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Andrea IacomoniWritten by: Patrimonio

La nuova uscita delle Cappelle Medicee a Firenze: risalita verso la luce

Aperto al pubblico, insieme alla Stanza segreta di Michelangelo, l’intervento firmato da Studio Zermani. Mentre è stato definitivamente accantonato il progetto dell’uscita degli Uffizi di Arata Isozaki

 

FIRENZE. Michelangelo Buonarroti ci ha insegnato come l’architettura non sia altro che l’ordine, la disposizione delle parti tra loro, la convenienza e la distribuzione. Principi riscontrabili anche nel progetto per la nuova uscita delle Cappelle Medicee a Firenze, firmata dallo Studio Zermani Architettura e inaugurata poche settimane fa.

Ironia della sorte, l’opera è stata aperta al pubblico proprio nel momento in cui il Consiglio superiore dei Beni culturali e paesaggistici bocciava definitivamente la realizzazione di un’altra uscita, sempre a Firenze: quella degli Uffizi, ideata circa 25 anni fa da Arata Isozaki, che aveva previsto una loggia monumentale in acciaio e pietra serena (con quattro statue centrali) che, pur mostrando i segni della contemporaneità, trovava continuità e riferimenti nella storia, ispirandosi alla vicina Loggia dei Lanzi in piazza della Signoria. Ipotesi sostituita con il discutibile Giardino di Flora, un’idea che punta tutto su un’incomprensibile storicizzazione che richiama il giardino all’italiana composto di tante isole verdi, dimenticando quanto diceva Karl Kraus a proposito della necessità di un linguaggio del proprio tempo: “Devo comunicare agli Esteri qualcosa di rovinoso: un tempo la Vienna vecchia era nuova!”.

 

Un inserto contemporaneo per un monumento

Fortunatamente, diversa sorte ha avuto l’uscita posta su via Canto dei Nelli. La sua architettura dalla pura forma geometrica di marca contemporanea, si combina discretamente con la dimensione monumentale delle architetture storiche circostanti, che ci riportano alla sacralità della loro funzione: quella di accogliere le memorie di una famiglia, di una dinastia – prima i Medici e dopo i Lorena – che le hanno adibite a luoghi di sepoltura e commemorazione dei propri antenati. Il volume stereometrico, con la sua autonomia formale, denuncia la presenza dello spazio ipogeo ed è realizzato in travertino di Rapolano, per stabilire una sintonia con i materiali presenti, ma allo stesso tempo conformandosi con le strutture circostanti, coinvolgendo sia gli edifici storici perimetrali sia lo spazio della città, definendo una nuova piazza che si relaziona con gli altri spazi pubblici.

Le Cappelle Medicee, che comprendono la Sagrestia nuova di Michelangelo (in cui il maestro fissò, nelle tombe, il ciclo della vita, scolpendo il Giorno, la Notte, l’Aurora, il Crepuscolo), la Cappella dei principi di Bernardo Buontalenti, la Cripta Medicea e quella Lorenese progettata da Emilio De Fabris, sono diventate un museo statale con accesso autonomo dal 1869. Nel tempo, è sorta la necessità di realizzare una nuova uscita. Così, già nel 1975 furono fatte le prime ricerche per realizzarla, con dei saggi a cura di Sabino Giovannoni. Nel 2010, con l’ulteriore esigenza di adeguamento alle norme di sicurezza degli ambienti espositivi e la realizzazione della nuova uscita e di spazi di servizio, la Soprintendenza realizzò i primi scavi, ritrovando una porzione di mura medievali.

La risalita, metafora di risurrezione

Completati i lavori, nel 2017 il Museo Nazionale del Bargello indisse un concorso (d’intesa con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio e in collaborazione con la Fondazione Architetti Firenze) a cui parteciparono 118 gruppi che dovevano risolvere lo spazio di risalita sulla piazzetta, disponendo nel sottosuolo bookshop e servizi.

