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Arianna PanarellaWritten by: Reviews

Il futuro di Joe Colombo, inarrestabile e iper-produttivo

Alla Galleria d’arte moderna di Milano un viaggio nel mondo di un designer visionario, al confine tra formazione artistica e industriale

 

MILANO. Cesare Colombo, detto Joe (1930-71) ha avuto una vita breve ma intensa, capace di lasciare il segno nella storia del design internazionale. Un uomo che credeva fortemente nel futuro, anticipatore di traguardi del design, della tecnologia e della società contemporanea.

Il percorso espositivo, a cura di Ignazia Favata con l’archivio Joe Colombo, parte dalle prime esperienze degli anni cinquanta. Gli oggetti iconici del grande designer dialogano magistralmente con le incredibili opere d’arte del museo dell’Ottocento. Nonostante la grande distanza temporale e materiali così lontani dai raffinati stucchi e affreschi del palazzo, molti degli oggetti, accanto alla loro funzionalità, presentano anche importante esteticità, quasi scultorea.

Designer, scultore e pittore, un progettista inarrestabile e iper-produttivo: mobili polifunzionali, sedie, lampade, macchine fotografiche, bagni, cucine, auto, orologi, bicchieri, stand pubblicitari, città nucleari sotterranee; tutto diventa progetto e niente si sottrae al suo desiderio di sperimentazione. Ogni visione veniva catturata e proiettata verso il futuro, attraverso un’immaginazione fervida che vedeva in ogni oggetto anche la sua evoluzione nel tempo.

 

Una formazione tra arte, architettura e azienda di famiglia

Colombo arriva al design relativamente tardi, perché la sua formazione si era inizialmente concentrata sulla pittura e la scultura d’avanguardia. Frequenta inizialmente l’Accademia di belle arti di Brera e si unisce poi al Movimento nucleare partecipando, nel biennio 1952-54, a diverse mostre con altri artisti come Enrico Baj, Sergio Dangelo, Lucio Fontana e Bruno Munari.

Nel 1953 Colombo inizia il suo percorso nel mondo del design, progettando un soffitto decorativo per il Jazz Club “Santa Tecla” di Milano, con un collage di manifesti e manichini disintegrati che pendevano dal soffitto, mentre l’anno dopo cura il suo primo allestimento: le “Edicole televisive”, una serie di stalli espositivi per televisori, presentati alla X Triennale di Milano.

Fortemente ispirato da queste esperienze, si iscrive al Politecnico di Milano alla Facoltà di Architettura, che lascia nel 1955. Quando il padre si ammala, nel 1958, egli decide di abbandonare la pittura e, insieme a suo fratello Gianni, inizia a occuparsi dell’azienda di famiglia, usando la fabbrica come spazio sperimentale per le tecniche di produzione e i nuovi materiali, tra cui la fibra in vetro, il PVC e il polietilene.

 

Gli anni sessanta, i progetti radicalmente innovativi

Il decennio si apre con il premio IN/Arch per il controsoffitto in metacrilato nell’albergo Continental a Platamona in Sardegna (1964), e la progettazione con il fratello Gianni della sua prima lampada Acrilica per O-Luce, con cui vince la medaglia d’oro alla XIII Triennale di Milano (1964).

La capacità di astrazione sviluppata nei primi anni di attività e la successiva concretezza sviluppata nel suo periodo aziendale lo portano a proporre oggetti di design con forme e materiali nuovi e con idee innovative sui modi di vivere del futuro. La passione per la meccanica, il suo non sentirsi vincolato dai contesti architettonici che immagina sempre più piccoli e trasformabili, insieme ai suoi studi di ergonomia e psicologia, lo portano a realizzare progetti radicalmente innovativi: il Sistema programmabile per abitare T14 (1968), monoblocchi polifunzionali come la MiniKitchen per Boffi (1963), e il Living System Box 1 (1968) per La Linea, fino alla prima mostra, “Visiona” per Bayer AG (1969), dove realizza un’unità abitativa futuribile con mobili multifunzionali che contengono cucina, letto, bagno e soggiorno, tutto progettato per una coppia senza figli in 80 mq. E ancora la Total Furnishing Unit, l’unità abitativa compatta in 28 mq progettata per la mostra “Italy. The New Domestic Landscape” al MoMA di New York (1972), o la sua stessa abitazione in via Argelati a Milano, una casa-prototipo in cui sperimenta la sua abilità inventiva.

Colombo ha avuto la capacità di fondere i singoli oggetti degli interni domestici in “macchine per abitare” complesse e multifunzionali in grado di adattarsi ai bisogni e ai desideri degli abitanti. Televisori che si ritraggono nel soffitto, pareti girevoli con un minibar integrato o città nucleari sotterranee, le sue opere potrebbero essere emerse dal set di un coevo film di James Bond, ma colpiscono anche per la loro funzionalità e le forme sorprendenti.

Ha disegnato anche alcune case e molti allestimenti, ma è con il design che raggiunge la fama: il famoso carrellino Boby (1970), la poltrona Multichair (1970), la Tube Chair (1969), la lampada Spider (1965), la celebre poltrona Elda (1963), la lampada Acrilica (1962), solo per citarne alcuni arredi cult.

La mostra traccia il rapido sviluppo della breve vita di Colombo, legata alla ricerca dei materiali, alla flessibilità e alla modularità e trasmette, se pur in poche sale, l’idea dell’enorme produttività del designer creatore d’icone futuristiche degli anni sessanta ma ancora attuali. L’aspetto straordinario è che molti dei suoi prodotti vivono quotidianamente nelle nostre case, continuando a parlarci di futuro.

Immagine di copertina: © Teo Finazzi

 

“Caro Joe Colombo, ci hai insegnato il futuro”

24 maggio – 4 settembre 2022
GAM Galleria d’Arte Moderna, via Palestro 16 Milano
a cura di: Ignazia Favata con l’Archivio Joe Colombo
Catalogo: Joe Colombo. Designer. Catalogo Ragionato 1962 – 2020, edito da Silvana Editoriale

 

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Last modified: 29 Giugno 2022