni ’60, questa volta lontano da ogni possibile fantasticheria.

Design e Antropologia. Riflessioni di un non addetto ai lavori, di Gian Piero Frassinelli (cura di Gianfranco Bombaci), 2019, Quodlibet, 272 pagine, 22 euro

 

 

 

 

 

 

Argomenti per un dizionario del design, di Ugo La Pietra (cura di Carlo Vinti), Quodlibet, 2019, 480 pagine, 32 euro

 

 

 

 

 

 

 

Molto difficile da dire, di Ettore Sottsass (cura di Matteo Codignola), 2019, Adelphi, 297 pagine, 15 euro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(Visited 437 times, 1 visits today)

Tag



Pin It

Comments are closed.