Studio Zermani s’impose nel 2018 con un passaggio graduale dalla tenebra alla luce, dalla morte alla vita, un’ascensione alla città che trae ispirazione dalle figure di Michelangelo nella Sagrestia, con le vicende sull’integrità dell’uomo “che declinando le ore del giorno che sono le ore della vita, di fatto, ci trasportano tra la luce e l’ombra”, come ricordano i progettisti. Così, il parallelepipedo in travertino che contiene la scala rappresenta un’urna a dimensione urbana, il sepolcro scoperchiato di Cristo risorto, “ispirato al Giudizio universale di Beato Angelico e alla Resurrezione di Piero della Francesca”, con il coperchio adagiato sulla piazzetta a formare una seduta, per la quale il progetto prevedeva anche la sostituzione dell’attuale recinzione con una più leggera.

La scala di risalita, inglobata tra i due setti murari paralleli – situata nella zona definita dalla Cappella dei principi, dalla Sagrestia nuova e dell’estremità del transetto della Basilica di San Lorenzo, e disposta parallelamente al muro della Sagrestia nuova – consente il compimento del passaggio ideale dal piano del buio a quello della luce, grazie anche al solaio in vetro che inquadra gli edifici monumentali e permette di traguardare il cielo.

L’intervento si completa con altri lavori seguiti direttamente dai tecnici del museo, come il consolidamento dei paramenti esterni della Sagrestia nuova e della Cappella dei principi, con il completamento del volume dell’ascensore, originariamente in Corten, successivamente rivestito in pietra per integrarlo con il Campanile, rendendolo quasi invisibile. All’interno è stato modificato l’allestimento della cripta buontalentiana che, avendo disposto i reliquiari lungo le pareti, è leggibile nella sua interezza, permettendo la completa percezione delle cappelle perimetrali e, grazie al restauro, integrando nel percorso di visita anche la Cripta Lorenese.

Con la conclusione dei lavori per la nuova uscita e l’adeguamento degli spazi interni, a metà novembre è stato possibile aprire al pubblico la Stanza segreta di Michelangelo – uno spazio di 10 m di lunghezza per 3 di larghezza, alta 2,5 m al culmine della volta – che accoglie, sulle pareti, disegni di Michelangelo con dettagli del David, figure riconducibili alla volta della Cappella Sistina, una testa di cavallo e alcuni studi per le sculture della Sagrestia nuova di San Lorenzo, e poi corpi di uomini, animali e divinità.

Immagine di copertina: © Stephane Giraudeau

 

 

Autore

  • Andrea Iacomoni

    Architetto, dottore di ricerca in Progettazione urbana e territoriale (con specializzazioni al Berlage Institute di Rotterdam, all’Università Federico II di Napoli e alla Scuola superiore Sant'Anna di Pisa) e ricercatore della Fondazione Michelucci. E' stato docente di Progettazione presso le Università di Firenze, Genova, Pisa e Roma La Sapienza, ed attualmente è ricercatore in Urbanistica presso La Sapienza Università di Roma. Parallelamente alla didattica svolge attività professionale e di ricerca con lo studio Giraldi Iacomoni Architetti, ricevendo vari riconoscimenti (Premi Gubbio, IQU, De Masi, Bastelli) ed è consulente di varie amministrazioni e membro di Commissioni edilizie e per il paesaggio. Suoi progetti sono stati pubblicati in libri e riviste («Domus», «Opere», «Paesaggio Urbano», «Urbanistica», «Urbanistica Dossier») ed esposti in mostre, tra cui la Triennale di Milano e la Biennale di Pisa. Collabora con riviste di settore tra cui «Arknews», «Ananke» e ha diretto «Architetture città e territorio» e «Macramè». È autore di numerosi testi e libri, tra cui: «Tracce storiche e progetto contemporaneo» (2009), «Architetture per anziani» (2009), «Lo spazio dei rapporti» (2011), «Questioni sul recupero della città storica» (2014), «Topografie dello spazio comune» (2015).

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Last modified: 29 Novembre 2023