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Venezia, se la Biennale d’Arte non vi basta

Agenda alla scoperta della ricca proposta espositiva in laguna, a margine della 59° Mostra Internazionale d’Arte

 

VENEZIA. Sarà una lunghissima Biennale d’Arte quella che, dopo quattro giorni di preview, apre al pubblico il 23 aprile per concludersi il 27 novembre. 213 artisti, 80 partecipazioni nazionali, ben 30 collaterali ufficiali (mai così tanti dall’edizione di Chirstine Macel nel 2017) nel segno de Il latte dei sogni, titolo che la curatrice Cecilia Alemani mutua dall’omonima raccolta di racconti illustrati della surrealista Leonora Carrington (1917-2011).

Come sta cambiando la definizione di umano? Quali le differenze che separano il vegetale, l’animale, l’umano e il non-umano? Quali sono le nostre responsabilità nei confronti dei nostri simili, delle altre forme di vita e del pianeta che abitiamo? S’interroga questa 59° edizione che declinerà i contenuti, con un allestimento di Formafantasma, tra Arsenale e Padiglione centrale ai Giardini. Al di là della kermesse biennalesca, la restante proposta espositiva (forse alimentata dall’attesa dopo lo slittamento dell’edizione del 2021) presenta un fitto calendario di memoria quasi pre-pandemica: oltre 110 mostre (collaterali ufficiali inclusi, che valgono alla Biennale 25.000 euro ciascuno) tra quelle principali allestite in città e nelle isole.

Già inaugurati tra fine marzo e i primi di aprile molti degli highlights in musei e fondazioni, mentre tutto il resto si allinea con le date d’apertura della 59. Mostra Internazionale d’Arte. Ecco qualche suggerimento per un itinerario lagunare.

 

Area Marciana

Palazzo Ducale: Anselm Kiefer. Questi scritti, quando verranno bruciati, daranno finalmente un po’ di luce (fino al 29 ottobre)

Un corpo a corpo con Tintoretto, Palma il Giovane, Andrea Vicentino. La monumentale installazione site specific di Kiefer irrompe nella Sala dello Scrutinio e in quella della Quarantia Civil Nova oscurando per intero i teleri cinquecenteschi e secenteschi, sovrapponendovi strati di materia: una bara vuota allude alle spoglie di San Marco, il fronte di Palazzo Ducale annerito dalle ceneri è sormontato dal vessillo marciano, uniformi di soldati s’alternano a macabre falci, sommergili sono similitudine della flotta navale veneziana. Kiefer s’ispira alla storia della Serenissima permeata di vittorie e sconfitte materializzando nel suo lavoro, come afferma la direttrice dei Musei Civici Gabriella Belli, “rovine contemporanee di un tragico tempo presente”. Operazione audace e straniante: mai al Ducale si era osato tanto.

 

Negozio Olivetti: Lucio Fontana / Antony Gormley (23 aprile – 27 novembre) – collaterale ufficiale

Preziosa mostra dossier ideata da Luca Massimo Barbero nel celebre negozio disegnato da Carlo Scarpa, in cui si concretizza una serrata conversazione tra lavori che guardano all’implicazione della luce e dello spazio per entrambi gli artisti. In mostra, accanto ad alcuni esempi scultorei, disegni realizzati da Fontana tra il 1946 e il 1968 e quaderni di schizzi e modelli che percorrono gli aspetti della ricerca di Gormley.

 

Procuratie vecchie: Louise Nevelson. Persistence (23 aprile – 11 settembre) – collaterale ufficiale

Sessanta opere realizzate tra gli anni Cinquanta e Sessanta danno vita alla monografica dedicata all’artista astratta d’origine ucraina e naturalizzata americana. Collage e assemblage scultorei dialogano con lavori di grandi dimensioni. Ad accoglierli, con un allestimento di Torsello Architettura, le nove sale al secondo piano delle Procuratie Vecchie, storica sede di Generali, riaperte l’8 aprile dopo 5 anni di restauri a firma dello Studio David Chipperfield Architects Milan. Occasione per esplorare il risultato dell’intervento è proseguire la visita al terzo piano, alla scoperta di The Human Safety Net, la Fondazione del gruppo Generali votata al sostegno delle famiglie vulnerabili e all’inclusione di rifugiati. Circa 3.000 mq in cui si alternano, secondo il disegno di Migliore +Servetto, il percorso interattivo «A word of Potential», un art studio, un caffè e l’ampio auditorium. Il risultato è una dimensione accogliente e pervasa di luce, complici la travatura lignea cinquecentesca, la scialbatura delle murature in mattone, la successione ritmata degli oculi che dal basso incorniciano brani delle Procuratie nuove e di piazza San Marco. E pazienza se le due terrazze ricavate nella falda del tetto non seducono l’occhio come quella di Rem Koolhaas al Fontego dei Tedeschi, lungo il Canal Grande.

 

Isola di San Giorgio maggiore

Fondazione Giorgio Cini: Homo Faber (fino all’1 maggio)

Torna la seconda edizione del grande evento dedicato all’eccellenza artigianale che si tenne per la prima volta sull’isola nel 2018. Focus di quest’anno: i tesori viventi (ossia la sapienza artigiana) d’Europa e del Giappone. 15 mostre distribuite su tutta l’isola (dalla Biblioteca del Longhena all’ex piscina Gandini) con la peculiarità di poter osservare, dal vivo, la maestria degli artigiani all’opera in veri e propri atelier. [Leggi il nostro report]

 

Le Stanze del vetro: FontanaArte. Vivere nel vetro (fino al 31 luglio)

Appuntamento primaverile delle Stanze dedicato ai complementi d’arredo dell’azienda FontanaArte riconducibili all’avvicendarsi di 4 grandi direttori artistici: Gio Ponti (1932-33), Pietro Chiesa (1933-48), Max Ingrand (1954-67) e Gae Aulenti (1979-96). 85 pezzi in tutto che fanno nostalgicamente rimpiangere, sia per gli unicum sia per gli esempi poi immessi nel più ampio mercato, l’elevazione dell’oggetto a simbolo d’una oramai perduta art de vivre.

