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Luca BullaroWritten by: Progetti

A Medellín, una piccola foresta urbana

Visita al pluripremiato parco del quartiere Prado centro, firmato da Edgar Mazo nella città colombiana

 

MEDELLÍN (COLOMBIA). Dopo anni di dibattiti e progetti, gli abitanti del quartiere Prado centro possono usufruire di un nuovo parco urbano: quasi 6.000 mq di spazi pubblici alberati. L’intervento, progettato da Edgar Mazo a partire dal 2017 e inaugurato lo scorso anno, fa parte di un esteso progetto di trasformazione di varie aree verdi della città, denominato “Proyectos urbanos estratégicos” e sviluppato dalla Municipalità per la direzione di Alejandro Restrepo. L’opera riesce a concatenare con eleganza e saggezza un sistema di percorsi pedonali, spazi di sosta e piccoli elementi architettonici a servizio dello spazio pubblico, con una variegata vegetazione tropicale. Un progetto attento, sensibile e sperimentale, dal budget limitato (2,15 milioni di dollari), importante esempio di trasformazione rispettosa ed ecologica delle nostre città.

L’esplosione di biodiversità è accompagnata da un insieme di spazi protetti pensati non solo per favorire le relazioni sociali ma anche per sviluppare – reinterpretando le parole di Luis Barragán – un’intima contemplazione della natura. Piante di vario tipo e dimensioni animano i giardini, che possono apparire disordinati ma che mostrano la straordinaria varietà di forme e tonalità della natura colombiana.

Il parco si sviluppa attorno ad un asse centrale longitudinale che lo divide in due zone: a sud quella caratterizzata dalla geometria “artificiale”, a nord quella organica; quasi un metaforico rimando ai due lati della vallata ove sorge Medellín. Sulla parte meridionale del lotto insistevano le vecchie case, in parte demolite. La geometria predominante è quindi il rettangolo, che mette a sistema uno schema modulare ad ampi gradoni. La strategia di progetto, in sezione, reinterpreta i tipici terrazzamenti delle pendici della città, che sfruttano le caratteristiche del terreno per generare ballatoi urbani, spazi di sosta e punti di vista sempre cangianti sullo storico quartiere: una strategia che fa pensare alle antiche strutture preispaniche. Tema ben declinato è quello dell’articolazione spaziale, in pianta come in sezione, che permette di plurimi punti di osservazione, grazie anche ad un sistema di terrazze in quota, sospese tramite semplici strutture trilitiche, talvolta metalliche.

Protagonista è la voluttuosità tropicale degli elementi naturali, le cui dinamiche di piantumazione e crescita spontanea sembrano sposare alcune delle teorie di Gilles Clément, riprendendo le tradizioni paesaggistiche del brasiliano Roberto Burle Marx. Il parco urbano, scrivono i progettisti, «è una metafora di ciò che nasce, diviene e cresce naturalmente, si basa sull’azione organica come principio vitale nel futuro della città».

Per la prima volta, il progetto interpreta le politiche urbane di compatibilità ambientale attraverso alcune azioni specifiche: riutilizzo dei materiali di risulta dalle demolizioni (nella misura del 70%), riducendo i conferimenti in discarica e l’apporto di materiali ex novo; gestione delle acque meteoriche urbane mediante l’infiltrazione nei giardini, al fine di eliminare l’irrigazione artificiale; riattivazione delle tradizioni costruttive autoctone.

 

Un nuovo ecosistema urbano

Il nuovo spazio pubblico ha conservato la totalità degli alberi esistenti in situ, cui si è aggiunta la piantumazione di un centinaio di nuovi, oltre a 135 palme e altre specie minori, onde mitigare le emissioni di CO2 e ridurre l’effetto “isola di calore” in città. 3.000 mq di aree verdi reinterpretano le caratteristiche del bosco umido tropicale, offrendo rifugio per svariate specie di fauna. Il bosco si compone di “stratificazioni”: alberi emergenti (da 50 a 60 m sopra il livello generale della chioma); strato di chioma (il manto verde continuo da 25 a 35 m di altezza); strato inferiore della chioma (fino a 25 m); arbusti e alberi giovani (in ombra); strato inferiore (erbacee e felci).

