A pranzo con Achille Castiglioni

by • 13 Febbraio 2019 • Design, Reviews1356

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Le celebrazioni del centenario del maestro si chiudono con il terzo atto del progetto espositivo “Dimensione domestica” presso la Fondazione Achille Castiglioni a Milano, e con una mostra sui tre fratelli Castiglioni presso la Galleria Harry Bertoia a Pordenone

 

A conclusione dell’anno che ha visto le celebrazioni del centenario, alla Fondazione Achille Castiglioni è in scena l’ultimo atto del progetto espositivo “Dimensione domestica”. Il ciclo, una riflessione sui temi della cultura dell’abitare che ha riproposto, dal 2016, l’“Ambiente di soggiorno” realizzato da Achille e Pier Giacomo Castiglioni per la mostra “Colori e forme della casa d’oggi” (Villa Olmo, Como, 1957), e l’“Ambiente arredato per il pranzo”, sempre progettato dai due fratelli per la mostra “La casa abitata” (Palazzo Strozzi, Firenze, 1965). Quest’anno è stato riallestito l’“Ambiente per il pranzo” progettato dal solo Achille per la mostra “Mobili italiani” (Sogetsu Kaikan, Tokyo, 1984).

Il progetto espositivo, curato da Beppe Finessi, ha preso forma grazie alla ricostruzione e al progetto di allestimento a cura di Marco Marzini che omaggia la “stanza di Tokyo” anche con un intervento all’ingresso. Parte dello studio Castiglioni quindi ha cambiato nuovamente d’aspetto con l’inserimento al suo interno di un “nuovo progetto” e soprattutto mettendo in scena, come nelle precedenti ricostruzioni, oggetti e disegni originali provenienti dal prezioso archivio della Fondazione.

La “fortuna” ha voluto che queste stanze, nelle loro dimensioni di progetto, avessero proporzioni tali da poter essere ospitate all’interno dello storico studio. Una magia riproposta anche quest’anno: lo spazio ricostruito combaciava perfettamente, lasciando appena 5 cm di distanza per parte dalle mura esistenti.

Per l’anno del centenario è stato scelto un progetto che Achille aveva concepito da solo, nel 1984, quando viene invitato a realizzare una stanza per la mostra “Mobili italiani” a Tokyo, curata dallo Studio Gregotti Associati con l’allestimento di Pierluigi Cerri, insieme a Mario Bellini, Cini Boeri, Vico Magistretti, Ettore Sottsass e Giotto Stoppino. Ciascuno di essi aveva a disposizione un modulo rettangolare che Castiglioni affronta con un approccio estremamente rigoroso, ma senza perdere la libertà e l’ironia che lo contraddistinguono. Una pianta assoluta nella sua geometria dove, tuttavia, il progettista riesce a regalare una serie di piccoli-grandi capolavori. I progettisti, seguendo il tema della mostra, erano invitati ad allestire la stanza con oggetti di produzione italiana. Gli oggetti scelti da Castiglioni appartengono a quegli anni, per raccontare così uno spaccato dell’epoca, e sono stati disegnati unicamente da lui ad eccezione delle sedute “Primate” (Zanotta, 1970). Il tavolino “Cumano” (Zanotta, 1977) incarna perfettamente il suo tema del redesign, reinterpretando un tavolino tipico da bistrot francese ma con l’aggiunta un foro, che permette di appendere l’elemento una volta ripiegato. All’interno di questo foro, per il progetto di allestimento nipponico, inserisce una lampada espressamente disegnata partendo da alcuni elementi di due precedenti lampade “Bibip” (Flos, 1977) e “Frisbi” (Flos, 1978), che illumina puntualmente i singoli posti tavola. Su ogni tavolino un centrino lavorato all’uncinetto diventa cornice per i bicchieri “Ovio” (Danese, 1983), dove la particolarità è la presenza di un “elastico da bicchiere” per far sì che tra di loro non possano “urtarsi” e per fermare l’eventuale goccia. Ogni tavolino aveva poi il suo salino “Phil(Alessi, 1982) perché secondo Achille ognuno deve avere il suo, evitando di dire «Per favore, mi passi il sale?». Il servizio di posate è il “Dry (Alessi, 1982), che poi avrebbe vinto il Compasso d’oro, mentre originariamente il servizio di piatti era un prototipo per Danese e che successivamente porterà alla realizzazione del servizio “Bavero” (Alessi, 1994). L’insieme è inquadrato in uno sfondo dove ci sono altri due generi di oggetti: gli otto portavasi “Albero” (Zanotta, 1983) che disegnano il fondale luminoso dell’ambiente, mentre la loro presenza è scandita a terra da sei lampade “Noce(Flos, 1972) che proiettano la luce artificiale dal basso verso l’alto. Lo spazio centrale “vuoto”, tra i tavolini dei commensali, è ritmato a pavimento da un tappeto policromo disegnato da Aoi Huber e realizzato con strisce di laminato plastico Abet Laminati come nel 1984. Giocando con strisce di materiale di varie dimensioni e colori, ne deriva una pavimentazione a intarsio contenuta nell’ellisse centrale: un originale “tappeto” in armonia con lo spirito di questo ambiente inconsueto. Osservando il disegno di allestimento di Castiglioni si nota come la sommatoria dei nove tavolini “Cumano” ad un certo punto s’interrompa e l’ideale tavolo ovale venga spezzato: chi guarda l’allestimento è così idealmente convitato -al posto dei commensali mancati- a questa tavola. Immaginando di continuare il rigoroso disegno planimetrico impostato da Castiglioni, ci si accorge che la composizione di tavoli proposta potrebbe ospitare 13 persone: forse un omaggio alla “Ultima cena”?

A conclusione di questi lunghi festeggiamenti segnaliamo anche la mostra “Il design dei Castiglioni: ricerca \ sperimentazione \ metodo” a Pordenone. La rassegna abbraccia, per la prima volta con un unico sguardo, l’attività creativa dei tre fratelli Livio (1911-1979), Pier Giacomo (1913-1968) e Achille (1918-2002), mettendone in luce la strettissima corrispondenza operativa e culturale e la capacità collaborativa che ha reso il loro lavoro unico nel panorama del design italiano.

DIMENSIONE DOMESTICA – Atto III

Achille Castiglioni e una strana idea di arredamento

18 dicembre 2018 – 18 marzo 2019

a cura di Beppe Finessi

allestimento a cura di Marco Marzini

progetto grafico a cura di Italo Lupi

Fondazione Achille Castiglioni

Piazza Castello 27 – Milano

Il design dei Castiglioni

ricerca \ sperimentazione \ metodo

26 gennaio 2019 – 17 marzo 2019

a cura di Dario Scodeller,

allestimento a cura di Marco Marzini

progetto grafico di Sebastiano Girardi Studio

Galleria Harry Bertoia

Corso Vittorio Emanuele II 60 – Pordenone

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