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Andrea IacomoniWritten by: Città e Territorio Mosaico

Ritratti di città. Carrara e il suo marmo

Il capoluogo ai piedi delle Alpi Apuane punta a valorizzare i propri caratteri identitari, come nel caso del riallestimento del MUDAC

 

Se è vero che “la maggiore qualità del progetto si esprime nella difficoltà dei vincoli, ma soprattutto in funzione del grado di affezione al preesistente”, Carrara sta affrontando da alcuni anni alcune operazioni sul patrimonio esistente, seguendo il trend nazionale indirizzato alla rigenerazione. Tra questi, il recupero dell’ex Campo profughi, grazie ai finanziamenti PINQUA (Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare) e la riqualificazione del lungomare, con la realizzazione del nuovo waterfront di Marina di Carrara, una nuova passeggiata di 870 metri, in relazione, oltre che con il mare, con il porto e con lo sfondo delle Alpi Apuane, la montagna marmifera, che ha un ruolo importante nella storia e nell’economia della città.

 

Carrara e il suo marmo

Proprio la valorizzazione dei caratteri identitari di Carrara e del suo rapporto con il marmo è il tema principale su cui sta lavorando la città, evidenziato dai due concorsi banditi nell’ultimo biennio. Nel 2020 il concorso (il primo in assoluto per il Comune) per il “Riuso e la rifunzionalizzazione del tracciato sede dell’ex ferrovia marmifera”, al fine di creare un asse verde attrezzato combinato alla mobilità sostenibile, con un percorso ciclo-pedonale che collega le ex stazioni ferroviarie presenti a monte e a mare. Nel 2022 il concorso internazionale “Nuove idee per Carrara e il suo marmo” (bandito dall’Associazione Carrara2030) finalizzato a stimolare progettualità imprenditoriali innovative, dedicate al riuso dei derivati del marmo, che avviino la transizione ecologica del settore lapideo per le opere d’ingegneria, architettura, design e tecnologia dei materiali.

Inoltre, c’è una grande attenzione alla divulgazione del ruolo che ha il marmo per questo territorio, dimostrato da tre importanti interventi degli ultimi anni, come il recupero, ad opera di Guido Canali, del seicentesco Palazzo Pisani, per la realizzazione del Museo della città del marmo; la riqualificazione di Villa Fabbricotti per ospitare il CARMI, acronimo di “Carrara e Michelangelo” che dal 2018 celebra il legame tra l’artista e la città del marmo, suo materiale d’elezione.

 

Il Museo delle arti di Carrara

Il MUDAC è un’istituzione culturale dedicata alle arti contemporanee che dal 2012 ha sede nell’ex convento di San Francesco (già sede del CAP, il Centro arti plastiche) con opere d’arte che testimoniano il forte legame della città con l’industria del marmo e la produzione artistica, tracciandone le evoluzioni in rapporto ai diversi linguaggi del contemporaneo e che, pertanto, vale la pena di approfondire.

Inaugurato di recente, è stato oggetto di un intervento di restauro e consolidamento, oltre alla completa riorganizzazione degli spazi interni con un progetto museale concepito dallo studio STARTT (Roma) per valorizzare l’identità del luogo e pensando alla relazione con la città. Un intento accentuato anche grazie agli spazi aperti, come il giardino all’ingresso dove sono posizionate sculture che introducono alla collezione contenuta all’interno. Quest’ultima è costituita da opere di artisti che hanno lavorato ed esposto a Carrara, a partire dalla Biennale internazionale di scultura (edizioni storiche 1957-73), fino alle edizioni più recenti della Biennale (dal 2006 al 2010), oltre alle opere realizzate per “Disegnare il marmo”, con lavori che evidenziano l’evoluzione della sperimentazione e dell’uso di tecniche esecutive innovative. Tra gli autori, Alberto Viani, Giuliano Vangi, Nardo Dunchi, Carlo Sergio Signori, Augusto Perez, Mirko (Basaldella), Jannis Kounellis, Giuseppe Spagnulo, Augustin Cardenas, Carol Rama, Andrea Branzi, Cyprien Gaillard, Nunzio, Denis Santachiara, David Tremlett e altri.

 

Un percorso espositivo attorno al chiostro

Il percorso, purtroppo non ben segnalato, è concentrato negli spazi attorno al chiostro (al cui interno è installata una scultura site specific di Kounellis). Chiuso da vetrate, che permettono unità visiva e percettiva tra i vari ambienti, quest’ultimo è suddiviso in due macro aree: il piano terra, in rapporto con l’esterno, ha spazi liberi e flessibili che possono ospitare eventi temporanei, mentre al piano primo si trova la collezione permanente e una Project Room. Le opere sono raccolte per famiglie figurative ed esposte – ahimè senza dirette e semplici indicazioni sull’opera e sull’autore – con l’intento di creare una relazione con l’edificio, che tuttavia non sempre sottolinea la specificità dei singoli reperti, a causa di un allestimento troppo semplificato. I bassorilievi incisi su grandi lastre di marmo sono ubicati sulla parete del chiostro, posizionati con un ritmo che segue la partitura delle prospicienti colonne del loggiato che non filtra la luce, riflettendola sulla superficie liscia del marmo, così da non permettere, in alcuni casi, una visione uniforme e chiara dell’opera.

Tuttavia, complessivamente, l’intervento mira a trasformare il museo in attrattore culturale e territoriale, con l’intento di legarsi alla comunità, ma che dovrebbe rafforzare il rapporto tra opera, allestimento, design e grafica.

Immagine di copertina: © Aldo Amoretti

 

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Last modified: 26 Luglio 2022