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Andrea IacomoniWritten by: Città e Territorio

Un tocco d’infinito per Capalbio

Previsto per fine 2025 il nuovo anfiteatro del Leccio, opera ultima dell’olandese Maurice Nio

 

CAPALBIO (GROSSETO). A partire dal Novecento la Maremma toscana ha esercitato un grande fascino per gli artisti, ispirati da questa terra incontaminata e ricca di testimonianze archeologiche. Capalbio ne è divenuta un simbolo, punto di ritrovo per personaggi noti della società, tra i quali Gabriele d’Annunzio, antesignano dei frequentatori Vip che negli anni a venire avrebbero popolato la città. Poi, dagli anni sessanta, è diventato anche ideale “buen retiro” d’intellettuali e, da alcuni anni, anche uno dei centri letterari di riferimento internazionale, grazie a Capalbio libri, ma anche per l’arte contemporanea con la manifestazione Hypermaremma.

Questo piccolo centro si trova su un colle, protetto da una doppia cinta muraria e racchiuso da una fitta macchia verde, che per l’interesse storico-artistico assunto in epoca rinascimentale e per l’ambiente che lo caratterizza, è stato soprannominato la piccola Atene, rappresentativo del connubio tra arte, storia e paesaggio naturale. Una realtà come quella di Capalbio, caratterizzata da una storia profonda, in cui l’arte si sposa con il costruito e la natura, non può che essere fonte d’ispirazione per artisti arrivati qui da tutto il mondo, accolti in un ambiente ricco di stimoli e capace di recepire le originali opere contemporanee.

Il simbolo tangibile del fermento culturale e artistico è rappresentato dall’associazione culturale Il Frantoio che, fondata da Philippe Daverio nel 2002, organizza momenti di confronto tra artisti affermati ed emergenti.

 

Il Giardino dei tarocchi con l’eredità di Niki de Saint Phalle e Mario Botta

L’associazione viene fondata lo stesso anno in cui è scomparsa Niki de Saint Phalle, artista creatrice del Giardino dei Tarocchi, affiancata da un’équipe di nomi famosi dell’arte contemporanea: si tratta di uno splendido parco che, ispirato al Parc Güell di Antoni Gaudì a Barcellona, si trova in località Garavicchio.

Realizzato tra il 1979 e il 1996, è una vera e propria opera d’arte “outsider”, costruita come percorso spirituale intimo, che si sviluppa fra le 22 figure dell’esoterico gioco dei Tarocchi, rappresentate in giganti sculture per lo più praticabili. Questo lavoro è una delle più alte espressioni dell’arte ambientale con la quale l’uomo tenta di riconciliarsi con la natura dopo l’esperienza dell’urbanizzazione, ma è anche possibile leggerci una scala urbana che, al di là dei suoi significati esoterici, rimanda al centro di Capalbio, reinterpretato con il linguaggio dell’arte e dell’immaginazione.

All’ingresso, l’imponente blocco di tufo progettato da Mario Botta tra il 1996 e il 1998 richiama il limite urbano con gli spazi interni della città quali la piazza centrale, la torre, gli attraversamenti, gli archi: luoghi dove sono ubicate le strutture dei tarocchi, realizzate in ferro e rivestite da rete da gettata a costruirne lo scheletro interamente ricoperto da mosaici di specchi, vetri, ceramiche dipinte e sagomate.

 

Il nuovo anfiteatro del Leccio: “A Touch of Infinity”

In questo contesto artistico s’inserisce il progetto per il nuovo anfiteatro del Leccio, ubicato al posto del vecchio anfiteatro, sulla collina che domina il centro storico, firmato da Maurice Nio. L’architetto olandese di origine indonesiana (dove era nato nel 1959), scomparso a luglio 2023, in Toscana aveva già lasciato un segno importante del suo lavoro, come l’ampliamento del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato.

Il nuovo anfiteatro sarà una vera e propria opera d’arte, elemento per la riqualificazione del paesaggio e da questo ispirato. Nio, finito il progetto in concomitanza con la fine della propria vita, a questo spazio ha voluto dare il nome di “A touch of infinity”, rappresentato dal segno dell’infinito che disegna la mappa dei sentieri, mentre l’anfiteatro sarà intitolato al compianto sindaco Settimio Bianciardi. Così, la forma sembra unirsi ai concetti espressi nel Giardino dei Tarocchi, in particolare all’organicismo delle sagome curve, legate alle predilezioni di Niki de Saint Phalle:“Mi piace ciò che è rotondo, curve, l’ondulazione, il mondo è rotondo, il mondo è un seno. Non mi piace l’angolo retto”.

 

Il progetto

È concepito con una base in calcestruzzo gettato in opera, con capriate in acciaio verniciate in colore antracite, a sostegno di un tetto convertibile in tessuto bianco, necessario per assistere agli spettacoli protetti. Sotto la collina artificiale che contiene le sedute – realizzate in calcestruzzo prefabbricato e rifinite in mosaico di vetro – sono ubicati i bagni, gli spogliatoi, un’area tecnica e un’area di circolazione dove riporre gli oggetti. Come i materiali, anche la luce, in particolare l’illuminazione artificiale, rappresenta un elemento fondamentale: le capriate e le gradinate in acciaio del teatro sono sottilmente illuminate da speciali apparecchi che ne accentuano la conformazione.

Una volta firmato l’accordo di programma tra Comune e Regione Toscana, quest’ultima, che finanzia l’opera con 1 milione (80% del totale) erogherà metà del contributo stabilito e la restante parte alla consegna dell’opera, prevista entro il 31 dicembre 2025.

 

 

Autore

  • Andrea Iacomoni

    Architetto, dottore di ricerca in Progettazione urbana e territoriale (con specializzazioni al Berlage Institute di Rotterdam, all’Università Federico II di Napoli e alla Scuola superiore Sant'Anna di Pisa) e ricercatore della Fondazione Michelucci. E' stato docente di Progettazione presso le Università di Firenze, Genova, Pisa e Roma La Sapienza, ed attualmente è ricercatore in Urbanistica presso La Sapienza Università di Roma. Parallelamente alla didattica svolge attività professionale e di ricerca con lo studio Giraldi Iacomoni Architetti, ricevendo vari riconoscimenti (Premi Gubbio, IQU, De Masi, Bastelli) ed è consulente di varie amministrazioni e membro di Commissioni edilizie e per il paesaggio. Suoi progetti sono stati pubblicati in libri e riviste («Domus», «Opere», «Paesaggio Urbano», «Urbanistica», «Urbanistica Dossier») ed esposti in mostre, tra cui la Triennale di Milano e la Biennale di Pisa. Collabora con riviste di settore tra cui «Arknews», «Ananke» e ha diretto «Architetture città e territorio» e «Macramè». È autore di numerosi testi e libri, tra cui: «Tracce storiche e progetto contemporaneo» (2009), «Architetture per anziani» (2009), «Lo spazio dei rapporti» (2011), «Questioni sul recupero della città storica» (2014), «Topografie dello spazio comune» (2015).

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Last modified: 15 Febbraio 2024