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Lucia Pierro e Marco ScarpinatoWritten by: Mosaico Patrimonio

Palermo: gioie e dolori nei palazzi della Kalsa

Dagli interventi di valorizzazione per Palazzo Butera e Palazzo Piraino alla desolazione di Palazzo Abatellis

 

Palazzo Butera: dal barocco alla collezione Valsecchi

Posto nell’antico quartiere arabo della Kalsa, Palazzo Butera è una delle architetture più rappresentative del Foro Italico di Palermo e, grazie al recente intervento di restauro e allestimento finanziato da Francesca Frua de Angeli e Massimo Valsecchi, è diventato uno spazio museale di primo piano.

Costruito a partire dal 1692, il palazzo deve il suo assetto barocco all’architetto Giacomo Amato e, insieme all’adiacente Porta Felice, definisce la sfarzosa quinta urbana dell’ingresso dal mare, mentre dalla sua terrazza che ingloba la Passeggiata delle Cattive si apre la vista sull’intero golfo. Gli interni furono totalmente rifatti e arricchiti dopo l’incendio del 1759. Negli anni successivi fu realizzato lo scalone in marmo rosso di Ogliastro disegnato nel 1836 da un giovane Eugène Viollet-le-Duc. Il palazzo ha ospitato regnanti e ospiti illustri come il poeta tedesco Johann Wolfgang Goethe ma, a partire dagli anni cinquanta, con il tracollo della nobiltà cittadina, inizia un inesorabile declino e diventa sede di alcuni uffici regionali per poi ospitare, dal 1968, un Istituto tecnico e, a partire dal 1982, tornare in gestione ai proprietari che lo affittano per tenervi fiere d’antiquariato, convegni e ricevimenti.

Nel 2016 il palazzo viene acquistato dai collezionisti Valsecchi, per realizzare uno spazio culturale pubblico ove l’architettura storica dialoga con interventi artistici contemporanei (tra cui gli affreschi di David Tremlett), nonché disporre di un raffinato contenitore per opere e oggetti d’arte dal 1700 al 1900, collezionati dalla coppia nell’arco di cinquant’anni. Così, dall’estate 2018, il palazzo è diventato visitabile prima come cantiere aperto e, dal 2020, come spazio d’arte dove sono riunite tutte le opere che, prima del trasferimento, erano esposte in prestito al Fitzwilliam Museum di Cambridge e all’Ashmolean Museum di Oxford. Recentemente a questo contenitore che accoglie spazi espositivi, un ristorante e una foresteria, sono stati aggiunti nuovi spazi destinati a studio e ospitati in un’ala dell’ultimo livello.

 

Palazzo Piraino: un centro studi per la ricerca

Partendo dall’idea che una collezione d’arte non ha futuro senza l’impulso della ricerca, il progetto culturale promosso dai Valsecchi s’appresta a essere affiancato da un centro studi che amplierà l’offerta di ricerca e formazione dedicata al restauro, all’allestimento e alla museografia che, a partire dal 2019, è stata organizzata da Palazzo Butera in collaborazione con diversi centri culturali e università. Per questo i collezionisti hanno acquistato l’attiguo Palazzo Piraino, un edificio neoclassico originariamente connesso a Palazzo Butera, dove, essendo stati appena terminati i lavori di consolidamento e messa in sicurezza, sta partendo un nuovo cantiere di restauro. L’intervento permetterà di ampliare le attività di studio e ricerca connessa alla collezione realizzando, parallelamente, una Scuola di arte e mestieri che, in continuità con l’esperienza del cantiere aperto, consentirà l’approfondimento delle tecniche di restauro e la sperimentazione nell’uso di materiali antichi e contemporanei. Come sottolineato da Giovanni Cappelletti, architetto curatore dei progetti per entrambi i palazzi e da vent’anni a fianco dei committenti, l’idea di utilizzare il cantiere come luogo di formazione dedicato alle arti applicate e alla commistione di linguaggi antichi e contemporanei è coerente con lo spirito di questa collezione, caratterizzata da una dimensione spiccatamente materica ed estranea agli aspetti più concettuali dell’arte contemporanea.

