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Arianna PanarellaWritten by: Professione e Formazione

La «Domus» di Jean Nouvel, che carattere!

Il programma editoriale del nuovo guest editor alla guida della rivista nel 2022

 

Punto di riferimento per molte generazioni, per il 2022 la rivista «Domus» ha affidato all’architetto francese Jean Nouvel il ruolo di guest editor. Sarà il quinto protagonista del progetto editoriale “10x10x10”, che vede 10 architetti di fama internazionale, per 10 numeri ciascuno per un totale di 10 anni, avvicendarsi alla guida del giornale fino all’anniversario del centenario di fondazione, nel 2028.

Nouvel nasce a Fumel nel 1945 e studia all’Ecole des Beaux-Arts di Parigi. Protagonista chiave del dibattito intellettuale in Francia in materia di architettura, è stato membro fondatore di Mars 1976 e Syndicat de l’Architecture. Il Musée du Quai Branly, la Fondation Cartier e la Filarmonica a Parigi, il centro congressi a Lucerna, la torre Agbar a Barcellona, il Teatro Guthrie a Minneapolis, il Louvre di Abu Dhabi sono solo alcune delle sue numerose opere. I suoi riconoscimenti includono l’Aga Khan Award for Architecture per l’Institut du Monde Arabe a Parigi (1989), il Wolf Prize in Arts (2005) e il Pritzker Prize (2008). Dall’inizio della sua carriera negli anni ’70, Nouvel ha superato l’estetica del modernismo e del postmodernismo per elaborare un originale linguaggio, attribuendo grande importanza alla progettazione in armonia con l’ambiente circostante. I progetti di Nouvel trasformano i paesaggi in cui sono costruiti, diventando spesso grandi eventi urbani a pieno titolo; questo suo approccio, guidato dalle specificità del contesto, del programma e del sito, si è dimostrato efficace in numerosi progetti in tutto il mondo.

 

La «Domus» di Nouvel

Nel raccontare la sua visione della rivista per il 2022 (nella copertina a fianco, il numero di gennaio) Nouvel afferma che, considerando anche la sua esperienza con la rivista «L’Architecture d’Aujourd’hui», la rappresentazione culturale dell’architettura sia indispensabile: “Ogni rivista deve prendere una posizione precisa. A «Domus» mi concentrerò sul carattere degli edifici e sulla loro relazione con l’arte. Soprattutto, parlerò delle immagini, perché sono convinto che oggi l’architettura trovi in esse un’ispirazione profonda e positiva. A rendermi triste sono le riviste compilative, che allineano un edificio dopo l’altro con fotografie sempre più piccole. Non trasmettono il significato dell’edificio né il senso dell’architettura”. Afferma quindi che la sua «Domus» sarà diversa non solo nel modo di affrontare le tematiche, ma anche per il modo in cui si racconterà.

Il filo conduttore o parola chiave usata spesso per raccontare questa curatela è la parola “carattere”. Emerge la sua volontà di rafforzare il potere evocativo della rivista, dando espressione a sensazioni, sensibilità, anomalie ed eccezioni tanto nella scelta delle architetture e degli oggetti quanto nel modo di comunicarli, tentando di trasmettere le impressioni reali sperimentate di fronte ai soggetti scelti. Perché “l’invenzione” inizia dal carattere, dall’importanza di dire “no”; perché fare architettura è dare carattere.

 

Che cosa significa fare architettura

All’architetto non si deve impedire di fare il proprio mestiere attraverso vincoli e norme. Il ruolo sociale e legittimo dell’architettura, e quindi dell’architetto, sta nel dare carattere al luogo, nell’approfondirlo, nell’immaginarlo, inventando concretamente una vita che faccia emergere lo spirito del luogo. 
L’architetto è un artista che deve lavorare insieme ad altri artisti, a ogni scala del progetto: dalla casa alla strada fino alla piazza, dal giardino privato al parco. Purtroppo, sottolinea Nouvel, oggi questa collaborazione non viene per nulla incoraggiata. Non a caso, nel suo primo numero da guest editor riprende la Fondation Maeght a Saint-Paul de Vence, come esempio ancora attuale d’interdisciplinarità e di architettura che insieme all’arte è capace di emozionare.
 Afferma Nouvel: “Spinoza, per me, aveva ragione: senza emozione non c’è ragione, senza sentimento non c’è oggetto. Penso che sia una definizione che vale per tutto, ma di certo per l’architettura. (…) Definirei l’architettura un’arte che coinvolge altre forme di arte, in essa c’è sempre una dimensione di passaggio dall’idea al manufatto. Fare architettura, per me, è un modo per inventare sensazioni e realizzare ossessioni in modo generoso: è quindi come il cinema e la letteratura”.

L’architettura, quindi, è vista come qualcosa che può fare resistenza contro il sistema, contro una globalizzazione fisica che non rispetta il genius loci e le differenze tra le persone, che vorrebbe fare vivere tutti allo stesso modo, in spazi troppo piccoli, in ogni regione del mondo. È la risposta a domande concrete, sociali e individuali. È la costruzione di nuove abitazioni, di uffici e spazi pubblici, perché quelli attuali non sono più adeguati ai nuovi scenari economici e alla crescita della popolazione. Diventa quindi importante fermare la clonazione dello stesso edificio in tutto il mondo perché l’architettura, a differenza dell’edilizia, non è un investimento a breve, ma un bene di cui usufruire per secoli. Nouvel racconta che non è importante lo stile, ma sono basilari le domande che ogni epoca pone all’architettura, le variazioni culturali, economiche e sociali che accompagnano l’uomo. L’architettura è irrinunciabile, è uno dei pochi mezzi per un vero cambiamento della società. Occorre produrre una visione che eviti di generare luoghi morti nelle città; zone frammentate che, da una parte, hanno solo uffici, dall’altra solo edifici residenziali. Serve anche una visione per ciò che non è città: i campi, i boschi, i deserti, che devono essere rispettati e non violentati. È necessaria una visione architettonica e, prima ancora, umana, secondo il pensiero dell’architetto francese.

Un progetto molto ambizioso, che emerge dalle parole di un personaggio cosmopolita ma assai legato alla cultura francese, lontana per esempio rispetto alla burocratizzazione italiana. Le sue condivisibili affermazioni risultano talvolta un po’ utopiche (“dire «no» non è così semplice“), ma la sua visione della rivista votata a raccontare l’attualità attraverso le questioni di rilievo e non solo gli edifici e, soprattuto, non come semplice catalogo d’immagini ma come vettore di emozioni, darà sicuramente un “carattere” estremamente marcato a questa curatela di «Domus» per il 2022.

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Last modified: 19 Gennaio 2022