«Il progetto», afferma Mazo, «è una prova delle potenzialità di quegli spazi che Clément definisce “il terzo paesaggio”: prodotto di processi di ordinamento, spazi residui, in disuso, o apparente degrado, ma che aspirano ad essere qualcosa, a diventare un luogo». Qui, oltre al tema della riduzione dell’impronta di carbonio delle attività edili, l’intervento è occasione per dar vita al recupero del patrimonio urbano-architettonico del quartiere Prado, rendendo omaggio al patio, luogo tradizionale delle abitazioni del centro di Medellín. Inteso come fulcro ecologico, il patio è “elemento modulare” che definisce il sistema di spazi pubblici ecologici in successione tra loro. «Generare un patio urbano», continua Mazo, «ci riconcilia con la natura dei Tropici, proponendoci importanti riflessioni, e dandoci indizi su come recuperare la geografia di una vallata frettolosamente e voracemente urbanizzata».

Prima di avviare la fase di progetto è stata ascoltata la comunità, analizzando attentamente le memorie del sito: le facciate, le strutture e i pavimenti di alcune case sono stati risistemati come parte integrante del parco. Mattoni, tegole e macerie di vario tipo sono stati riutilizzati durante il cantiere, realizzando muri e panche, cui si affiancano grandi pietre-sculture che fungono da giochi per i più piccoli e da sedute. La memoria delle costruzioni vernacolari si riflette nelle tonalità e nelle texture degli elementi recuperati: schegge collocate con eleganza, che reinterpretano forme popolari tipiche e sistemi costruttivi tradizionali. Va osservato che il dialogo con la memoria è un tema pressoché assente nell’architettura contemporanea colombiana. Una memoria recente e popolare, dalle tinte problematiche: negli anni ottanta Medellín era fra le città più violente e pericolose del mondo.

 

Una buona pratica di trasformazione

Selezionato come finalista nel “Mies Crown Hall Americas Prize” e nel “Rosa Barba International Landscape Award”, il parco del Prado ha vinto – nelle categorie progettazione urbana e paesaggistica – la XII Biennale Iberoamericana di Architettura e Urbanistica, la XXVIII Biennale Colombiana di Architettura e Urbanistica, e la V Biennale Latinoamericana di Architettura del Paesaggio. Le giurie internazionali segnalano il progetto come un importante contributo alla prospettiva di abitare città verdi e sostenibili. Si tratta, inoltre, di un importante modello nell’ambito della strategia urbana per la riconfigurazione degli spazi verdi pubblici, da collegarsi attraverso corridoi ecologici, alcuni dei quali – ancora troppo pochi – realizzati a Medellín negli anni passati.

Il miglioramento dell’infrastruttura verde urbana basata sui corridoi ambientali è un progetto a grande scala, fondamentale per mettere a sistema il verde in città, purtroppo interrotto negli ultimi quattro anni. I corridoi verdi – che favoriscono l’integrazione fra trame ecologiche, percorsi pedonali e ciclabili – è una priorità direttamente collegata al miglioramento della qualità della vita, soprattutto nelle città colombiane in rapida e continua espansione come Medellín, Cali o Bogotà: estese, caotiche e con livelli d’inquinamento superiori alla media.

«La natura in città», scrive Adriana Cooper nel testo De vuelta al Tropico, «non sarà più un elemento sporadico che a volte appare accanto al cemento: è fondamentale incorporarla nella vita urbana per generare un contrasto equilibrato con la velocità artificiale della vita moderna. (…) Con la realizzazione del progetto integrale dei corridoi verdi tornerà ad essere importante quell’idea fondamentale di chi ha conosciuto bene la natura, come Humboldt: alberi, piante, insetti, pioggia, fiume, sole o vento, siamo connessi perché al di là dell’origine, della storia personale o del tempo, facciamo parte della stessa natura».

 

* L’articolo è l’esito della ricerca “Paisajes Antropicos” condotta da Luca Bullaro, profesore associato della Facoltá di Architettura della Universidad Nacional de Colombia, sede Medellín (Gruppo di ricerca: Transepto).