 

Teatro Verde

Progettato tra 1952 e il 1954 da Luigi Vietti (1903-98) su commissione del Conte Cini il Teatro, con la sua ampia cavea in cui s’alternano cemento, pietra e ligustro, torna visitabile fino al 1 maggio nell’ambito di Homo Faber e, dal 20 maggio con il programma di visite guidate della Fondazione Cini. Per chi si trovi già a San Giorgio, una tappa alla scoperta di uno dei luoghi ancora poco conosciuti dell’isola. [Leggi il nostro report]

 

Palazzo Grassi e il Museum Mile a Dorsoduro

Palazzo Grassi François Pinault Foundation: MARLENE DUMAS. OPEN-END (fino all’8 gennaio 2023)

Oltre 100 opere per la prima grande personale in Italia dell’artista sudafricana. Dipinti e disegni dal 1984 ad oggi in si affiancano a lavori realizzati per l’appuntamento veneziano. Centrale è la figura umana con immagini spesso tradotte da giornali, film, riviste e che tradiscono la sensibile attenzione dell’artista per i «dannati di questa terra». Corpi e volti anche celebri come quello di Pasolini o di Anna Magnani con il suo deflagrante grido di dolore nella pellicola Mamma Roma (1966).

 

Gallerie dell’Accademia: Anish Kapoor (20 aprile – 9 ottobre)

Retrospettiva distribuita in due sedi: le Gallerie dell’Accademia e Palazzo Manfrin (a Cannaregio), acquistato dall’artista e destinato ad accogliere, una volta terminati i lavori di restauro (affidati a FWR Associati e studio UNA), la Anish Kapoor Foundation. Alle Gallerie non mancheranno le sculture degli esordi e altre sino ad ora mai presentate, realizzate con il Kapoor Black, materiale nanotecnologico in grado di assorbire più del 99,9% della luce visibile. A palazzo Manfrin una massa grondante di silicone e vernice sporge dal soffitto dell’androne e introduce alla visita. 

 

Palazzo Cini: Joseph Beuys. Finamente articolato (19 aprile – 31 luglio)

Palazzo Cini è uno scrigno d’arte che val sempre una tappa. La casa-museo custodisce difatti capolavori di Filippo Lippi, Beato Angelico, Botticelli, Piero di Cosimo, Pontormo, Cosmè Tura e Dosso Dossi, solo per citarne disordinatamente alcuni. Ma ogni anno la riapertura si arricchisce di una proposta temporanea che in occasione di questa Biennale vede protagonista un maestro dell’arte concettuale, con una selezione di circa 40 opere.

 

Collezione Peggy Guggenheim: Surrealismo e magia. La modernità incantata  (fino al 26 settembre)

«Un nuovo modo di espressione pura»: così André Breton identificò nel 1924 il Surrealismo. Non poteva mancare nella casa di Peggy, legata a Marx Ernst, amica di Breton nonché vivace sostenitrice del movimento, una proposta che celebrasse quest’ultimo riproponendo tutta la fascinazione di quel mondo popolato da figure fantastiche, mostruose, ibride, spesso accompagnate da variegate presenze del mondo animale. In esso può accadere che l’artsita si faccia alchimista o strega. 20 i celeberrimi nomi tra cui lo stesso Ernst e la Carrington, Leonor Fini, René Magritte, Salvador Dalí, Yves Tanguy.

 

Palazzo Contarini Polignac: The Hanji House (23 aprile – 27 novembre)

The Hanji House, disegnata da Stefano Boeri Architetti, è una sorta di padiglione esterno a Palazzo Contarini Polignac che fa da introduzione al collaterale (dal titolo Times Reimagined) di Kwang Young Chun, artista coreano noto per per le sue “Aggregazioni” composte da una moltitudine di pacchettini di carta tinti con tè o altri pigmenti naturali. Ad ispirare l’architetto milanese, le antiche pratiche orientali di origami e tangram insieme alle tradizionali abitazioni giapponesi e coreane.

 

Lungo il Canal Grande

Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro: Da Donatello a Alessandro Vittoria, 1450 – 1600
150 anni di scultura nella Repubblica di Venezia (22 aprile – 30 ottobre)

Al piano nobile della Galleria Giorgio Franchetti, un’originale proposta dedicata alla produzione scultorea in ambito veneto dal primo Rinascimento fino alla tarda Maniera. Obiettivo: valorizzare il palazzo lungo il Canal Grande, spesso ingiustamente trascurato dall’attenzione mediatica e in quotidiana lotta contro il fenomeno dell’acqua alta. Una virtuosa collaborazione tra pubblico e privato – con protagonisti Donatello, Antonio Rizzo, Pietro, Tullio e Antonio Lombardo, Jacopo Sansovino e Alessandro Vittoria – vede in dialogo la Direzione del museo e l’organizzazione internazionale Venetian Heritage, già fautrice della rinascita di Palazzo Grimani a Castello.

 

Immagine di copertina: FontanaArte. Vivere nel vetro, installation views, ph. Enrico Fiorese, courtesy LE STANZE DEL VETRO 

 

 

 

 

 

 

 

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Last modified: 13 Aprile 2022