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Andrea IacomoniWritten by: Patrimonio

CasermArcheologica a Sansepolcro, rigenerazione dal basso

L’inaugurazione di nuovi spazi nell’ex Caserma dei carabinieri: un’architettura di comunità che ha le sue fondamenta in tutti coloro che se ne prendono cura

 

SANSEPOLCRO (AREZZO). Piero della Francesca, artista nativo della città, nella sua Resurrezione, conservata nel locale Museo Civico, rappresenta una rinascita con un Cristo solenne e ieratico che si leva dal sepolcro ridestandosi alla vita. Così come sono tornati a vita collettiva gli spazi di Palazzo Muglioni, edificio nel centro urbano di Sansepolcro, che accompagna la storia della città dal 1536, realizzando un’architettura di comunità diventata centro dedicato alle arti contemporanee e spazio di lavoro per giovani professionisti. L’edificio vuole essere un luogo per porre i cittadini in condizione di poter agire con consapevolezza in uno spazio e in un tempo della propria storia, dando la possibilità alle giovani generazioni di scoprire le proprie attitudini, grazie al linguaggio dell’arte, attraverso percorsi di conoscenza del mondo che portino a nuovi campi di scoperta.

 

CasermArcheologica: spazio imperfetto, decadente e affascinante

Laddove la città contemporanea chiede soprattutto di essere conservata e restaurata, CasermArcheologica evidenzia un percorso di rigenerazione che riparte dal recupero del patrimonio storico-artistico e dal capitale umano, per creare valore intorno a questi beni, agendo sulle direttrici della cultura e del lavoro. Il fabbricato, da dimora nobiliare, ha ospitato varie funzioni, tra cui la prima sede della Buitoni, azienda leader del settore alimentare, poi una caserma dei Carabinieri, una succursale scolastica, fino ad un lungo periodo d’inattività. Fortunatamente, nel 2013, alcuni insegnanti e studenti del locale liceo, “riscoprono” questo spazio, lo ripuliscono dagli strati di polvere accumulatisi in trent’anni di abbandono, sviluppando un lavoro attraverso uno straordinario movimento dal basso, che, grazie alle competenze di Laura Caruso, Ilaria Margutti, Luca Giovagnoli, Monica Gnaldi Coleschi, restituisce lo spazio alla cittadinanza attraverso un restauro che mantiene un’atmosfera decadente e affascinante. Uno spazio imperfetto, non finito, dove sono lasciate in evidenza le tracce delle varie storie del palazzo, testimoni della stratificazione del tempo, ma immaginato e ricreato quotidianamente come una novella fenice.

 

Una crescita progressiva

Purtroppo, come nelle migliori favole, alla fine del 2015 c’è una brusca interruzione di questo movimento spontaneo, a causa di una dichiarazione d’inagibilità del fabbricato, che però diventa occasione per strutturare l’intero iter. Così, grazie al finanziamento ricevuto con il bando Culturability, CasermArcheologica, nel frattempo costituitasi associazione culturale nell’aprile 2016, ha avviato un processo di crescita progressiva, progetto per progetto, stanza per stanza, in una continua ricerca di senso, condivisa con la comunità. Uno straordinario movimento che coinvolge studenti delle scuole superiori, professionisti, imprenditori, istituzioni e fondazioni.

Nel 2017 l’associazione ha restituito alla cittadinanza due piani del palazzo dell’ex caserma, completati con il recupero di altri locali, inaugurati a inizio settembre, fornendo al territorio spazi per mostre, laboratori, una residenza per giovani artisti internazionali, ma anche un appoggio come centro di ricerca e sviluppo per piccole aziende. Pertanto, è stato instaurato un rapporto sempre più intenso con le associazioni e con altri partner come l’azienda Busatti – una delle più importanti manifatture tessili della Valtiberina – e con l’appoggio di Confartigianato e del Credito Cooperativo, per riportare l’artigianato locale al centro del dibattito culturale ed economico, unendone le competenze tecniche con l’arte, miscelandole e trasferendole alle giovani generazioni, ipotizzando di unire l’artigianato con il lavoro di artisti con una spiccata attitudine al design.

Da questo momento, con l’esigenza di ulteriori aperture, è nata la collaborazione tra l’associazione e il Dipartimento di Pianificazione, Design e Tecnologia dell’Architettura dell’Università La Sapienza di Roma, sotto la guida del professor Carlo Martino, che ricorda come oggi sia un “momento propizio per l’artigianato”, in quanto nel mondo produttivo industrializzato e globale, “le differenze sono date dall’artigianato locale” ed il “saper fare è al centro della finanza, della stampa, dell’economia”. Un approccio evidenziato anche da molte iniziative in corso, come Atelier Appennino, Lotto Zero a Prato, l’Osservatorio mestieri d’arte (OMA), con attività che mettono in rapporto il design, l’arte, il mondo produttivo, con una ricerca che dialoga con il territorio e le comunità.

Immagine di copertina: Opere in cartone di Olivier Grossetete (© Elisa Nocentini)

 

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Last modified: 22 Settembre 2021