I due edifici nobiliari saranno collegati sia dalle corti del piano terra che dalla soprastante Passeggiata delle Cattive, condividendo il nucleo degli impianti che privilegiano soluzioni di raffrescamento passivo. Il programma di restauro e rifunzionalizzazione di Palazzo Piraino prevede la realizzazione di tre sale conferenze al piano terra, mentre al piano superiore saranno allocate sale studio di dimensioni variabili, per attività singole e per gruppi e, infine, agli ultimi livelli si troveranno gli archivi degli artisti (tra cui quello che Tremlett ha recentemente donato ai collezionisti) e la foresteria con 6 miniappartamenti dove accogliere artisti e studiosi, perché, come sottolineato dallo stesso Valsecchi: “La collezione è un esperimento. Attraverso accostamenti di oggetti di culture ed epoche diverse, si può educare uno sguardo a comprendere le differenze culturali”.

 

Palazzo Abatellis: Carlo Scarpa negletto

Se la visita di Palazzo Butera lascerebbe sperare che a Palermo stia prendendo piede una nuova stagione di musei e spazi culturali capaci di confrontarsi con una dimensione internazionale, a pochi passi, la condizione di Palazzo Abatellis, straordinario capolavoro dell’architettura gotico-catalana edificato nel 1490-95 da Matteo Carnelivari e Nicolò Grisafi e magistralmente allestito da Carlo Scarpa per realizzarvi la Galleria Regionale Siciliana, lascia purtroppo l’amaro in bocca e solleva l’urgente questione della tutela degli allestimenti d’autore quale significativa testimonianza del patrimonio contemporaneo.

Il palazzo fu restaurato dopo i bombardamenti del 1943 per ospitare capolavori d’arte medioevale e moderna come “L’Annunziata” di Antonello da Messina, il busto di Eleonora d’Aragona opera di Francesco Laurana e il “Trionfo della morte”, straordinario e monumentale affresco di autore ignoto. L’attuale allestimento è frutto della collaborazione tra Scarpa e il soprintendente Giorgio Vigni (1953-54), dando forma a una raffinata macchina espositiva capace di far “vivere… in armonia vicendevole l’architettura del palazzo e il contenuto”. Ad eccezione dell’enigmatico “Trionfo della morte”, posto al fondo dell’antica cappella in una posizione privilegiata e illuminato dall’alto, l’esposizione fu divisa in opere di scultura al pianterreno e di pittura a quello superiore. La sistemazione delle opere su supporti metallici o lignei e la loro collocazione su fondi colorati di pannellature realizzati in tessuto, stucco veneziano o legno fu un’autentica innovazione museografica. Il gioco di sottili rimandi tra le opere e lo spazio che le accoglie ha dato vita ad un unicum capace di testimoniare sia un momento cruciale nella storia dell’allestimento italiano, sia la sapienza artigiana di quegli anni.

Oggi, nonostante gli interventi di restauro e ampliamento cofinanziati con i fondi Por 2000/2006 (1,5 milioni per il restauro e 2,5 per l’ampliamento) conclusi sul finire del 2009, Palazzo Abatellis necessiterebbe di un accurato intervento di tutela e valorizzazione. Le opere realizzate poco più di dieci anni fa hanno riguardato il restauro delle facciate, l’adeguamento impiantistico, il parziale restauro delle sale curate da Scarpa e l’ampliamento dei due livelli dell’ala settecentesca per accogliere la pittura siciliana del XVI e XVII secolo il cui allestimento, non riuscendo a confrontarsi con il magistero scarpiano, tenta di risolvere il disegno degli interni attraverso un didascalico uso del colore.

A quest’impietoso confronto si aggiunga che, nel corso del tempo, oltre che da un restauro pieno di sbavature, il raffinato e fragile allestimento scarpiano è stato manomesso dall’incuria e dalla presenza elementi incongrui che, come l’impattante impianto di condizionamento, risolvono esigenze meramente funzionali senza la dovuta cura progettuale. Molte sale, originariamente caratterizzate dalla presenza di pochi e selezionati pezzi, sono state peraltro saturate aggiungendovi reperti minori. Inoltre, desta preoccupazione lo stato di conservazione della stessa materia dell’allestimento, in pericolo per la presenza di umidità, macchie e distacchi superficiali, oltre che dei parassiti che stanno diffusamente attaccando le superfici lignee.

L’attuale condizione del museo di Palazzo Abatellis racconta quanto sia difficile tutelare e, al contempo, innovare un’opera magistrale dell’allestimento museografico italiano. L’ampliamento, infatti, restituisce un’intrinseca debolezza progettuale e non riesce a costruire uno spazio che, al pari dell’opera di Scarpa, sappia dialogare pienamente con la vibrante materia della storia, senza dimenticare di raccontare la sensibilità e la cultura odierne.

 

Immagine di copertina: la sala con le raffigurazioni delle città del Principe a Palazzo Butera (© Archivio AutonomeForme)

 

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Last modified: 1 Febbraio 2022