 

 

 

Bibliografia

Edgar Mazo, Prado Park, in “A+U”, n. 618, marzo 2022
AAVV, Parque Prado, in “Summa+”, n. 195, dicembre 2022
Jorge Mejía, Klaske Havik, Memet Charum, Espacios abiertos en la ciudad latinoamericana, in “DeArq”, n. 33, maggio 2022
AAVV, De vuelta al Trópico, Corredores verdes, Alcaldía de Medellín 2019
AAVV, Guía de arquitectura de Medellín, Mesa estándar, Medellín 2014
Jorge Perez, Medellín, urbanismo y sociedad, Turner, Madrid 2019
Alberto Escovar, Medellín Guía de Arquitectura. Ediciones Gamma, Bogotá 2006
Luis Fernando Gonzales Escobar, Ciudad y arquitectura urbana en Colombia, Editorial Universidad de Antioquia, Medellín 2019
Ester Higueras, Urbanismo bioclimático, Gustavo Gili, Barcellona 2006
Francisco Sanin, Teddy Cruz Forman, Medellín, vida y ciudad, RM, Medellín 2014
Luca Bullaro, El Corredor biótico del Rio. Medellín, Colombia, in Ciudad y Territorio Estudios Territoriales, Ministerio de Fomento, Madrid 2021
Luca Bullaro, Hacia una transformación ecológica de las ciudades: un ensayo didáctico, in Natalia Builes Escobar, Ana Elena Builes Vélez, Creación y debate Discusiones acerca de la creación, la ciudad y el habitar, UPB Universidad Pontificia Bolivariana ed., Medellín 2019
Luca Bullaro, Medellín: hacia una ciudad ecológica, interconectada y multicultural, in “Revista Universidad de Antioquia”, n. 335, gennaio 2019

Siti web

MAZO, Edgar (2022). Parque Prado Centro, in Connatural https://connatural.co/Parque-Prado
MAHTANI, Noor El ‘verde que te quiero verde’ de Medellín, in El Pais. 9 dicembre 2021 https://elpais.com/planeta-futuro/2021-12-10/el-verde-que-te-quiero-verde-de-medellin.html
AAVV. Park in the Prado neighborhood https://landscape.coac.net/parque-en-el-barrio-prado

Autore

  • Luca Bullaro

    Nato a Palermo, dove si laurea in Architettura presso la locale Università degli studi, conseguendo poi il dottorato di Ricerca in Progettazione architettonica, in cotutela con la UPC di Barcellona, oltre al master “Arquitectura: Critica y Proyecto” presso la ETSAB di Barcellona. È docente presso l'Universidad Nacional de Colombia a Medellín. Vince numerosi concorsi e premi in Italia e all’estero, fra i quali il concorso internazionale “Misterbianco Città Possibile”, il Premio europeo di architettura sacra della Fondazione Frate Sole, il concorso internazionale “Boa Vision” per la riconfigurazione di piazza Papireto a Palermo, il "Premio Quadranti - Vaccarini", la menzione d'onore "Spazi ed infrastrutture pubbliche" come finalista della Medaglia d'oro all'architettura italiana della Triennale di Milano, il concorso per la realizzazione della "Plaza Fundadores" della UPB di Medellín, Colombia. Ha esposto a Ferrara (“Premio Biagio Rossetti", Museo dell’Architettura, 2003), a Roma e Barcellona ("NIB-ICAR 2004, Esposizione itinerante dei progettisti italiani Under 36"), a Catania e Chicago ("Sicilia Olanda", 2007), a Palermo ("SiciliArchitettura", 2006; "Nuove generazioni di architetti in Sicilia", luglio 2009; "Sicilia Olanda II", gennaio 2010), alla Triennale di Milano (Medaglia d’oro all’architettura italiana", maggio 2009); nell’ambito della Design week di Istanbul (giugno 2009) e alla "VI Bienal Europea de Paisaje" di Barcellona (settembre 2010). Ha presentato i suoi progetti a Catania e Roma, Alicante e Barcellona, Manizales, Cali e Bucaramanga, Santiago del Cile e Valparaiso, Buenos Aires, Rio de Janeiro, Città del Messico e L'Avana.

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Last modified: 12 Settembre 2023