Nell’atrio dell’ENSA Paris-Belleville, una mostra universitaria è l’occasione per una rinnovata configurazione. L’allestimento permette nuovi riti collettivi
PARIGI (Francia). A oltre 20 anni dalla mostra “Giancarlo De Carlo. Des lieux, des hommes”, l’École Nationale Supérieure d’Architecture di Parigi – Belleville (ÉNSA PB) presenta la più ampia iniziativa dedicata all’architetto dai tempi dell’esposizione al Centre Pompidou.
Eredità progettuale e approcci didattici
Fino al 31 gennaio 2026, la Scuola di architettura ospita la mostra “L’architecture comme projet de société. L’enseignement de Giancarlo De Carlo à vingt ans de sa disparition” (“L’architettura come progetto della società. L’insegnamento di Giancarlo De Carlo a vent’anni dalla sua scomparsa”), accompagnata da due cicli di convegni internazionali e sostenuta da un lavoro didattico dedicato all’opera di De Carlo svolto nelle facoltà coinvolte. L’iniziativa è realizzata dall’ÉNSA PB, in collaborazione con il Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino, l’ÉNSA di Tolosa e l’ÉNSA di Parigi Val de Seine e grazie al sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi.
In questo quadro, le scuole di architettura tornano al centro della produzione e della diffusione della cultura architettonica destinata al grande pubblico, facendosi promotrici della più ampia rassegna dedicata a De Carlo dai tempi della scomparsa dell’architetto. La mostra, curata da Roberta Morelli (professore associato all’ÉNSA PB) con la collaborazione dei colleghi Nicolas André e Béatrice Jullien, si distanzia da un approccio puramente commemorativo: il suo obiettivo è piuttosto quello di mantenere vivo e operante il pensiero lucido e indipendente di De Carlo, insistendo sulla responsabilità politica e sociale che l’architettura può – e deve – assumere nel tempo presente. Una scelta curatoriale che appare non solo pertinente, in un momento in cui il dibattito architettonico tende spesso a eludere la dimensione politica, ma anche profondamente coerente con l’eredità di De Carlo, per il quale il progetto è sempre stato un atto radicato nella realtà, in atteggiamento critico e operante.
L’esposizione si articola in due grandi sezioni: la prima, su De Carlo, indaga la figura dell’architetto nelle molteplici sfaccettature del suo operato architettonico, culturale e politico; la seconda dà invece rilievo al percorso didattico delle facoltà coinvolte che, muovendo da De Carlo, hanno riportato il suo pensiero al centro dell’insegnamento e dell’elaborazione progettuale.
Tre sezioni in un nuovo anfiteatro
La produzione architettonica e urbanistica dell’architetto è organizzata secondo tre principali sequenze tematiche, che restituiscono la complessità e la versatilità del suo approccio progettuale. La messa in mostra delle opere si avvale di tre principali fonti documentarie: riproduzioni di documenti di archivio (Archivio Progetti IUAV Venezia, Biblioteca Poletti Modena, Fondo Minghini – Biblioteca Gambalunga Rimini, Museo della Fabbrica del Monastero dei Benedettini di Catania), produzioni didattiche realizzate a diversi livelli della formazione (laurea, magistrale e dottorato) e immagini dello stato presente dei progetti illustrati.
Prendendo le distanze dai racconti eroici e monolitici, l’articolazione e il confronto di questi elementi mirano a superare le valutazioni sull’architetto o sulla sua opera, concentrandosi invece sul far emergere ciò che questa eredità rivela sulle nostre società contemporanee. La prima sezione, Spazio e Società, riflette sul ruolo dell’architettura come dispositivo di relazione, sull’apprendimento come processo di emancipazione, sul dialogo tra università e città e sul ruolo dello spazio pubblico nella definizione dei rapporti tra individuo e collettività. La seconda, Abitare i luoghi, si sofferma invece sulle nozioni di abitare – inteso come processo di appropriazione e costruzione di senso nei luoghi – e di territorio, sottolineando la necessità di una lettura unitaria capace di mettere in dialogo equilibri e tensioni dei molteplici elementi che lo compongono; questa sezione approfondisce inoltre la modernità critica e antidogmatica di De Carlo e la nozione di progetto come processo aperto e partecipato. La terza sezione, infine, Pensare il tempo, affronta il progetto come processo vivo, passibile di continue trasformazioni e in dialogo con passato, presente e futuro, sottolineando l’importanza della lettura dei contesti storici, intesi non come elementi immutabili ma come insiemi di stratificazioni aperti alla reinterpretazione del progetto contemporaneo; in ultimo, riflette sul futuro della città e del territorio, misurandosi con la complessità e le tensioni dell’antropizzazione contemporanea.
Il progetto curatoriale è supportato da una scenografia che ha coinvolto in modo attivo e partecipato gli studenti della Facoltà di Architettura di Parigi Belleville, in collaborazione con gli
studenti del master post-laurea Architecture et Scénographies, della medesima Facoltà. In continuità con la dimensione collettiva e processuale che permea l’intero progetto espositivo, l’allestimento – dai gradoni in legno ai supporti per il materiale esposto – è interamente autocostruito all’interno dell’atelier bois della Facoltà, un laboratorio di eccezionale qualità artigianale che ha reso inoltre possibile la realizzazione di alcuni dei modelli presenti in mostra.
La struttura a gradoni che articola l’esposizione, assumendo la forma di un anfiteatro, trasforma la percezione e le possibilità d’uso dell’atrio principale, riconfigurandolo come un nuovo spazio collettivo, liberamente vissuto da studenti e insegnanti. Fungendo al tempo stesso da supporto espositivo e da luogo rappresentativo dell’opera e del pensiero di De Carlo, l’allestimento incarna l’ideale della scuola come spazio aperto alla circolazione delle idee e alla formazione dello spirito critico. Grazie all’efficacia di questa configurazione spaziale, al termine della mostra la struttura sarà conservata come elemento permanente, trasformando un luogo inizialmente introverso e rivolto verso la corte interna in uno spazio collettivo, aperto verso la città.
Immagine di copertina: il ritrovato spazio aperto dell’atrio di ÉNSA PB, Parigi, 2025 (© Jean Allard)
“L’architecture comme projet de société. L’enseignement de Giancarlo De Carlo à vingt ans de sa disparition”
6 novembre 2025 — 31 gennaio 2026
École Nationale Supérieure d’Architecture di Parigi – Belleville
A cura di: Roberta Morelli
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